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Sabato, 25 Novembre 2017

Foto di repertorio di un Cie Foto di repertorio di un Cie

COSENZA: "ORDINARIA EMERGENZA" NEL CAS DI ROGGIANO. IL RACCONTO DI "LASCIATECIENTRARE" In primo piano

Scritto da  Redazione Nov 08, 2017

Il Cas di Roggiano Gravina gestito dall'Associazione San Biagio onlus (dall'elenco pubblicato dalla Prefettura e aggiornato al 10/05/2017),  risulta attivo dal 2016 con convenzione stipulata giorno 01/12/2016 con decorrenza dal 19/11/2016. Nello stesso elenco è riportato il Cas di Altomonte con una presenza di 19 persone e il Cas di Cosenza con una presenza di 8 persone, per tutti e due i Cas è riportata un'istruttoria in corso. La Prefettura di Cosenza ha pubblicato una Manifestazione di interesse, con scadenza 22 maggio 2017, per l'individuazione di operatori economici ai quali affidare il servizio di "Prima accoglienza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale e la gestione dei servizi connessi" per il corrente anno ai sensi del d.lgs 50/2016 articolo 63 comma 2 punto C.

Con verbale del 15 giugno 2017 è stata approvata la graduatoria finale nella quale si legge che l'Associazione San Biagio onlus non è ammessa per la mancanza di comprovata esperienza. La stessa aveva dato disponibilità all'apertura di nuovi Cas nella città di Cosenza e Altomonte, Cas comunque già attivi senza convenzione. La Campagna LasciateCIEntrare ha effettuato una visita di monitoraggio nel centro. “Lo scorso 29 aprile – affermano gli attivisti - decidiamo di effettuare una prima visita all'interno del Centro in questione. Appena arrivati troviamo i  richiedenti asilo seduti su una panchina di fronte alla struttura. Prima di interloquire con i gestori, ci fermiamo a parlare con loro. Il Centro, attualmente concentrato in 7 appartamenti ricavati in un ex scuola del paese (dall'aprile 2017), è stato originariamente aperto  all'interno di una struttura priva di riscaldamenti, nella quale è rimasto ubicato per tutto l'inverno scorso. Ogni appartamento è servito da due servizi igienici. Al momento della nostra visita le persone ospitate all'interno della struttura sono circa 60”.

“Gli ospiti non sono a conoscenza della propria situazione giuridica - aggiungono rispetto alla richiesta di protezione internazionale. Alcuni affermano di aver fatto richiesta al momento dello sbarco a Pozzallo o Lampedusa, ma non sanno a che punto sia l'iter di riconoscimento del proprio status. Alcuni sono arrivati nel CAS da circa sei mesi altri da 3 – 5 mesi, ci riferiscono. Chi è arrivato da meno tempo non ha ancora redatto il modello C3. Nessuno è andato in Commissione pur essendo presenti persone che arrivate 6 mesi addietro. Dichiarano di non essere in possesso della tessera sanitaria e che per qualsiasi tipo di malessere viene somministrato loro lo stesso medicinale. Il cibo, ci riferiscono sia i migranti che, successivamente, gli operatori, viene portato dall'esterno da un ditta di catering, ma i migranti affermano che è insufficiente e di bassa qualità. I pocket money vengono erogati mensilmente e ammontano a 75 euro. Lamentano di non avere ricambi di vestiario e di utilizzare da mesi sempre gli stessi abiti,  impossibilitati a lavarli, di conseguenza. Stesso dicasi per le uniche e sole lenzuola a loro disposizione. Ogni qualvolta provano a lamentarsi o a protestare per qualcuno dei disservizi di cui sopra, riferiscono, vengono chiamati i carabinieri”.

L’incontro con i responsabili

“Ci presentiamo e chiediamo informazioni sulla gestione del CAS. A seguire, arriva una persona che si presenta come il responsabile della struttura e tre operatori. Il responsabile inizia a rispondere in maniera approssimativa alle nostre domande rispetto all'erogazione dei servizi di accoglienza (riconoscimento status giuridico, corsi di lingua italiana...). Inizialmente afferma che gli ospiti del centro hanno presentato tutti il modello C3, poi afferma il contrario, dichiara che quotidianamente viene tenuto il corso di lingua italiana e che i ragazzi frequentano corsi professionali presso un'altra associazione del paese. Appare disorientato quando gli indichiamo la differenza tra il possesso del codice STP e l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale. Ci comunica che all'interno della struttura è presente il mediatore culturale di lingua inglese, nonostante quasi tutti gli ospiti siano francofoni!

Alla domanda riferita alla mission dell'associazione prima della gestione del CAS, risponde uno degli operatori in maniera infastidita "mi para ca stati faciannu troppi domandi" (mi sembra che stiate facendo troppe domande), mentre alla nostra richiesta di visitare il centro afferma che "mancu curi carr'armati potiti trasiri" (neanche con i carri armati potete entrare). Poi gli operatori, eccetto uno che sembrerebbe sia rimasto a controllare che i ragazzi non ci dicessero qualcosa di compromettente, si congedano”. “Tutte le persone con cui abbiamo parlato – raccontano - hanno confermato i maltrattamenti e i disservizi subìti dai migranti così come la volontà da parte del gestore di allontanare chiunque non si allinei alle sue posizioni e/o inizi a fare troppe domande e a pretendere servizi e trattamenti dignitosi. Pare che i ragazzi abbiano effettuato solo 4 lezioni di alfabetizzazione e che non sia stata organizzata nessun'altra attività all'interno del centro, secondo quanto riferitoci dagli stessi. Le relazioni tra gestore e migranti sono costituite da continue aggressioni e violenze verbali da parte del primo, ci raccontano. In molte occasioni i ragazzi sono stati costretti a protestare contro i trattamenti  subìti all'interno del centro”.

“L'ultimo sopralluogo effettuato qualche settimana fa dagli enti preposti nella struttura di Roggiano, inoltre, ha evidenziato il permanere di alcuni disservizi, tra cui la mancanza di acqua calda e riscaldamenti in alcuni locali, a cui i gestori avrebbero dovuto sopperire entro 15 giorni. Allo scadere di tale periodo di tempo gli stessi enti avrebbero effettuato un ulteriore sopralluogo per verificare l'avvenuto adeguamento. Ad oggi, quest'ultimo ulteriore sopralluogo non è stato ancora effettuato”.

Nei tanti centri di "malaccoglienza ordinaria", concludono gli attivisti di LasciateCIEntrare, “che si stanno moltiplicando sul nostro territorio non importa la qualità del servizio offerto, non importa la professionalità, la sensibilità e la capacità relazionale degli operatori, non importa il valore infinito di una vita umana”. Ciò che importa è “il tornaconto economico che la sola presenza di quella singola vita riesce a produrre”; ciò che importa “è riuscire ad utilizzare, manovrare, minacciare quelle stesse vite”. Ciò che importa “è, soprattutto, che tutto  questo non esca fuori dai luoghi in cui ogni presenza "non allineata" è assolutamente bandita”. Un copione già letto altrove.

 

L'ultima modifica Mercoledì, 08 Novembre 2017 10:46
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