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Domenica, 31 Maggio 2020

INFORMAZIONE SOTTO RICATTO

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 30, 2014

Equo compenso e contratto nazionale: giornalisti sul piede di guerra contro la Fnsi. In gioco la dignità del lavoro e la libera informazione.

Un articolo sulle mafie, sui reati ambientali o sul traffico dei migranti vale 20 euro. Questo dice la legge sull'equo compenso nata dalla mobilitazione del 2011 dei giornalisti precari e free lance insieme al presidente dell'Ordine Enzo Iacopino, e poi affossata da Fieg, Fnsi e Governo. Affossata in tariffe che legalizzano lo sfruttamento di tanti cronisti (6 euro per chi lavora con agenzie di stampa). Sono giorni carichi di tensione nella categoria al giro di boa di una crisi su cui pochi si vogliono misurare. Il prossimo 8 luglio si terrà una manifestazione senza precedenti: decine di giornalisti protesteranno contro il sindacato unico, proprio quella Fnsi che dovrebbe difendere i diritti di chi fa informazione. Infatti a questo giro di boa il nuovo contratto firmato dal sindacato azzanna il lavoro dei free lance: 250 euro al mese, se tutto va bene. Le ragioni di questa protesta saranno spiegate il 2 luglio in una conferenza stampa alla Camera, dove sarà presentata anche un'interrogazione parlamentare. 

Il tam tam sulla rete mette in luce un problema che va oltre le condizioni di lavoro della categoria. La fine del berlusconismo ha spento il dibattito sulla libertà d'informazione, quasi sempre declinata sull'uso delle intercettazioni e mai sui dati reali. Il nostro Paese è al 49° posto della classifica sulla libertà di stampa secondo il Rapporto di Reporter senza frontiere, dietro a Niger e Papa Guinea. E secondo quello di Ossigeno per l'informazione ci sono 1835 giornalisti minacciati e vittime di intimidazioni: avvertimenti 43%, aggressioni e danneggiamenti 21%, querele pretestuose e altri abusi del diritto 36%. In questo scenario indebolire la forza contrattuale dei giornalisti che, per il 70% sono free lance e precari, con punta dell'80 nelle regioni del Sud. In alcune regioni meridionali come la Calabria, una testata applica tariffe più basse pagando un pezzo fino a 7 euro. A questo bisogna aggiungere un vero e proprio "mercato gratuito" tra giornali locali e testate web che non pagano gli articoli pubblicati.

Esplode, quindi, un serio problema di rappresentanza. La responsabilità della Federazione nazionale della stampa sta negli insulti rivolti dal segretario Franco Siddi ad alcuni free lance: ""siete attivisti, lavora chi ce la fa". Senza un sindacato adeguato l'agibilità professionale subisce un colpo pericoloso che ricada sulla già deficitaria libertà di stampa. Consentire ai gruppi editoriali di poter pagare gli articoli con cifre irrisorie espone tanti cronisti che scrivono su materie delicate, oltre ad essere palesemente sfruttati da giornali che senza il loro contributo non potrebbero andare in edicola.

Questa testata è nata per contribuire, nel suo piccolo, a un'informazione responsabile. Abbiamo scritto chiaramente che "il nostro giornale aprirà a collaborazioni esterne solo quando ci saranno risorse adeguate per corrispondere un equo compenso". E così abbiamo risposto ai tanti aspiranti giornalisti e cronisti che si sono offerti di collaborare anche gratuitamente. Il lavoro va pagato, in maniera equa e dignitosa. La battaglia dei giornalisti, non solo precari e free lance, è anche una battaglia che riguarda la libertà di stampa: l'8 luglio saremo in piazza con loro.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Lunedì, 17 Luglio 2017 17:02
Giuseppe Manzo

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