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Mercoledì, 03 Giugno 2020

SIRIA, COVID-19: "GOVERNO RILASCI PRIGIONIERI A RISCHIO CONTAGIO" In primo piano

Scritto da  Cronaca Apr 01, 2020

Amnesty International ha chiesto alle autorità della Siria di collaborare al massimo con le agenzie delle Nazioni Unite e con le organizzazioni umanitarie per impedire la diffusione del Covid-19 nelle prigioni, nei centri di detenzione e negli ospedali militari del paese.

Prigionieri e detenuti, comprese decine di migliaia di persone vittime di arresti arbitrari o di sparizione forzata, rischiano di contrarre il virus dato che sono trattenuti in condizioni antigieniche in centri diretti dalle varie forze di sicurezza del paese.

“Nelle prigioni e nei centri di detenzione della Siria il Covid-19 potrebbe diffondersi rapidamente a causa dei pessimi servizi igienici, della mancanza di acqua potabile e del grave sovraffollamento”, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.

“Il governo siriano ha una lunga storia di diniego delle cure mediche e dei medicinali ai prigionieri e ai detenuti che ne hanno urgente bisogno. Tutte queste persone ora devono poter beneficiare delle misure di protezione e dei trattamenti medici finché la pandemia da Covid-19 minaccia le loro vite”, ha aggiunto Maalouf.

“Chiediamo l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i prigionieri di coscienza: attivisti politici, difensori dei diritti umani e ogni altra persona finita in carcere solo a causa dell’esercizio pacifico dei suoi diritti. Chiediamo inoltre che sia valutato il rilascio anticipato o condizionato dei prigionieri ad alto rischio di contagio, come gli anziani o quelli in cattive condizioni di salute”, ha concluso Maalouf.

Alla data del 30 marzo, il ministero della Salute aveva ammesso 10 casi di Covid-19 e un decesso in totale in tutto il paese.

Dal 2011, anno dell’inizio della crisi siriana, chiunque sia sospettato di opporsi al governo rischia di subire un arresto arbitrario o la sparizione forzata con successivi maltrattamenti e torture e, in molti casi, di morire durante la detenzione.

Secondo dati delle Nazioni Unite del 2019, in Siria risultano detenute, sequestrate o scomparse 100.000 persone.

Amnesty International ha costantemente denunciato arresti arbitrari e sparizioni forzate di numerose persone solo a causa del loro attivismo politico. Altre sono state imprigionate al posto di loro parenti ricercati o fuggiti all’estero, o dopo che erano state accusate falsamente da informatori del governo.

Amnesty International ha anche documentato accuratamente le condizioni inumane delle prigioni militari siriane, comprese quella di Saydanya e di altri centri di detenzione: estremo sovraffollamento delle celle, mancato accesso a medicine e cure mediche, assente o inadeguata disponibilità di servizi igienico-sanitari, di acqua e di cibo.

Ex detenuti hanno riferito ad Amnesty International di essere rimasti per giorni insieme ai cadaveri dei compagni di cella. Altri hanno denunciato di aver subito maltrattamenti e torture.

Secondo Amnesty International, il sistematico uso della tortura e le morti di massa nei centri di detenzione del paese costituiscono crimini contro l’umanità.

L'ultima modifica Mercoledì, 01 Aprile 2020 11:19
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