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Venerdì, 22 Giugno 2018

Foto Ansa: proteste dei richiedenti asilo a Tel Aviv Foto Ansa: proteste dei richiedenti asilo a Tel Aviv

ISRAELE, PASSO INDIETRO SU ACCORDO CON L'ONU DOPO LE PROTESTE In primo piano

Scritto da  Redazione Apr 03, 2018

L’annuncio, le proteste e poi il passo indietro. Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha annunciato oggi la decisione di "annullare" l'accordo sui migranti africani con l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr): lo riferisce, in apertura della sua edizione online, il quotidiano 'Haaretz'.

"Ho ascoltato con attenzione i molti commenti, ho riesaminato i vantaggi e le mancanze e ho deciso di annullare l'intesa" ha detto Netanyahu dopo un incontro con il ministro degli interni Arie Deri. Secondo la stampa israeliana, la scelta e' stata annunciata dal premier dopo una visita nei quartieri sud di Tel Aviv dove la presenza dei migranti e' piu' significativa. 

All'origine della decisione di Netanyahu (di sospendere e poi annullare l'accordo, ndr), scrive la stampa odierna, vi sono le proteste degli abitanti dei rioni poveri di Tel Aviv - che vorrebbero una espulsione massiccia ed immediata dei migranti - nonché forti critiche all'intesa mosse da esponenti del Likud, il partito di Netanyahu, e dal partito nazionalista Focolare ebraico. Ieri peraltro Paesi indicati da Netanyahu come esempio di una possibile destinazione dei migranti - fra questi Italia e Germania - hanno smentito di aver dato alcun assenso all'intesa fra Israele e l'Alto commissariato dell'Onu. 

Il caso diplomatico

Un "esempio" del premier Benyamin Netanyahu ha scatenato un caso diplomatico con l'Italia citata come uno dei paesi di destinazione di una quota dei migranti africani, ora nello stato ebraico, su cui Israele ha raggiunto oggi uno "storico" accordo con l'Alto Commissariato dell'Onu (Unhcr).

Un'indicazione subito smentita dalla Farnesina che ha negato l'esistenza di un simile accordo, con il premier israeliano costretto a fare marcia indietro: 'L'Italia era solo un esempio' di possibile destinazione. In una conferenza stampa con i giornalisti sull'intesa che riguarda complessivamente 16.250 migranti eritrei e sudanesi (di cui 6.000 nel primo anno) destinati a raggiungere paesi occidentali, Netanyahu aveva detto che Israele era arrivata ad un accordo con l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati e che si trattava di "farli uscire", destinandoli "verso i Paesi più progrediti come il Canada o la Germania o l'Italia".

Un vero e proprio fulmine a ciel sereno che ha immediatamente scatenato, nel giorno di Pasquetta, un vorticoso giro di telefonate tra Roma e Israele. E viceversa. Mentre già si rincorrevano le prime dure reazioni della politica, con le prese di posizione di Maurizio Gasparri (FI) e di Roberto Calderoli (Lega), è arrivata la precisazione-smentita della Farnesina: "Non c'è alcun accordo con l'Italia nell'ambito del patto bilaterale tra Israele e l'Unhcr per la ricollocazione, in cinque anni, dei migranti che vanno in Israele dall'Africa e che Israele si è impegnata a non respingere".

E stesso siparietto di smentite si è giocato, secondo i media israeliani, con la Germania: fonti dell'ambasciata tedesca in Israele hanno negato che sia stato chiesto di accogliere sul proprio suolo migranti. Reazioni che hanno spinto l'ufficio di Netanyahu a chiarire e precisare: quello sull' Italia - ha detto una fonte all'ANSA - "era solo un esempio di un paese occidentale. Il primo ministro non intendeva in modo specifico l'Italia". Fatta l'intesa di massima con l'Unhcr per ricollocare in 'paesi terzi' i migranti sudanesi e eritrei, scongiurando il contestato rinvio in Africa, mancano dunque gli accordi con i futuri stati che li accoglieranno. Come ha spiegato la portavoce dell'Unhcr per il Sud Europa, Carlotta Sami. "Solamente previo accordo con il governo italiano - ha detto - potrebbero arrivare in Italia alcuni rifugiati provenienti da Israele solo a titolo di ricongiungimento familiare con parenti che già vivono qui, si tratta in sostanza di pochissimi e specifici casi".

(Fonti: Redattore Sociale/Dire/Ansa)

L'ultima modifica Martedì, 03 Aprile 2018 13:44
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