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Martedì, 14 Agosto 2018

WELFARE AZIENDALE E TERZO SETTORE: NASCE "ALTUOFIANCO" In primo piano

Scritto da  Redazione Mar 30, 2018

Eudaimon (tra le fondatrici di AIWA - Associazione Italiana Welfare Aziendale) propone alle aziende “Altuofianco” come servizio di supporto ai lavoratori nella gestione delle situazioni di fragilità familiari (necessità socio-assistenziali personali e dei famigliari, bisogni educativi dei propri figli, disorientamento nella gestione di situazioni legate al quotidiano).

Personalizzazione, territorialità e affiancamento continuo

Altuofianco aiuta ad accompagnare il lavoratore nell’incorciare i propri bisogni con le risorse e le proposte del territorio orientando alla rete di servizi (pubblici e privati) e alle risorse economiche disponibili sul territorio. Altuofianco valorizza il capitale esperienziale di imprese sociali quotidianamente impegnate nella costruzione dei servizi socio-assistenziali ed educativi del territorio.

Una volta attivato il servizio, un Tutotr – il Care Manager - incontrerà la persona e, dopo aver analizzato la problematica, Co-progetterà un servizio su misura corrispondente al bisogno, alle caratteristiche e agli orari richiesti. Attraverso contatti periodici, accompagnerà la persona lungo tutto il percorso, anche dopo l’attivazione del servizio. Il Tutor non è un consulente, ma è una figura con un profilo professionale e competenze nella gestione di servizi socio-assistenziali, acquisite negli anni sul territorio di riferimento. Gli ambiti d’intervento del servizio vanno dalla richiesta di informazioni riguardo a specifici interventi assistenziali, fino alla ricerca di agevolazioni economiche e sussidi; ricerca di babysitter e servizi di cura per i più piccoli; assistenza specializzata – medica o infermieristica – per gli anziani o disabili; consulti psicologici ed educativi. L’offerta si declina in maniera specifica cercando la risposta sul territorio dove è presente il bisogno.

Il dialogo con il terzo settore

«Il servizio» spiega Alberto Perfumo - amministratore delegato di Eudaimon «è sviluppato attraverso la partnership con Rete ComeTe, diffusa su tutto il territorio direttamente o grazie a percorsi di collaborazione con altri consorzi e reti di cooperative. In questo modo, Eudaimon propone un modello di welfare aziendale basato su una logica di “restituzione al territorio”, che genera un circolo virtuoso per le risorse e gli attori che entrano nel sistema di welfare stesso». «La cooperazione sociale – conferma il Direttore di Rete ComeTe Alessandro Micich – si candida ad anello di congiunzione tra il welfare territoriale, espressione dei servizi pubblici locali in cui opera in regime di convenzione/accreditamento, e la ricerca di soluzioni professionali e qualificate nell’ambito del mercato privato mediante il sostegno ed il contributo delle imprese. Il punto d’approdo è la ricomposizione delle risorse complessive a disposizione dei sistemi territoriali nella logica del principio di sussidiarietà».

La risposta che vogliono i lavoratori

Il 53,8% dei lavoratori vorrebbe avere tutele per la salute e per la vecchiaia, intesa sia come previdenza che come non autosufficienza. È quanto emerge dal 1° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale pubblicato a gennaio 2018. Inoltre, tra i Millenials (18-34 anni) spicca l’interesse per servizi dedicati ai figli e alla loro cura, a cuore al 28,7%.

La crisi di bilancio pubblico che ha investito il nostro Paese a seguito della più generale crisi del 2008 ha eroso anche il sistema di welfare, facendo emergere la crescente asimmetria tra i bisogni sociali e la matrice dei servizi che lascia senza copertura molte persone in difficoltà e la conseguente sovraesposizione economica delle famiglie chiamate a integrare i vuoti assistenziali. Non a caso, in un anno i cittadini hanno speso di tasca propria per l’acquisto di servizi e interventi di welfare oltre 70 miliardi di euro, dalla sanità all’assistenza sociale all’istruzione dei figli. Non sorprende quindi che per il 74,8% dei lavoratori italiani il welfare pesi in modo consistente sul bilancio della propria famiglia, sino a diventare in alcuni casi una minaccia per la sostenibilità economica della famiglia stessa.

Un supporto concreto per le donne-lavoratrici

Il nostro welfare è connotato da una rilevante esposizione delle famiglie e in particolare delle donne, sia nel care per i minori sia anche, più di recente, in quello per gli anziani non autosufficienti; è chiaro che per restare nel mercato del lavoro le donne hanno sempre più bisogno di servizi personalizzati che consentano di organizzare al meglio il rapporto tra tempo di lavoro professionale e tempo di lavoro familiare. Il ritardo rilevante con cui il nostro welfare si va ridefinendo per la nuova composizione dei bisogni sociali, dall’infanzia alla non autosufficienza, mette sotto pressione le donne forzandole spesso ad una scelta di uscita, temporanea o definitiva dal mercato del lavoro. Pertanto, oltre che per i grandi rischi lasciati ormai parzialmente scoperti dal welfare tradizionale, dalla salute alla vecchiaia all’inabilità, altro filone decisivo per il welfare aziendale è quello dei servizi e interventi di supporto alla genitorialità e all’esercizio del care per i membri più fragili delle famiglie di appartenenza dei lavoratori e più ancora delle lavoratrici.

L'ultima modifica Venerdì, 30 Marzo 2018 14:42
Redazione

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