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Martedì, 18 Giugno 2019

LA BRUTTA STORIA DI CHI HA SALVATO CALDEROLI

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 18, 2015

Interviene l'Associazione Carta di Roma dopo il voto che salva il senatore leghista dal suo insulto razzista contro Cecile Kyenge

La foto di Aylan, altre immagini toccanti al confine tra Serba e Ungheria fanno spendere fiumi di parole verso umanità e accoglienza. Poi nei fatti ecco due episodi che spiegano quale risposta forniscono le nostre istituzioni.

La prima è quella che raccontiamo oggi sul giornale e riguarda le 20 nigeriane richiedenti asilo, prima rinchiuse nel Cie di Ponte Galeria e poi rimpatriate. Le associazioni protestano perché queste ragazze potrebbe seriamente rischiare una volta tornate in patria.

Il secondo fatto riguarda il voto che ha salvato il senatore leghista Roberto Calderoli respingendo l'aggravante di istigazione all'odio razziale e invocando l'insindacabilità delle dichiarazioni di Calderoli «in quanto opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni».

«Avrei voluto che, nella sede deputata, il tribunale, si stabilisse se c'è un confine tra un dibattito pubblico responsabile e l'uso irresponsabile di parole che lasciano un segno nella società. Queste parole di Calderoli sono state inequivocabilmente razziste, varcavano il limite del rispetto della dignità della persona, in ragione del mie sembianze e del colore della mia pelle. Se non è razzista dare dell'orango ad una donna nera, allora tutto è possibile, con buona pace delle conseguenze, vuoi dire che abbiamo smarrito il senso delle parole», scrive oggi Cécile Kyenge.

Sulla vicenda è intervenuta l'associazione Carta di Roma: "Ci uniamo a lei, esprimendo la nostra solidarietà, nel sostenere che se anche nel paragonare le sembianze di un nero a quelle di una scimmia, insulto razzista per eccellenza, non viene riconosciuto l'elemento delle discriminazione razziale neppure dalle istituzioni, allora il limite tra quella che è un'opinione espressa in modo civile e una dichiarazione che lede la dignità della persona è pericolosamente confuso".

"Dietro alla votazione in Senato – continua la nota - che ha dato questo esito vi sono equilibri e strategie politiche che non ci interessa analizzare; ci interessa invece capire dove è andato a finire quello sdegno che aveva accomunato tanti, nel 2013. Come mai di fronte a un simile epilogo solo pochi prendono posizione e ancora meno esprimono sdegno? Quella "uscita razzista" in cosa si è trasformata agli occhi di media e cittadini? Perché nessuno alza la voce per ricordare che dichiarazioni simili, specie se attribuibili a coloro che ricoprono cariche istituzionali, dovrebbero essere considerate intollerabili? Dove sono l'imbarazzo e la vergogna?"

Infatti, dove sono finiti? E dove è finita l'indignazione? Anche noi ci uniamo nel dire #nohatespeech e a ribadire la necessità, per i media, di non tollerare i discorsi d'odio, affinché questa deriva si arresti.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 15:21
Giuseppe Manzo

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