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Mercoledì, 23 Settembre 2020

EBOLA IN REPUBBLICA CONGO: LA RISPOSTA DI MSF NELLA PROVINCIA DELL'EQUATORE In primo piano

Scritto da  Redazione Set 08, 2020

Continua a diffondersi nella provincia dell'Equatore, un'area estesa e difficilmente accessibile, l'undicesima epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo (RDC). Medici Senza Frontiere (MSF), in azione fin dall'inizio per portare cure mediche e svolgere attività di promozione della salute, supporta oggi nove centri di trattamento e isolamento Ebola in cinque zone sanitarie tra le più remote.  

 Dichiarata lo scorso giugno, quando era ancora in corso la decima e il Covid-19 era già ampiamente diffuso, questa epidemia non presenta i problemi di sicurezza della precedente, ma enormi sfide logistiche. Si propaga infatti su un'area grande quasi quanto il Nord Italia, con alcune aree e villaggi raggiungibili solo via fiume a bordo di canoe o dopo ore di viaggio nella foresta su strade sconnesse. Le organizzazioni umanitarie hanno a disposizione un solo elicottero per spostarsi nella regione. Secondo gli ultimi dati ufficiali, sono 110 i casi registrati (104 confermati, 6 probabili) e 47 i morti.

 "Per rispondere alle emergenze sanitarie, il nostro team di emergenza ha a disposizione forniture medicali e veicoli, motociclette o motori fuoribordo da installare su barche o canoe" dice Mathias Dembo, coordinatore per la logistica di MSF. "Gli stock vengono distribuiti in base alle difficoltà delle zone in cui interveniamo e oggi nella provincia dell'Equatore le sfide sono enormi. Per raggiungere la zona sanitaria di Bolomba, ad esempio, abbiamo dovuto risalire il fiume Likelemba con tutta l'attrezzatura e il nostro team a bordo di canoe".

 Agire il più vicino possibile ai focolai attivi

 MSF si è attivata subito dopo la dichiarazione dell'epidemia inviando équipe nei distretti sanitari di Bolomba, Bikoro, Monieka, Ingende e Lotombe per frenare la diffusione della malattia, supportare la sorveglianza della comunità e fornire trattamenti rapidi ai pazienti che vivono nelle zone più difficili da raggiungere.

 "L'epidemia si muove insieme alle persone via terra e via fiume, in aree remote, in una provincia dove le infrastrutture sono scarse e i villaggi distanti tra loro" spiega la dott.ssa Maria Mashako, coordinatore medico di MSF (video). "Ecco perché MSF ha scelto una risposta decentrata che impiega le équipe nelle aree sanitarie più remote e colpite, con piccole strutture facilmente accessibili alle comunità".

Nella zona sanitaria di Bolomba, oltre al supporto fornito al centro di trattamento Ebola presso l'ospedale locale, MSF ha allestito anche due piccole strutture di cura e isolamento nelle aree remote di Boso Mondomba e Yuli. Lo stesso approccio decentrato è stato adottato nelle zone di Monieka e Bikoro, dove MSF supporta quattro piccoli centri Ebola in zone di difficile accesso.

 "Non ci limitiamo a sostenere solo la risposta all'epidemia di Ebola" aggiunge Mashako di MSF. "Supportiamo anche centri sanitari vicini ai focolai e quelli situati sulle principali assi di collegamento a Bolomba e Bikoro per garantire la continuità delle cure mediche di base e consentire l'individuazione precoce dei casi sospetti. Doniamo farmaci, offriamo formazione sull'Ebola al personale medico locale e rafforziamo le misure di prevenzione e controllo delle infezioni".

L'importanza del coinvolgimento delle comunità

Sull'Ebola la popolazione non è sufficientemente informata e visto che l'epidemia sta colpendo alcune zone sanitarie per la prima volta in assoluto, i team di promozione della salute di MSF stanno supportando le autorità sanitarie locali per rafforzare l'azione di sensibilizzazione e sorveglianza delle comunità. A Bolomba, Bikoro e Monieka, questa è una delle attività principali svolte da MSF. "Mia figlia è morta di Ebola. Due giorni dopo sono stata ricoverata anch'io" dice Samwengi Bokuma. "Sono stata più fortunata, sono sopravvissuta. Per evitare ulteriori tragedie nella comunità, mi sono unita al team di sensibilizzazione di MSF per condividere la mia storia e spiegare alle persone quali sono i sintomi della malattia".

"Questo approccio comunitario consente di rilevare i casi sospetti e gestire rapidamente gli allarmi" conclude la dott.ssa Mashako di MSF. "Permette inoltre alle comunità stesse di acquisire conoscenze utili per contribuire alla risposta dell'epidemia". Questi approcci decentrati e basati sulla comunità per rispondere all'epidemia sono integrati da un programma di vaccinazione supportato da altri partner. Dal 5 giugno 2020 il vaccino (ZEBOV-GP, già utilizzato nelle province nord-orientali durante la decima epidemia), è stato somministrato a circa 26.500 persone.

La provincia dell'Equatore, in particolare le aree sanitarie di Bikoro e Iboko, così come la città di Mbandaka, è già stata l'epicentro della nona epidemia di Ebola in RDC tra maggio e luglio 2018.

L'ultima modifica Martedì, 08 Settembre 2020 14:52
Redazione

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