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Martedì, 15 Ottobre 2019

TRA ACCOGLIENZA E MAFIA CAPITALE: "BASTA INDIGNARSI, LEGACOOPSOCIALI DICA UNA COSA CHIARA"

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 21, 2015

Alessandro Metz, presidente coop sociale Reset di Trieste, rilancia il dibattito sul tema migranti dopo i fatti di Mafia Capitale: "stufi d vedere il nostro lavoro associato a cronaca giudiziaria"

"L'inchiesta su Mafia Capitale ha scoperto l'acqua calda. Si ma intanto l'ha scoperta". Quello che tutti sapevano e chi non sapeva prima oggi sa. Quindi tutto nuovo tutto bene? Mi sa che dobbiamo aspettare la prossima indagine per poterci indignare, per poter biasimare e poter dire solennemente: "Noi non siamo questo, noi siamo diversi". (nella foto a sinistra Alessandro Metz, autore di questo editoriale)

La questione accoglienza migranti, richiedenti asilo e profughi in particolare, continua a essere il tema centrale ormai da moltissimi mesi, la situazione in porzioni sempre più vaste di mondo, impone a milioni di persone di trovare come unica soluzione di vita la fuga, stiamo assistendo ad un esodo di bambini donne e uomini in cerca di una possibilità. Quando si discute di soluzioni a livello europeo viene proposto di bombardare i barconi; si bombardare i barconi. Come se queste persone avessero alternative, pur sapendo il rischio di morire nell'attraversata via mare o sulla rotta dei Balcani di essere uccisi imprigionati o morire chiusi in qualche Tir non possono rinunciare al tentativo unico. Arrivati in Italia diventano "merce", polli da batteria da stipare in pollai sempre troppo stetti per numeri sempre maggiori; numeri che diventano soldi, dove il sistema si basa sull'anomalia, luoghi inadeguati e molto spesso lavoro basato su "volontari" improvvisati.

Dovremmo chiederci cosa significa accoglienza, aprire una discussione anche al nostro interno: possibile fare accoglienza quando i numeri degli "accolti" sono diverse centinaia se non addirittura migliaia? Quando cooperative "sociali" da Potenza, Bari o Roma, partecipano a un bando della Prefettura di Gorizia, è accoglienza? Vincere quel bando e aggiudicandosi dei "numeri" da mettere in qualche albergo o altra struttura, in cui a malapena viene garantito vitto e alloggio può essere accoglienza degna di questo nome? Per quanto mi riguarda accogliere significa attivare reti, collaborare con le associazioni e gli Enti locali, una comunità che diventa accogliente perchè parte attiva di quel percorso e quel progetto e non che subisce la presenza di "alieni" che non possono a quel punto essere parte di quel territorio. Questo accade nella stragrande maggioranza dei centri di accoglienza del nostro Paese, per i numeri o per le modalità, sono situazioni che paradossalmente favoriscono l'intolleranza e il razzismo montante che sentiamo sempre di più aleggiare nei commenti al mercato o nei bar o dentro i facili deliri da tastiera che trovano sfogo sui social media.

Di tutto questo l'esempio maggiormente eclatante sono sicuramente i Cara, luoghi dell'anomia e dell'ammasso, dove la sofferenza di vite fuggite da luoghi lontani diventano banali numeri rinchiusi.
Legacoopsociali qualcosa di chiaro e forte dovrebbe dire su tutto questo, e essere conseguente con i fatti e le pratiche. Non basta dire siamo altro da Mafia Capitale solo perchè non vengono agite modalità mafiose e criminali dalla maggior parte delle cooperative sociali aderenti, dovremmo avere il coraggio anche di dire cos'è accoglienza e come si pratica. Abbiamo fatto al nostro interno una battaglia culturale e politica per arrivare a portare tutta l'Associazione a dire in maniera chiara il No ai Cie, non è stato né semplice né scontato, l'approccio non era comune ma l'abbiamo fatto e abbiamo fatto un importante passo in avanti dicendo che chi gestiva i Cie tradiva la mission della cooperazione sociale e non poteva rimanere all'interno di Legaccopsociali. Oggi non basta più, dobbiamo continuare e andare avanti, non possiamo continuare a far finta di niente rispetto a quanto accade attorno a noi, il modello dei grandi numeri non è e non può essere un modello di accoglienza, questo vale sia che a gestire luoghi simili siano associazioni caritatevoli che cooperative sociali "amiche" o addirittura aderenti a Legacoop. Dovremmo spingere su questo anche perché sempre più colleghi sono stufi di vedere associato il nome di Legacoopsociali su articoli di cronaca giudiziaria, vorremmo che si parlasse di esperienze virtuose e possibili, vorremmo che il nostro lavoro non sia più associato a chi guadagna e specula sulla pelle di chi scappa per vivere e si ritrova a malapena a sopravvivere nel nostro bel Paese...

Su questo auspico si apra una discussione tra di noi, penso che non si possa rinviare ulteriormente facendo finta di niente, se nel caso quanto penso, e con me molti altri colleghi, sarà ritenuta eresia, allora non mi resterà che prendere atto e fare altro, ma prima voglio che questa discussione non venga elusa.

Alessandro Metz

presidente coop sociale Reset - direzione nazionale Legacoopsociali

@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 14:58
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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