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Domenica, 09 Dicembre 2018

A CHE SERVONO LE PAROLE?

Scritto da  Giuseppe Manzo Apr 20, 2015

Strage di migranti, la conta dei morti. Parole di indignazione e silenzio delle scelte. Servono fatti concreti: corridoio umanitario, azione di soccorso in mare, organizzazione di un'accoglienza europea

La conta dei morti: 2, 10, 700, 1000 in un giorno o in un mese. Uomini, donne e bambini su cui si stanno consumando fiumi di parole. Quelle della indignazione giusta, ripetitiva, ossessiva. Poi ci sono le parole della vergogna ma che descrivono la realtà del nostro Paese e di parte dell'Europa: parole violente di chi odia o di chi specula per i prossimi voti. Non ci sono solo parole, però. C'è anche il silenzio, quello dell'opinione pubblica e di quella massa informe del 44% degli italiani che pensano "che i migranti siano solo un problema e che se ne stiano a casa loro". Le parole spese e quelle che mancano, quello sta accadendo.

 

 

Lo spiega Pietro Barbieri, portavoce del Forum Terzo settore: "Ci indigna che si alzi la voce solo quando il numero di chi non sopravvive raggiunge livelli 'eclatanti'. Quasi ogni giorno c'è qualche migrante che perde la vita in mare e solo dall'inizio di quest'anno sono morte quasi 1.500 persone. Numeri che non sono accettabili. Vite umane che devono essere tutelate. Non si può più gridare solamente la propria rabbia. Non si devono voltare le spalle. Servono fatti concreti".

Servono fatti. E le parole servono per chiedere conto dei fatti, soprattutto ponendo a tutti le domande. All'Europa che, giustamente è sotto processo, bisogna chiedere: perché ci sono le risorse per l'operazione di polizia europea Mos Maiorum e non per un canale umanitario immediato? All'Italia dove il premier Matteo Renzi ha detto "non si può restare insensibili": quali sono stati i risultati della presidenza del semestre europeo in tema di immigrazione? E ancora: sarà tracciato un bilancio dell'attuale ministro dell'Interno Angelino Alfano?

Servono fatti. I fatti sono ciò che hanno dimostrato i pescatori siciliani abbandonando il possibile guadagno del giorno, ritirando le reti e andando verso quel barcone di morte. Non hanno pensato a "se mi conviene" ma hanno risposto alla legge del mare, a ciò che spiega cosa è giusto fare. A chi conviene, oggi, parlare di migranti? Quanti voti si perdono parlando di politiche di inclusione e accoglienza? Quale governo è disposto ad affrontare l'opinione pubblica? Parole e silenzio, quello magari che ricomincerà a breve quando anche questi 700, 800, 900 morti saranno dimenticati in fondo al Mediterraneo. Infine, servono anche le parole di chi è in prima linea nei territori. Associazioni, Ong, volontari e cooperazione sociale devono raccontare cosa sta cambiando e quale odio o indifferenza sta crescendo nel nostro Paese. Servono le parole di chi pretende i fatti concreti, quelle scelte politiche che spettano a chi governa.

"Auspichiamo - continua Barbieri - che tutto il risentimento a cui stiamo assistendo in questi giorni si trasformi presto in azioni concrete. Abbiamo bisogno di ascoltare soluzioni, e che vengano definite politiche di accoglienza degne di essere chiamate tali. Chiediamo uno scatto in avanti perché non possiamo e non vogliamo più vedere ripetersi immani tragedie. Né davanti ai nostri occhi, né altrove".
Corridoio umanitario, azione di soccorso in mare, organizzazione di un'accoglienza europea, rivedere Regolamento Dublino III sul diritto d'asilo. Servono all'Europa perché nonostante la morte queste masse non si fermeranno, continueranno a migrare e scappare. E servono alla Storia: come disegnato ieri da Makkox a Gazebo (nella foto sopra), manca poco per terminare la più grande opera del mondo.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 14:44
Giuseppe Manzo

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