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Sabato, 20 Aprile 2019

È STATA "MORTA" UNA DONNA. E NON È STATO IL WEB

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 14, 2016

Non è un errore ma una citazione. Un gioco erotico, un video e una giovane donna che cade nella disperazione: ora danno la colpa al “ signor web” ma non è così.

L’etica di un giornalista si deve accendere di fronte a un suicidio. Delicatezza e pudore devono emergere. Purtroppo non è così per Tiziana Cantone, 31 anni da Casalnuovo, che ha pagato con la vita un gioco erotico privato diventato pubblico e poi virale sui social network.

Di chi è la colpa? "È stata morta una donna", prendendo in prestito il titolo del documentario su Federico Aldovrandi. La responsabilità è di tutti e quindi di nessuno. Anzi no, è del web. Questo “signor web” che ora dovrà trovarsi un avvocato. Peccato che il “signor web” non sia una persona ma uno strumento in mano agli umani. Chi ha condiviso, chi ha giudicato, chi nelle testate giornalistiche ha caricato quel video e lo tiene ancora lì in bella mostra non può dare la colpa al “signor web”.

E non possono dare la colpa al “signor web” le tantissime persone che, ad esempio, hanno detto sulla la ragazzina stuprata in Calabria: “se l’è andata a cercare”. Oppure non possono dare la colpa al “signor web” quei giornalisti che, come denunciato pubblicamente dalla collega Cristina Liguori, dicono: in fondo le giornaliste hanno le notizie perché fanno “le carine”.

Non possono dare la colpa al “signor web” tutti quei maschi a mano armata che ci consegnano il bilancio annuale del “femminicidio”: mariti, fidanzati, compagni diventano assassini in nome di un sistema patriarcale non ancora superato.

Potevano essere le voci di un rione o le condivisioni su una pagina facebook ma le parole e i giudizi che pesano come macigni sono il frutto delle azioni individuali. Sono le persone che messe insieme costituiscono questa sub-cultura tracimata anche a livello ministeriale con il “fertility day”, dove una donna torna ad essere un corpo da cui sfornare figli per la patria.

"È stata morta una donna", l’ennesima. Perché anche l’Italia ha il suo burqa che racchiude sessismo e violenza nei rapporti di genere.

Giuseppe Manzo

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@nelpaeseit

L'ultima modifica Mercoledì, 19 Luglio 2017 13:14
Giuseppe Manzo

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