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Sabato, 16 Dicembre 2017

COME RACCONTARE LE MIGRAZIONI? INCONTRO A TARANTO In primo piano

Scritto da  Redazione Set 26, 2017

Quali sono le diverse rappresentazioni dei rifugiati e richiedenti asilo usate dai mass media? Quali sono gli effetti delle diverse narrazioni nei confronti delle persone? E quali sono le conseguenze nei confronti dei provvedimenti legislativi che vengono adottati? Infine, qual è il compito che spetterebbe ai giornalisti, agli operatori della cultura, al personale accademico e universitario, per poter raccontare al meglio le vicende legate alle migrazioni? Da queste prime domande prenderà il via un’iniziativa di studio e riflessione: Raccontare le migrazioni, che si terrà il 29 settembre, a Taranto, nella sede della biblioteca della comunità valdese, in Viale General Messina. La manifestazione è organizzata dall’associazione Babele, con il sostegno della stessa chiesa valdese, dell’associazione Ohana, e di Campagna Welcome Taranto, rete informale di attivisti e attiviste impegnati, in particolare, nella critica al cosiddetto modello hotspot.

« Sempre più spesso accade che chi dovrebbe raccontare il fenomeno delle migrazioni ne racconta solo i problemi, senza dare spazio alle soluzioni », dichiara Enzo Pilò, rappresentante legale dell’associazione Babele: « O peggio ancora ne manomette i dati e le storie, fornendo rappresentazioni fuorvianti». E, ancora Pilò, dice: « Ci siamo chiesti come si possano raccontare queste vicende senza cadere nei soliti stereotipi, ed è il motivo da cui nasce questo incontro, questo momento di formazione per tutti ». Poi, conclude: « Pensate soltanto alla grammatica che è stata usata dai media, sotto l’influenza del mondo politico, nel recente passato Si sono definite le Ong che salvano i migranti in mare Taxi del mediterraneo; prima ancora, dopo le inchieste collegate a Mafia Capitale, era passata l’idea estremamente semplicistica che le cooperative sociali avrebbero fatto più soldi con i migranti che con il traffico di droga».

I dati più recenti pubblicati da una ricerca dell’Università di Torino raccontano che soltanto il 3% dei servizi giornalistici, in tv e sulla carta stampata, danno voce ai “veri protagonisti”, immigrati e rifugiati. La stessa ricerca mostra che i fenomeni migratori, molto spesso, sono raccontati dal punto di vista dell’istituzione coinvolta, o del cittadino preoccupato. In questo senso, sembra essere carente, o addirittura quasi nulla, l’autonarrazione, di chi vive i flussi in prima persona, come gli stessi migranti, o gli operatori che lavorano nel settore della cooperazione sociale.

Restano rilevanti le “tematiche ansiogene” come le ha definite l’Osservatorio della Carta di Roma, mentre rimangono sullo sfondo, ai margini, temi a grande rilevanza geopolitica, come i corridoi umanitari. Ben più presenti, dunque, nei media, i fattori connessi alle vicende migratorie: i risvolti sociali e culturali delle stesse; spesso raccontati in una chiave tutta negativa, con la conseguenza ultima di segnare una differenza profonda tra « Un noi e un loro ».

Qualche anno fa, per prevenire ed eventualmente punire, le mistificazioni adottate in questo tipo di racconti, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, sotto l’impulso dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) elaborò la Carta di Roma, un protocollo deontologico concernente i diritti di richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta, migranti in generale, a cui gli operatori dell’informazione avrebbero  dovuto attenersi.

Cioè, da allora in poi, avrebbero dovuto osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni di queste persone, con particolare riguardo al dovere fondamentale di rispettarne la loro dignità ed integrità, e di non discriminare nessuno in virtù della sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche e mentali, e le opinioni politiche espresse. In sostanza, si invitavano gli operatori dell’informazione al criterio deontologico « del rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati», contenuto nell’articolo 2 della Legge istitutiva dello stesso ordine professionale.

L’incontro

Fare il punto su ciò che accade oggi nel mondo dell’informazione che si lega al racconto dei flussi migratori, (nell’epoca delle bufale e delle fake news, degli esperti senza sapere) è quanto si prefigge l’incontro del 29 settembre. Capire, provando a tracciare insieme delle linee di fuga, è il nostro intento primario. Per questo si invitano alla partecipazione, e ad intervenire, specialmente, gli operatori della cultura, dell’informazione e della cooperazione sociale.

Al dibattito che sarà coordinato dal giornalista Gaetano De Monte, sono stati chiamati ad intervenire: il giornalista Giuseppe Manzo, responsabile dell'ufficio comunicazione di Legacoopsociali, direttore del quotidiano online Nel Paese e redattore Economia del Giornale Radio Sociale. Dialogherà con il giornalista, Attilio Pisanò, Professore Associato di Filosofia del Diritto e Presidente del Corso di Laurea in Scienze politiche e delle Politiche Internazionali dell’Università del Salento. Pisanò è anche docente di diritti umani presso lo stesso ateneo, ed è componente dell'International Center of Interdisciplinary Studies on Migrations ( Icismi).   

Nell’intento di analizzare, inoltre, le implicazioni che le diverse rappresentazioni mediatiche producono sulle politiche, e sulle vite dei migranti, Beatrice Chioccioli racconterà del progetto di corridoi umanitari Mediterranean Hope (MH) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) finanziato attraverso l’otto per mille della Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi). Il progetto MH è realizzato in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio. La base giuridica di questa iniziativa ecumenica si fonda sull’art. 25 del Regolamento (CE) n. 810/2009 del 13 luglio 2009 relativo al Codice comunitario dei visti e prevede la possibilità di concedere visti con validità territoriale limitata, in deroga alle condizioni di ingresso previste in via ordinaria dal codice frontiere Schengen, “per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazionali”.

Si discuterà, dunque, anche di alternative all’attuale governo dell’emergenza, con gli interventi del comitato locale della campagna “Ero Straniero. L’umanità che fa bene” una proposta di legge nata a livello nazionale per superare gli effetti prodotti dalla Legge Bossi Fini.

 

 

 

 

L'ultima modifica Martedì, 26 Settembre 2017 13:25
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