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Sabato, 31 Ottobre 2020

Foto Amnesty/Sebastian Runner Foto Amnesty/Sebastian Runner

CILE: DOPO UN ANNO DI PROTESTE AMNESTY CHIEDE DI INDAGARE SUI CARABINEROS In primo piano

Scritto da  Redazione Ott 15, 2020

Un anno dopo le violente proteste della popolazione di Santiago e la dura risposta del presidente Sebastian Pinera, Amnesty International chiede che si facciano delle indagini sui carabineros in relazione al loro ruolo nella violazione dei diritti umani.

Facciamo un passo indietro. Tra il 18 e il 30 ottobre 2019 la popolazione di Santiago ha protestato contro l’aumento del costo del biglietto della metropolitana. I manifestanti hanno occupato le principali stazioni ferroviarie della capitale, recando ingenti danni alle infrastrutture e determinando il collasso dell’intera rete. Il presidente del Cile, Sebastian Pinera, ha annunciato lo stato di emergenza, con il conseguente dispiegamento delle forze militari e il ricorso al coprifuoco (non succedeva dai tempi di Pinochet). A questa decisione ha fatto seguito lo scoppio di rivolte in diverse città del paese, tra le quali Concepcion, Valparaiso e San Antonio e la dichiarazione del presidente che “Il Cile si trova in guerra” (22 ottobre).

Le proteste sono continuate a lungo, anche dopo il ritiro della legge sul coprifuoco. Le violenze sono iniziate venerdì 18, quando agli ingressi massivi nella metropolitana della capitale hanno fatto seguito incendi, negozi saccheggiati e scontri tra polizia e manifestanti. La polizia ha risposto con cariche e gas lacrimogeni e, venerdì notte, si è vista relegare i poteri esecutivi dal presidente Pinera. Questa decisione è durata poco, perché il presidente ha deciso di fare un passo indietro, sospendendo la misura relativa all’aumento del prezzo del biglietto metropolitano. Nonostante ciò, i manifestanti hanno continuato a protestare.

Secondo Amnesty International, i diretti responsabili delle violenze perpetrate dall’esercito contro i manifestanti coprono gradi molto alti, cioè il direttore generale dei Carabineros e il suo vice, il direttore per la sicurezza e l'ordine pubblico e alcuni comandanti operativi della Zona metropolitana. La nota organizzazione ha analizzato l'operato dei Carabineros tra il 18 ottobre e il 30 novembre 2019, giungendo alla conclusione che gravi violazioni dei diritti umani, tra cui quella del diritto dei manifestanti all'incolumità fisica, sono state commesse su vasta scala poiché coloro che erano in posizioni di comando non hanno fatto tutto il necessario per impedirle. Sempre secondo Amnesty International, l’uso della violenza è continuato fino al mese di marzo 2020, quando è stata interrotta ogni forma di manifestazione per motivi sanitari (COVID) per poi riprendere subito dopo (ricordiamo il caso del ragazzo di sedici anni deceduto dopo essere stato gettato, da un poliziotto, nel fiume Mapocho).

Amnesty International ritiene che gli ordini dati da coloro che avevano funzioni di comando nei Carabineros non sarebbero stati attuati se il governo del presidente Sebastián Piñera avesse esercitato un adeguato controllo. I tentativi di farlo sono stati insufficienti e le parole a sostegno dell'operato dei Carabineros hanno favorito questa strategia.

Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe, ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Chi, all'interno dei Carabineros, aveva responsabilità di comando ha consentito maltrattamenti e torture ai danni dei manifestanti, considerando tali atti come necessari per disperdere ad ogni costo le proteste. Attraverso ordini taciti od omissioni volute, sono state incoraggiate gravi violazioni dei diritti umani come quelle, tra molte altre, contro Gustavo Gatica e Fabiola Campillai"; questa ha poi aggiunto "La catena di omissioni attraverso cui siamo risaliti ha dimostrato che gli atti di violenza, lungi dall'essere azioni isolate decise di propria iniziativa, sono stati commessi perché vi era l'ordine di scoraggiare in ogni modo le proteste sociali".

Fabio Pagliardini

L'ultima modifica Giovedì, 15 Ottobre 2020 12:17
Redazione

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