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Domenica, 25 Agosto 2019

CON PINO MANIACI. PER UNA INFORMAZIONE LIBERA

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 04, 2014

Grave e vile intimidazione a Maniaci direttore di Telejato: è stata una settimana nera per la libera (e buona) informazione

Pino Maniaci dirige Telejato, una tv che fa informazione antimafia 24 ore al giorno. Pino vive sotto scorta perché minacciato dai clan. A Pino hanno impiccato i suoi due cani, lo ha reso noto proprio la sua tv: "I poveri animali sono stati brutalmente uccisi, presumibilmente malmenati o avvelenati e successivamente appesi alla recinzione del loro ricovero in contrada Timpanella. Il ritrovamento é appena avvenuto al termine della consueta edizione del telegiornale. Sul caso indagano i carabinieri della locale compagnia di Partinico presenti al ritrovamento perché impegnati nell'abituale servizio di custodia di Pino Maniaci".

La mafia non è in agenda, né per la politica né per la grande informazione. Il Sud e la Sicilia non sono in agenda. Altre questioni, anche importanti, monopolizzano il main stream che vive un momento di crisi forte. Il presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino prova a mettere un freno alla tv spazzatura con le denuncia a Barbara D'Urso e i continui inviti all'etica del nostro lavoro: "Lasciate in pace la famiglia di Loris (il bimbo ucciso a Ragusa, ndr). Lo dico ai colleghi: pressate gli investigatori senza intralciare il loro lavoro. Acquisite ogni informazione sugli sviluppi delle indagini, evitando di comprometterle aiutando l'assassino. Ma lasciate in pace i genitori, con le loro lacrime. Che cosa volete vi dicano? A che cosa serve appostarsi sotto la loro casa o seguirli dentro un negozio o perfino nel luogo dove si è consumata la barbarie? Sono addolorati, forse hanno in mente dei sospetti dei quali è bene si occupino le Forze dell'ordine".

L'informazione italiana, tra le rivendicazioni di precari e free lance malpagati, si trova di fronte a un bivio: possibilità di innovazione, vera indipendenza e autonomia. Non solo mafia e criminalità mettono a rischio il lavoro dei giornalisti. In questa settimana sono arrivate le storie di due cronisti che si trovano sul banco degli imputati per casi diversi: Fabio Amendolara e Davide Falcioni. Il primo è accusato di ricettazione dalla Procura di Salerno in merito al caso Elisa Claps perché voleva pubblicare documenti sui giornali che avrebbero acquistato l'articolo. Falcioni, invece, come teste al processo No Tav diventa imputato: "Alla frase "c'era un clima sereno", il Pm Manuela Pedrotta ha interrotto l'esame del teste informandolo che, dato il contenuto della sua deposizione, sarebbe stato indagato per gli stessi reati di cui sono accusati gli imputati. Con la mutazione da testimone a indagato, la testimonianza di Davide Falcioni diventa, di fatto, nulla".

Intimidazioni mafiose, il rapporto con la politica e con la magistratura, etica, l'autonomia di fronte all'editore: il giornalismo vive la fase più difficile. In tanti vogliono impiccare l'informazione come hanno fatto gli autori del gesto infame contro i cani di Pino Maniaci. Fortunatamente ci sono ancora tanti che sciolgono quel nodo e vanno avanti: a Pino il nostro abbraccio forte.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 14:05
Giuseppe Manzo

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