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Lunedì, 23 Settembre 2019

TUTTA COLPA DEI ROM

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 15, 2014

Aggrediti, sgomberati e le fiamme. Accade a Napoli, in pochi giorni. Cronaca di un nemico utile

La presunta molestia, il raid punitivo con la sassaiola, le ruspe dell'amministrazione e poi il fuoco (a sinistra la foto di stamattina scattata dal collega Vincenzo Strino). Come Ponticelli sei anni, a Napoli è andata in scena la guerra al nemico più utile in tempi di crisi: i rom. In 250 vivevano in condizioni disumane nel campo di via del Riposo, periferia orientale tra il cimitero cittadino e l'aereoporto di Capodichino. In pochi ore qualcuno ha deciso che quelle baracche andavano smantellate senza un piano e con la violenza xenofoba che indigna pochi. E in questa stessa settimana i fatti sono stati conditi da una puntuale campagna stampa con articoli al limite della xenofobia e in barba al "Parlare civile" o al "Vocabolario sociale" per i giornalisti. Si è alzata la voce rabbiosa di padre Alex Zanotelli che ha definito queste giornate come immagini da "lager". 

Sullo sfondo, come nel maggio 2008, ci sono interessi economici e strettamente elettorali: liberare i suoli in un'area su cui insiste un forte programma di edilizia privata da un lato, dall'altro il bisogno di raccattare consenso in una municipalità connotata da fenomeni di emarginazione sociale. 

Chi difende il nemico utile

Non solo Napoli, ovviamente. A Milano, Roma e in tante città la questione rom è affrontata in termini razziali e securitari. Pochi sanno che si tratta di cittadini comunitari o poco interessa questo aspetto. E associazioni e organizzazioni sociali che provano a mettere in campo strumenti civili, spesso, sono lasciate sole. A Torino c'è l'unica esperienza che prova a rovesciare il tavolo: un lavoro in rete con associazioni, cooperative sociali, Amministrazione e gli stessi rom per superare le gravi condizioni di vita in un grande campo alla periferia della città. Questo progetto sarà raccontato in Senza Paura, il nuovo video reportage prodotto da Legacoopsociali in anteprima il prossimo 26 marzo a Roma

Infine è bene citare la scrittrice Raffaella Ferrè, tra gli autori del Vocabolario Sociale: "Durante il fascismo, a seguito delle leggi razziali, furono compiuti rastrellamenti contro i rom, che furono internati in campi di concentramento a Tossicia (Teramo) a Vinchiaturo (Campobasso), Ferramonti (Cosenza), Poggio Mirteto (Rieti). Sorte peggiore toccò ai rom catturati all’estero dall’esercito italiano, che furono consegnati ai nazisti e deportati nei campi di sterminio. Alcuni rom si resero protagonisti della resistenza unendosi ai partigiani: tra i tanti si ricordano i cugini Walter e Giuseppe Catter che morirono fucilati, Rubino Bonora, Giuseppe Levakovich, e Amilcare Debar che dopo la guerra divenne rappresentante all’Onu".

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 17 Luglio 2017 15:56
Giuseppe Manzo

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