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Domenica, 21 Luglio 2019

STABILITÀ: IL SOCIALE NON CONTA NULLA

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 17, 2013

Dopo il pericolo scampato dell'aumento Iva alle coop sociali nella manovra economica bocciate le proposte del Terzo settore

Il day after della Legge di Stabilità è un boccone amaro per il Terzo settore e il no profit del nostro Paese. Dopo aver scampato il pericolo dell'aumento Iva al 10% per le coop sociali la manovra economica elude proposte ed emendamenti per il settore sociale. Tra i primi "delusi" c'è il deputato Sel Giulio Marcon, portavoce storico della Campagna Sbilanciamoci, che insieme Filippo Fossati, Paolo Beni, Andrea Olivero, Edoardo Patriarca e tanti altri guida la pattuglia di parlamentari provenienti proprio dal Terzo settore: “Per il sociale avevamo chiesto pochi milioni in più e ci sono stati negati, mentre sono stati confermati gli oltre 2 miliardi per le navi da guerra, la cui utilità è abbastanza dubbia”. Qualche giorno prima era stato proprio il Forum nazionale del Terzo settore a bocciare ciò che stava accadendo nell'aule parlamentari: “Se per la prossima legge di stabilità dovessero essere confermati i numeri di cui siamo a conoscenza, è del tutto evidente che si riporrà lo stesso tema e saremo costretti a iniziative, manifestazioni in piazza e mobilitazioni per fare in modo che quegli stanziamenti ci siamo”, aveva dichiarato il portavoce Pietro Barbieri.

Eppure l'aspetto negativo non è solo la mancata erogazione di fondi. Secondo Stefano Zamagni non è un problema di soldi: “Dire che nella legge di stabilità non sono entrati provvedimenti per il Terzo settore per mancanza di fondi è una bugia grande come il Monte Bianco. Non è un problema di soldi”. Per l’economista, i vincoli di bilancio non sono l’unica spiegazione di ciò che sta accadendo al mondo del non profit. “Prima di tutto perché al Terzo settore non servono solo i soldi, anzi – aggiunge - Direi che è l’aspetto meno importante. Al terzo settore interessano in primo luogo provvedimenti normativi che non comportano un esborso. Ad esempio la riforma della legge sul volontariato, la riforma della legge sulle cooperative sociale, l’adeguamento della legge sull’impresa sociale: tutti provvedimenti nulla hanno a che vedere con i bilanci”. Intanto a dare un altro colpo è la nuova normativa  sul finanziamento ai partiti:"garantirà detrazioni fiscali fino al 37 per cento e su un massimo di 70 mila euro per i partiti. Per il non profit, invece, si parla di detrazioni al 24 per cento con un tetto massimo che supera i 2 mila euro". In pratica sarà più conveniente finanziare un partito che una organizzazione no profit.

Sullo sfondo c'è il bilancio di questi due anni di "governi di crisi" e di "larghe intese": welfare e politiche sociali sono solo una voce tra i tagli alla spesa, mentre il terzo settore è messo all'angolo. Eppure sono proprio le organizzazioni sociali ad avere il primato della fiducia degli italiani e non chi siede nelle istituzioni.  

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 17 Luglio 2017 15:11
Giuseppe Manzo

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