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Lunedì, 17 Dicembre 2018

TERREMOTO: A CHI FA MALE LA RETORICA SUI VOLONTARI

Scritto da  Giuseppe Manzo Ago 29, 2016

Stefano Trasatti, giornalista e già direttore di Redattore Sociale, apre il dibattito sul feticcio mediatico dei volontari da mostrare al grande pubblico.

Angeli del fango. Angeli della polvere. Angeli che vanno bene per tutto e per tutti. I volontari, persone che di fronte a un’emergenza si muovono con le organizzazioni per attivare i primi soccorsi, sono il nuovo grande feticcio mediatico.

Ad aprire il dibattito è Stefano Trasatti che da sul suo profilo facebook lancia una lunga riflessione sulla novità del fenomeno per quanto riguarda il terremoto del 24 agosto: “Ciò che stavolta mi ha colpito è stata la retorica preventiva sul volontariato. A prescindere. Non erano passate 15 ore dalla prima scossa che il presidente Renzi, seguito da Vespa e dagli editorialisti più prestigiosi hanno cominciato a parlare e scrivere del “grande cuore” dell’Italia, degli “angeli”, dell'"esercito del bene", degli “eroi a mani nude”. I soccorsi erano appena all’inizio e già “i volti”, “le storie” del volontariato emergevano in tutti i media con importanza pari alla cruda cronaca degli effetti del terremoto. Con alcuni tratti ricorrenti: il ringraziamento (con varie versioni del classico “meno male che ci siete voi”); l’autocompiacimento (come “italiani”); l’esaltazione acritica della nostra unicità nel mondo (facendo finta di non sapere che l’aiuto volontario si attiva ovunque, magari con forme diverse); e appunto, tranne notevoli eccezioni, la retorica e le frasi fatte”.

Trasatti si chiede da dove nasca questa retorica dopo tanti anni del suo lavoro nel mondo del volontariato: “Ha ragione chi sostiene che la nostra “società depressa” ha sempre più bisogno di dirsi che esiste una “società migliore” di quanto pensiamo? È perché le storie positive circolano bene e sono ormai un “genere” molto coltivato (ho letto che Facebook ha un filtro per aggregarle e rilanciarle...)? Come si dice, il dibattito è aperto. Personalmente continuo a sperare che questa retorica non danneggi lo stesso volontariato. È difficile restare insensibili a tanta glorificazione, a tanto consenso, a tanta visibilità”.

È difficile rispondere con precisione a queste domande. È evidente che in questa fase difficile e paludosa del Paese esistano i “buoni” a cui le istituzioni possono dare pacche sulle spalle. Ed è anche vero che sul piano del giornalismo 3.0 il volontariato relegato alle sbiadite pagine delle “good news” diventa un nuovo prodotto mangia clic: il cane eroe, il pompiere eroe e così via. Se questa retorica non danneggia le persone che si mobilitano per un aiuto non fa sicuramente bene a chi le racconta e a chi legge: i volontari non sono un feticcio mediatico ma sono, appunto, persone. Né angeli, né eroi.

Giuseppe Manzo (foto Anpas Toscana)

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 18 Luglio 2017 16:53
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