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Giovedì, 18 Aprile 2019

LAMPEDUSA, UN ANNO DOPO: TUTTO COME PRIMA (O QUASI)

Scritto da  Giuseppe Manzo Feb 10, 2015

Mai più una tragedia simile, così si era detto. Un anno dopo contiamo ancora i migranti morti nel Canale di Sicilia e questa volta non sono annegati.

È passato poco più di un anno dal nostro viaggio a Lampedusa. Con i giornalisti Luca Romano e Mario Leombruno trascorremmo quattro giorni per raccogliere le testimonianze del reportage Senza Paura. In quel fine settimana a cavallo di gennaio e febbraio si riunirono 300 persone, tra associazioni e comitati, per stilare la Carta di Lampedusa. Furono giorni di tempesta, pioggia e vento tanto che gli aerei da Palermo e Catania incontrarono turbolenze con grande spavento per chi si era recato sull'isola. Era ancora viva la tragedia dell'Isola del Coniglio del 3 ottobre 2013, c'era ancora il governo Letta, Cecile Kyenge era ministro dell'Integrazione e tante furono le promesse. Mai più una tragedia simile, così si era detto. Un anno dopo contiamo ancora i migranti morti nel Mediterraneo: secondo i superstiti sarebbero oltre 200 e forse più, un ecatombe. Mentre nel Canale di Sicilia, questa volta, non sono solo annegati.

Il sindaco Giusi Nicolini, le associazioni, l'Alto commissariato per i rifugiati e i medici del distretto sanitario dell'isola, ormai esperti di salvataggio di naufraghi, non hanno dubbi: quelle persone morte di freddo si potevano salvare. E perché è accaduto? Perché a un anno di distanza non c'è più Mare Nostrum con le navi della Marina militare attrezzate per metterli al riparo e ristorarli, secondo gli operatori sanitari. Ora invece c'è Triton, il progetto europeo di pattugliamento dei confini e la conseguenza, come dice il sindaco Nicolini è questa: " "I 366 morti di Lampedusa non sono serviti a niente, le parole del Papa non sono servite a niente, siamo tornati a prima di Mare Nostrum".

Anche l'Unione europea ammette che non fa abbastanza, i vescovi alzano la voce contro Bruxelles e dal governo italiano ora si attendono posizioni sulla vicenda. Una sola cosa non è cambiata rispetto a un anno fa: nonostante il gelo, il maltempo e le onde alte come palazzi questi popolo continuano la loro fuga verso un'altra vita. Sono soprattutto siriani che, per la prima volta, hanno superato gli afghani, e poi palestinesi, egiziani e tante persone provenienti dagli scenari di guerra del medio oriente o dall'Africa sub sahariana. Ora si avvicina un'altra primavera e poi l'estate, i barconi continueranno a salpare dalle coste libiche e la politica europea dovrà scegliere: far prevalere la paura e la protezione dei confini o proteggere le persone che, come in tutta la Storia dell'uomo, continueranno a migrare. Per questi uomini e queste donne non prevale, invece, la paura: nemmeno il mare forza 8 con onde "grandi come palazzi" possono fermare la loro speranza.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 14:22
Giuseppe Manzo

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