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Lunedì, 23 Settembre 2019

CAOS ACCOGLIENZA: COSA RISCHIA IL PAESE

Scritto da  Giuseppe Manzo Apr 24, 2014

Strutture al collasso, migranti in fuga e il caso dei minori non accompagnati: associazioni ed enti locali puntano il dito sul Governo

"La prefettura di Agrigento, dopo la chiusura della tensostruttura di porto Empedocle, ha cercato di rispondere all'emergenza migranti aprendo villa Sikania di Siculiana e i palazzetti dello sport di Favara e Racalmuto. In particolare villa Sikania, un albergo divenuto centro di accoglienza straordinaria, si trova ad ospitare centinaia di migranti, molti dei quali scappano poi diretti verso Agrigento dopo pochi giorni a causa delle condizioni precarie".
Questo è solo uno degli episodi di questi giorni caotici. Da settimane si ripetono appelli e, in alcuni casi, veri e propri scontri istituzionali sulla gestione dell'accoglienza. Gli sbarchi non si fermano e i numeri parlano di un fenomeno inarrestabile: sulle coste siriane sono almeno in 100mila pronti a partire. Occorre subito un sistema di rete tra enti locali e organizzazioni sociali come da tempo ripete anche il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, facendo funzionare i dispositivi esistenti come lo Sprar.

Emergenza continua

Arci, Anolf, Cicam e altre associazioni stanno denunciando la situazione da settimane e con parole durissime: "cialtrona e approssimativa" la gestione del Governo secondo Filippo Miraglia. In questi giorni si è sfiorato lo scontro istituzionale con la vicepresidente della Regione Toscana che ha parlato di "incapacità" del governo. Sul fronte minori non accompagnati anche l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati lancia l'allarme con Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa di Unhcr Italia: "La situazione sulle nostre coste è quella che da diversi mesi avevamo anche noi prospettato con un incremento degli arrivi. Un trend che confermiamo e che è ormai strutturale, anche se ogni volta che raggiunge certi picchi si parla di una situazione di emergenza. Ma i numeri ci preoccupano soprattutto per la prima accoglienza dove serve un piano di contingenza, che il governo non è riuscito ancora a fare".

Che fare

Le associazioni, Arci in primis, chiedono un tavolo per affrontare la crisi. Dal versante istituzionale Lorena Rambaudi, coordinatrice degli assessori regionali alle Politiche sociali, il piano del Viminale che prevede 50 posti nuovi in ogni provincia e propone: "Come regioni e comuni abbiamo presentato mercoledì scorso al sottosegretario Delrio un documento unitario in cui oltre a chiedere la disponibilità immediata dei posti Sprar, abbiamo posto chiaramente la necessità di non disperdere il metodo di lavoro che avevamo definito a seguito dell'emergenza Nord Africa, che è stato importante e che prevede un coordinamento da parte del Viminale ma affida la cabina di regia agli enti territoriali, che vengono così convocati dai prefetti del capoluogo e possono ragionare insieme sull'accoglienza. Su questo c'è già un documento approvato in conferenza unificata e che dice chiaramente qual è la procedura. Ma di fatto, oggi non è applicato. E così i sindaci si trovano la gente sui territori all'improvviso. Questo non è possibile, siamo stati tagliati fuori ma siamo noi i soggetti che operativamente si occupano dell'accoglienza. Stiamo andando avanti col nostro lavoro ma chiediamo il rispetto di una cornice di regole già prevista".

Dalle promesse dopo la strage del 3 ottobre a largo di Lampedusa sembra passata un'era. Oggi si sta giocando una partita rischiosa: scollatura tra governo e istituzioni locali, associazioni e organizzazioni sociali lasciate senza risposta. Il fenomeno delle migrazioni non si arresterà e non vale una manciata di voti per la campagna elettorale in corso. Il Paese ha una sola scelta: prepararsi e organizzarsi a questo futuro, rispettando i diritti di uomini, donne e bambini.

 

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 17 Luglio 2017 16:18
Giuseppe Manzo

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