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GLI ANNI NERI DEL GIORNALISMO ITALIANO

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 19, 2014

Lsdi ci spiega quando inizia la crisi dell'informazione nel nostro Paese: siamo di fronte a una svolta epocale, chi può realizzarla?

Il caso del piccolo Loris e la vicenda di Mafia Capitale sono i recentissimi casi che ci raccontano di un giornalismo in crisi, etica e professionale. La ricerca del mostro ancor prima di una decisione dei magistrati per quanto riguarda la posizione della madre. O le invettive contro la cooperazione sociale eletta a nemico pubblico da molti organi di stampa, con veri e propri articoli di sciacallaggio mediatico. Non è solo in crisi la carta stampata, lo stesso vale per i talk show di approfondimento e la ricerca del clic per l'informazione on line. La lacrima facile, l'immagine choc o il titolo esasperato sono le costanti per far notizia essi stessi e non raccontare i fatti. E poi l'illusione che la notizia leggere o di colore sia il solo prodotto che i lettori vogliono dal web o dalla tv.

Questa è una sintesi rapidissima e recente. Eppure il disastro arriva da lontano e parte, come in tutti le professioni e i lavori, identità e principi vanno in tilt a partire dalle condizioni materiali in cui operano i giornalisti italiani da un decennio. Lo spiega Lsdi (Libertà di stampa diritto all'informazione): "La cosa si spiega, ovviamente, con l' aumento anomalo del lavoro cosiddetto ''autonomo''. La crisi continua a ''mordere'' soprattutto nel segmento del lavoro dipendente con le aziende che tagliano l' occupazione e ''comprimono'' il salario ricorrendo massicciamente ai contratti di solidarietà, e facendo leva sulle voci relative agli elementi distinti della busta paga: orari notturni, festivi, ex-festivi, accordi integrativi, premi di produttività, trasferte, tutte voci ormai ridotte pesantemente (come segnalava il presidente della Casagit, Daniele Cerrato, nella sua relazione al bilancio 2013). Ma nello stesso tempo gli editori ''gonfiano'' sempre di più la ''bolla'' dell' attività autonoma alimentando un bacino di lavoro precario e sottopagato che si allarga sempre di più. E se la retribuzione media diminuisce sia nel campo del lavoro dipendente che di quello autonomo o parasubordinato, il divario fra i due segmenti però continua a crescere. Nel primo caso si passa da 62.459 euro del 2012 a 61.180 euro del 2013 (meno 2%). Nel secondo caso la retribuzione media diminuisce da 11.278 a 10.941 euro lordi annui (meno 3%). I redditi medi del lavoro autonomo sono in ogni caso il 17,9% di quelli del lavoro dipendente, 5,6 volte inferiori. In particolare la retribuzione media lorda annua del co.co.co – 8.832 euro – resta di 6,9 volte inferiore, mentre quella del ''libero professionista'' è 4,7 volte inferiore (lievemente migliorata rispetto al 2012 quando era inferiore 5,5 volte)".

Tutto ciò è stato ampiamente denunciato e previsto dai Coordinamenti di precari e free lance, mentre questi dati segnano il fallimento della Fnsi e del suo ruolo di rappresentanza nella categoria. Ad aver provato varie iniziative come la Carta di Firenze e la legge sull'Equo compenso è stato l'Ordine nazionale con il presidente Enzo Iacopino.

Purtroppo non basta, siamo di fronte a una svolta epocale che riguarda tutti: editori, giornalisti e lettori. Ci sono tecnologie da sfruttare, i campi della digitalizzazione e dell'uso dei social network da sviluppare e un nuovo patto sindacale da stabilire. Chi può mettere in campo questo inizio? La risposta è arrivata da Franco Bomprezzi, poco prima che ci lasciasse: "Forza giovani, scatenatevi. Io vorrei riposarmi".

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 14:11
Giuseppe Manzo

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