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Martedì, 16 Ottobre 2018

ECCO "MEDITERRANEA": IN MARE LA NAVE ITALIANA CHE "OBBEDISCE" AI DIRITTI UMANI

Scritto da  Redazione Ott 05, 2018

Da ieri notte, finalmente, il Mediterraneo è solcato anche da una nave di ONG battente bandiera italiana. Si tratta di Mediterranea, l'iniziativa delle ONG italiane. Mediterranea è una piattaforma di realtà della società civile arrivata nel Mediterraneo centrale dopo che le ONG, criminalizzate dalla retorica politica senza che mai nessuna inchiesta abbia portato a una sentenza di condanna, sono in gran parte state costrette ad abbandonarlo.

Mediterranea ha molte similitudini con le ONG che hanno operato nel Mediterraneo negli ultimi anni, a partire dall’essenziale funzione di testimonianza, documentazione e denuncia di ciò che accade in quelle acque, e che oggi nessuno è più messo nelle condizioni di svolgere.

“Al tempo stesso – scrivono i promotori - Mediterranea è qualcosa di diverso: un' "azione non governativa” portata avanti dal lavoro congiunto di organizzazioni di natura eterogenea e di singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici, sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di questo progetto, volto a ridare speranza, a ricostruire umanità, a difendere il diritto e i diritti”.

Quella di Mediterranea non è un’azione di disobbedienza morale ma di obbedienza civile. Disobbedisce al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e al divieto, di fatto, di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo; obbedisce, invece, alle norme costituzionali e internazionali, da quelle del mare al diritto dei diritti umani, comprese l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni.

A partire da un nucleo promotore di cui fanno parte associazioni come l’ARCI e Ya Basta Bologna, ONG come Sea-Watch, il magazine on line I Diavoli, imprese sociali come Moltivolti di Palermo, per costruire, dal centro del Mediterraneo, un nuovo spazio possibile: aperto, solidale e fondato sul rispetto della vita umana.

Il lavoro dei promotori è stato solo il primo passo: tanti incontri e confronti sul progetto sono in corso con realtà del mondo cattolico, dell’associazionismo laico e del volontariato, con rappresentanti degli spazi sociali, con parlamentari nazionali ed europei, con sindaci di importanti città in Italia e in Europa. Mediterranea ha deciso di mettere in mare una nave battente bandiera italiana, attrezzata perché possa svolgere un’azione di monitoraggio e di eventuale soccorso, nella consapevolezza che oggi più che mai salvare una vita in pericolo significa salvare noi stessi.

L’obiettivo principale è essere dove bisogna essere, testimoniare e denunciare ciò che accade e, se necessario, soccorrere chiunque rischi di morire nel Mediterraneo Centrale, come impongono tutte le norme vigenti.

Mediterranea lavora anche a terra, attraverso la costruzione di una rete territoriale di supporto. Una vera “piattaforma” di connessione sociale tra realtà esistenti e singoli che vogliono partecipare a questa impresa. A Mediterranea si può aderire in qualsiasi momento, ognuno dei suoi sostenitori diventa automaticamente un promotore dell’iniziativa.

“La rete delle città rifugio, o città dell’accoglienza, è un interlocutore naturale del progetto. Le città europee ed italiane che hanno sviluppato buone pratiche di accoglienza e che si battono per impedire che la chiusura dei loro porti diventi la causa di una strage continua sono la risposta più efficace, razionale ed importante alle politiche irrazionali e spesso illegali dell’Italia e dell’Europa in materia di diritto di asilo, rispetto dei diritti umani, obbligo di salvataggio e soccorso delle persone che rischiano la propria vita”.

Mediterranea cura rapporti di collaborazione preziosa con le principali ONG che svolgono attività di Search and Rescue nel Mar Mediterraneo, avvalendosi in particolare della collaborazione di Sea-Watch e Proactiva Open Arms.Mediterranea è un progetto possibile anche grazie a Banca Etica, che ha concesso il prestito per poter avviare la missione. Banca Etica supporta inoltre le attività di crowdfunding e ha svolto attività di tutoraggio per gli aspetti economici dell’intera operazione.

 Il sostegno della cooperazione sociale

“Nella sua giornata di ieri, dopo averlo anticipato concretamente già nei mesi scorsi, il Comitato Direttivo regionale di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia ha aderito formalmente all'iniziativa e, nei prossimi giorni, comunicherà alle associate ed a tutte le nostre amiche ed amici le modalità per partecipare anche al sostegno economico dell'iniziativa”, scrive Gianluigi Bettoli che è presidente di Legacoopsociali Fvg.

“In questa era di neobarbarie – aggiunge - è fondamentale che ci siano iniziative concrete per dare una risposta umanitaria alle masse immense di persone che fuggono dalle guerre, dalla fame, dalla catastrofe climatica provocata dal riscaldamento turbocapitalistico del Pianeta Terra. Una risposta contrapposta agli schiavisti libici, sostenuti in vario modo da questo e dal precedente governo italiano, con le loro demagogie democratico-populiste basate sul vecchio inganno di alimentare guerre tra i poveri”.

Tra i sostenitori si trovano cooperative sociali come Valdocco di Torino, la Cadiai di Bologna e il responsabile in Emilia Romagna e vicepresidente nazionale Legacoopsociali Alberto Alberani a titolo personale e tante altre.

L'ultima modifica Mercoledì, 10 Ottobre 2018 16:10
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