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Venerdì, 29 Maggio 2020

CAROGNE, PAROLE E PROIETTILI

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 07, 2014

Giovanardi relatore della legge sulle droghe, i fatti della finale di Roma e il tour di Salvini al Sud: cronache da un Paese gonfio di rabbia

È possibile nominare relatore di una legge sulle droghe lo stesso parlamentare che porta il nome di una legge dichiarata incostituzionale (Fini-Giovanardi)? Sì, è possibile. Carlo Giovanardi sarà relatore sul nuovo provvedimento sulle dipendenze tra lo stupore e l'indignazione generale. Il Forum droghe ha definito questa decisione "stupefacente provocazione". La scorsa settimana si rifletteva sulla irresponsabilità delle istituzioni che, attraverso azioni e parole, mettono il dito nella piaga di un Paese gonfio di rabbia e odio.

Non solo calcio

Le scene di sabato 3 maggio, fuori e dentro l'Olimpico, hanno descritto una pagina triste e tragica. Un ragazzo di 26 anni colpito da proiettili dopo l'assalto di ultrà romanisti, legati all'estrema destra, contro bus e auto di supporter napoletani. In diretta televisiva le istituzioni decidono di voler chiedere aiuto a un capo ultrà, l'ormai famigerato Genny 'a carogna, per poter disputare la partita ed evitare altri guai. Subito dopo si è scatenato un balletto indegno di strumentalizzazioni al limite di un pregiudizio lombrosiano, di media omertosi e irresponsabili mentre nulla è chiarito sul senso attuale dello sport più popolare del Paese. In questo scenario si inserisce la sofferenza del Sud, non solo attanagliato dalla crisi nella crisi ma anche soggetto a narrazioni che negano le tante esperienze civili e creative. Intanto sabato prossimo le associazioni e i cittadini di Scampìa scenderanno in piazza in sostegno a Ciro Esposito e alla sua famiglia, persone oneste, che hanno chiesto di fermare quest'odio. 

Provocazioni pericolose

In questo contesto si inserisce bene il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Al grido di "stop clandestini" va in tour nelle regioni meridionali, va in quelle stesse città verso cui cantava alle feste padane di vederle "bruciare nella lava". Si reca in luoghi che oggi sono rimasti soli ad affrontare la grande questione dell'accoglienza. Sono parole e azioni che affondano come coltelli in un Paese lacerato nel suo tessuto sociale e territoriale. Quando si augura ai napoletani di bruciare nel fuoco poi capita che qualcuno spara e capita di essere cacciati via dalle città, come è accaduto ieri a Napoli Taranto. Quando si mortifica la sofferenza delle persone, dai migranti ai Rom fino alle fasce sociali e territoriali più deboli, capita che poi quell'odio si gonfia e non consegnerà nulla di buono.

 

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 17 Luglio 2017 16:25
Giuseppe Manzo

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