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Martedì, 25 Settembre 2018

VIOLENZA SULLE DONNE, OLTRE LA CRONACA: TRA DATI REALI E AZIONI SERIE DI CONTRASTO In primo piano

Scritto da  Redazione Feb 19, 2018

Le donne uccise per mano di uomini esistono, sono troppe e non sono un’invenzione dei media. Ciò detto, sarebbe auspicabile un interesse dei giornalisti – e degli addetti ai lavori – più partecipato, meno opportunistico e, soprattutto, basato su una maggiore scientificità dei dati diffusi. Tra i Paesi sviluppati, l’Italia è il Paese dove le donne, per fortuna, corrono il minor rischio di venire uccise.

Nel periodo 2004-2015 ci sono stati in Italia 0,51 omicidi volontari ogni 100 mila donne residenti, contro una media di 1,23 nei paesi europei e nordamericani, con un calo del 5% nell’ultimo quinquennio. I dati sono quelli ufficiali del Ministero dell’Interno e dello United Nations Office on Drugs an Crime dell’ONU. Ed anche se allarghiamo lo sguardo alla violenza di genere, i dati confermano il trend positivo che vede in calo i reati. Dal 15 novembre 2015 al 15 novembre 2016, infatti, sono diminuiti le lesioni (-11% ), le percosse (-19%), le minacce (-16%), le violenze sessuali (-13%), i maltrattamenti in famiglia (-6 %) e gli atti persecutori (- 11%). Anche in questo caso i dati sono quelli ufficiali forniti dal Ministero dell’Interno.

Eppure di questi dati non vi è traccia nei giornali, nei telegiornali e negli pseudo programmi televisivi di inchiesta. Anzi, talvolta si trovano dati che non trovano alcun riscontro in quelli uffciali. Il rapporto tra media e femminicidio, quindi, può essere molto delicato. Non di rado la cronaca ha i suoi vantaggi dall’esacerbare alcune realtà o dipingerle in modo da suscitare morbosità o banalizzazione.

Se il contenuto è buono ma non attira, la notizia può anche passare in secondo piano, se il contenuto non è un granché, invece, ma viene presentato con modalità che suscitano una certa emotività, la notizia spopola. L’emotività vende. Va analizzato quanto l’interesse dei media possa essere strumentale a creare ed a cavalcare un’onda emotiva per aumentare le copie da vendere o le visualizzazioni in rete. Un interesse che è una forma di maltrattamento aggiuntivo, subdolo, perché ben nascosto dietro una parvenza di una denuncia in aiuto delle donne, che neanche da vittime, invece, possono trovare pace. Sfruttate fino all’ultimo ed anche oltre.

E gli addetti ai lavori? Tanti lavorano in sordina, senza clamore alcuno, all’interno dei loro Centri antiviolenza, delle loro Case rifugio. Altrettanti, invece, si lasciano tentare dal “megafonismo”,  dal “condivisismo in rete” di notizie di femminicidi e violenze di genere d’ogni sorta. Come se l’amplificare le notizie, il gonfiare i numeri, il cavalcare la notizia per stimolare l’emotività, possa servire a prevenire o, ancor più, a contrastare il fenomeno.

Quando si forniscono dati di questo genere, bisognerebbe assicurarsi che gli stessi siano verificabili e scevri di errori, stime e valutazioni soggettive. Altrimenti si rischia di far passare per “epidemico” un fenomeno, terribile, che alla lettura dei dati risulta essere, seppur tristemente, “endemico”.

Il contrasto alla violenza di genere richiede una preparazione professionale specifica, al passo con le evoluzioni sociologiche del fenomeno e con gli strumenti di contrasto e di tutela che ne conseguono. Tutto il resto è ridondante, opportunistico e non giova a nessuno, tantomeno alle donne.

Dal blog di Giancarlo Rafele - cooperatore sociale

 

L'ultima modifica Lunedì, 19 Febbraio 2018 16:45
Redazione

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