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Sabato, 16 Dicembre 2017

"CAMPI APERTI": NUOVE PRATICHE FRA UOMO E TERRA

Scritto da  Giuseppe Manzo Nov 15, 2012

Sovranità alimentare, equità e protezione del territorio, autosufficienza e partecipazione: idee ben precise percorrono le parole di Michela Potito, coordinatrice dell’associazione bolognese Campi Aperti, fucina di nuove pratiche economiche e relazionali sospinta dal desiderio di ricucire umilmente l’antico legame fra terra e uomo.

Dal giornale Buone Notizie Bologna

Sovranità alimentare, equità e protezione del territorio, autosufficienza e partecipazione: idee ben precise percorrono le parole di Michela Potito, coordinatrice dell’associazione bolognese Campi Aperti, fucina di nuove pratiche economiche e relazionali sospinta dal desiderio di ricucire umilmente l’antico legame fra terra e uomo.

“Siamo un’associazione di contadini e cittadini nata dalle riflessioni di un collettivo universitario sull’idea che fare la spesa fosse un fatto politico ed etico. Sarà l’incontro con alcuni contadini della Valsamoggia a far nascere il coordinamento per la sovranità alimentare e il primo dei cinque mercati ortofrutticoli, presso il centro sociale XM24”. Campi Aperti è un’“associazione le cui assemblee sono aperte a tutti e autogestisce molte attività tra cui laboratori di autoproduzione, incontri e dibattiti. Inoltre partecipa al coordinamento dell’Economia Solidale dell’Emilia Romagna”

Nel 2009, in seguito alle nuove normative sui mercati a vendita diretta, che hanno messo in serie difficoltà economiche i contadini, nasce la campagna comunicativa Genuino Clandestino. Michela la definisce una “campagna per la libera lavorazione dei prodotti contadini, che vuol creare una massa critica di cittadini informati riguardo ad un insieme di norme ingiuste che, equiparando i prodotti contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li rende fuorilegge. Farine, cereali, marmellate, vino, prodotti da erboristeria, miele, passate di pomodoro, pane e prodotti da forno: alcuni di questi beni venduti presso i mercati dei produttori biologici di Bologna sono illegali secondo gli attuali regolamenti sanitari nazionali. La legge italiana, infatti, impone a chiunque si occupi della trasformazione di prodotti alimentari di dotarsi di laboratori che rispettino determinati standard di dimensioni e materiali. Standard stabiliti tenendo in considerazione le grandi aziende agroalimentari, che però ignorano e dunque penalizzano le realtà contadine come quelle di Campi Aperti, legate a piccole produzioni biologiche, sane e di alta qualità, ma in difficoltà al momento di affrontare la spesa della messa a norma di un laboratorio”.

Per garantire che i prodotti siano genuini e biologici nasce il Controllo Partecipato,in altre parole un sistema di certificazione basato sulla relazione: “Accettiamo solo produttori bio, specifica la coordinatrice. Si visita il contadino assieme ad almeno un altro produttore dello stesso tipo, vediamo i campi, parliamo con lui e osserviamo come lavora: il controllo continuerà poi al mercato. Gli altri venditori osservando i suoi prodotti capiranno se fa il furbo, rivendendo prodotti altrui non garantiti. La relazione che s’instaura fra il produttore e la comunità è per noi più fedele della certificazione biologica cartacea, alla quale sommiamo sempre il nostro Controllo”.

Parliamo dei costi eccessivi: “I prezzi hanno spesso come referenti i costi decisi dalla grande distribuzione, relativamente bassi perché c’è chi è sfruttato. I pomodori e le arance che si trovano nei supermercati vengono da realtà di agricoltura intensiva che spesso utilizzano braccianti africani sottopagati”. Campi Aperti per questo appoggia l’associazione calabrese Equo Sud. Qui i produttori di agrumi pagano equamente i braccianti, fatto raro nella produzione industriale “dove le arance costano spesso quanto le nostre, ma vengono da un mondo in cui il bracciante è pagato magari 3 euro l’ora; vive all’interno di ghetti, in condizioni igienico-sanitarie inumane, senza documenti, alla mercé dei caporali”. I nostri si operano perché i prezzi incamerino un reddito dignitoso ed esprimono l’esigenza di ridimensionare i consumi: “Meno, ma di qualità”, cibo veramente biologico, a km 0. 

Un altro progetto di Campi Aperti è Accesso alla Terra, che stimola nuovi insediamenti contadini tramite una “cooperativa di azionariato popolare, quindi di raccolta risparmi, per comprare poderi ed affidarli a giovani contadini che presentino dei progetti volti a praticare un’agricoltura rispettosa del territorio, per rifornire di cibo sano la comunità locale”. Michela assicura che “contro possibili speculazioni, per statuto, quelle terre saranno vincolate a progetti ecologici”, che vuol dire un no secco a cementificazioni e colture intensive. Inoltre denuncia: “Siamo trattati, legalmente, come il mercato della Montagnola cosicché paghiamo più di novemila euro all’anno per occupazione del suolo pubblico e per i rifiuti”. Cifre ingiuste per chi si autofinanzia con “solo il 5% dell’incasso di ogni produttore e dove ognuno riporta a casa le sue cassette, la sua immondizia, senza alcuno spreco d’imballaggi”. Infine, assieme a Cooperative sociali quali Agriverde ed Eta Beta, “diamo possibilità anche a chi è svantaggiato e marginalizzato di entrare in ambienti differenti da quello lavorativo, come quello dei nostri mercati”.

Andrea Marongiu

L'ultima modifica Giovedì, 22 Giugno 2017 09:28
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Giornalista, Direttore nelpaese.it

Sito web nelpaese.it

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