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IN MORTE DI VINCENZO RUGGIERO: "ESSERE GAY NON È AGGRAVANTE DELITTO"

L’efferato omicidio del 25enne, il dibattito e le polemiche per il linguaggio dei media. Dopo il sociologo Corbisiero interviene il presidente nazionale Arcigay: “occorre allora ribadire che l'omosessualità non è un crimine, né l'aggravante di un crimine, ma nemmeno una caratteristica che rende ‘particolare’ un delitto”.

 

 

Dopo l'efferato omicidio del 25enne Vincenzo Ruggiero continua il dibattito e non mancano le polemiche sul linguaggia dei media. Ieri il sociologo Fabio Corbisiero aveva parlato di "sessismo mediatico".

"In questi giorni stiamo seguendo con dolore il racconto dell'improvviso esito delle indagini sulla scomparsa di Vincenzo Ruggiero, che hanno portato ad accertarne l'omicidio per mano di Ciro Guarente": così Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay.

Che prosegue: "Vogliamo innanzitutto mandare il nostro cordoglio a tutta la comunità lgbti napoletana, nella quale Vincenzo aveva trovato tanti amici ed amiche che oggi lo piangono sgomenti. A loro e ai familiari del giovane inviamo il nostro abbraccio affettuoso. Purtroppo anche in questa occasione, come in molti altri fatti di cronaca nera in cui sono coinvolte persone lgbti, è necessario sollevare una richiesta di attenzione ai media che ogni giorno raccontano questa tragica vicenda: numerosi cronisti, e in particolare i titolisti, hanno scelto di sottolineare con un'insistenza del tutto particolare l'identità di genere o l'orientamento sessuale dei protagonisti, fino a ripescare formule - ad esempio il "delitto gay" - che speravamo fossero ormai sorpassate dalla storia”.

Invece così non è: “occorre allora ribadire che l'omosessualità non è un crimine, né l'aggravante di un crimine, ma nemmeno una caratteristica che rende "particolare" un delitto. Non esistono pratiche omicide peculiari per vittime o assassini omosessuali: pare sciocco ricordarlo ma la lettura dei giornali rende indispensabile questa riflessione. Certo, la completezza dell'informazione è un principio ineludibile per i professionisti del settore e in questo senso non è nostra intenzione auspicare deroghe a questo principio”.

Tuttavia, continua Piazzoni, “quando non ci si limita a fornire un particolare come l'orientamento sessuale ma si sceglie di reiterarlo in maniera quasi ossessiva, enfatizzandolo in tutti i titoli, è inevitabile dedurre che è del tutto sfuggito di mano il confine tra la completezza dell'informazione e la stigmatizzazione di un gruppo sociale: se, ad esempio, in un delitto con un assassino biondo, il colore dei capelli fosse ribadito più e più volte nei racconti, chiunque penserebbe che quel colore di capelli abbia un peso di primo piano nella vicenda”.

"Ma così come non esiste una criminologia dei biondi, allo stesso modo non esiste una criminologia degli omosessuali. I criminali sono criminali ma soprattutto le vittime sono vittime, e meritano tutte lo stesso rispetto. Pertanto, così come non vorremmo mai leggere di "un biondo ammazzato", ci ha sbalordito leggere di "un gay ammazzato", come se la dignità di questa vittima potesse essere diluita nell'indistinto di una categoria. Il nostro appello è quindi affinché venga restituito al povero Vincenzo, ucciso barbaramente, il rispetto che ogni persona strappata violentemente alla vita merita. È un fatto di deontologia, di correttezza dell'informazione, ma prima di tutto di civiltà", conclude Piazzoni.

Redazione

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