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Lunedì, 16 Settembre 2019

SOCIAL NETWORK E SMARTPHONE: ECCO GLI ADOLESCENTI AL TEMPO DELLA CRISI

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 24, 2014

Via i pc, dal cellulare i ragazzi sono sempre connessi. Il 13% gioca d'azzardo on line: ecco tutti i dati della Società italiana di Pediatria

Boom dei nuovi social network. Tra i tredicenni imperversa WhatsApp, a usarlo sono 8 su 10. Conclusa la migrazione dal computer al telefonino: il 93% degli adolescenti si collega a internet dallo smartphone. Sempre piu' tempo speso a chattare nelle ore notturne. I rischi dell'abuso incontrollato: stili di vita piu' pericolosi per chi frequenta piu' di 3 social. Tutti in gara per un 'I like', ma così crescono anche insicurezza e fragilita'. Il 13% ha provato il gioco d'azzardo online, nonostante il divieto ai minori. Circa uno su due avverte la crisi economica, cresce la sfiducia nella possibilita' di trovare un lavoro. In leggera riduzione il fumo di sigaretta.

E' quanto emerge dall'indagine nazionale della Società Italiana di Pediatria, arrivata quest'anno alla sua sedicesima edizione e condotta su un campione nazionale rappresentativo di 2107 studenti (1073 maschi - 1034 femmine) frequentanti la classe terza media inferiore. L'Indagine registra, ininterrottamente da sei anni, un incremento esponenziale dell'uso di internet tra gli adolescenti, complice anche il crollo dei costi di accesso, che ha reso la connessione H24 alla portata di tutti e in ogni momento. Basti pensare che nel 2008 solo il 42% del campione utilizzava internet tutti i giorni contro l'attuale 81%. Due sono le novità che emergono quest'anno. La prima è che si è conclusa la 'migrazione' dal computer allo smartphone: la percentuale di adolescenti che si collega a internet dal telefonino è passata dal 65% del 2012 al 93% nel 2014.

La quasi totalita' degli adolescenti, dunque, ha internet sempre a portata di mano, in qualunque momento della giornata. E internet, salvo qualche sporadico utilizzo, vuol dire essenzialmente social network. La seconda rilevante novità è rappresentata proprio dal boom di nuovi social, attraverso i quali gli adolescenti, ma oggi sempre di piu' tantissimi preadolescenti alla soglia delle scuole medie, esercitano le loro sperimentazioni sociali, talvolta intrecciate talvolta no, con la vita reale. Con tutti i rischi che cio' comporta. In principio c'era Facebook.

Il 75% del campione ha un profilo sul social inventato da Mark Zuckerberg, in passato meta agognata di molti adolescenti oggi vetrina rassicurante per quei genitori che credono di tenere sotto i controllo i figli, grazie alla conquistata amicizia.
Nel frattempo, un po' come la lepre che corre sempre piu' veloce, l'81% degli adolescenti e' sbarcato su WhatsApp, che non e' solo uno strumento di messaggistica, ma puo' essere utilizzato a tutti gli effetti come un potente 'social'; il 42% su Instagram, vetrina di foto ad alto tasso di esibizionismo; il 30% dei maschi e il 37% delle femmine (percentuali in velocissima ascesa) su ASK, dove la possibilita' di comunicare sotto anonimato lo ha reso teatro di numerosi casi di cyberbullismo con esiti drammatici; il 23% su Twitter, social meno gettonato tra i giovanissimi.

I comportamenti a rischio

Il 15% degli intervistati ha dichiarato di aver postato un proprio 'selfie' provocante, percentuale certamente sottostimata se si considera che il 48% dello stesso campione afferma contemporaneamente di avere amici e compagni che postano selfie provocanti. Tra gli altri comportamenti a rischio rivolti a sconosciuti (dove sconosciuto non equivale necessariamente a pedofilo, questo va precisato) il 19% ha dato il telefono, il 16,8% ha inviato una foto, il 24,7% ha rivelato la scuola che frequenta, l'11,6% si e' incontrata con lui, il 5,2% ha accettato proposte di sesso online. E se all'87,6% piace internet perche' si puo' stare in contatto con gli amici, per il 60,2% internet e' addirittura irrinunciabile.

Il presidente della Sip, Giovanni Corsello: "I social network non vanno demonizzati, perché hanno anche aspetti di grande utilità e socializzazione. Il problema come sempre è l'abuso. La migrazione degli adolescenti dal computer al telefonino rende difficilissimo per i genitori rendersi conto del tempo effettivamente speso dai loro figli sui social. E' inoltre difficile dettare regole di comportamento dal momento che la stragrande maggioranza degli adulti non ha idea di come si sviluppa la socialita' sui nuovi social network, di come si strutturano le relazioni, non conosce il linguaggio utilizzato. In questo contesto parlare di controllo non ha piu' molto senso. Le nostre risorse per prevenire comportamenti a rischio sono il dialogo, l'ascolto, l'etica comportamentale che noi adulti di riferimento abbiamo insegnato ai figli. I quali prima di essere adolescenti sono stati bambini". Baby-nottambuli ancora in crescita Un altro aspetto che emerge dall'indagine rispetto alla precedente edizione e' che cresce l'abitudine a navigare nelle ore serali e notturne. Il 56,6% % chatta la sera dopo cena e circa il 40% continua a farlo fino a tardi, prima di addormentarsi in una fascia oraria che interferisce con il sonno, con conseguenze non trascurabili sulla salute. Spiega ancora Corsello: "Alcuni problemi clinici e comportamentali descritti con frequenza maggiore negli adolescenti in questi ultimi anni come cefalea, insonnia, scarso rendimento scolastico, possono trovare motivazione dalla riduzione delle ore di sonno o dal condizionamento indotto da un abuso di internet e da stili di vita non appropriati". E Internet e' il 'primo pensiero' della giornata: non va trascurato il significativo incremento di adolescenti che iniziano le loro escursioni in rete (ovviamente complice la connessione sul telefonino) gia' la mattina appena svegli. Dal 2013 al 2014 la percentuale di chi lo fa spesso e' passata dal 2,6 al 12,5%.

Stili di vita più a rischio per chi frequenta più di tre social

L'indagine ha indagato i rischi dell'abuso, mettendo a confronto le abitudini di coloro che frequentano piu' di tre social con quelle di coloro che non li frequentano o al massimo ne frequentano uno (normalmente Facebook o WhatsApp). E i risultati mostrano che i primi sono piu' inclini ad avere comportamenti a rischio, non solo sul solo web (per esempio postare una foto provocante), ma anche nella vita reale. Chi frequenta piu' di tre social vorrebbe apparire piu' grande, fuma e beve di piu' (il 21% si e' ubriacato). Ma i piu' assidui utilizzatori dei social risultano anche piu' fragili e insicuri. In un contesto in cui cio' che piu' importa e' essere "popolari" (cioe' totalizzare piu' "I like" possibile sulla propria bacheca) non stupisce la larga insoddisfazione riscontrata per il proprio aspetto fisico: 6 su 10 vorrebbero essere piu' magre/i (il 35% ha gia' fatto una dieta dimagrante), avere piu' seno, quasi 8 su 10 vorrebbero avere gambe piu' belle ed in generale essere piu' bella/o. Preoccupazioni presenti in maniera largamente inferiore tra coloro che frequentano un solo social network o nessuno. Fulvio Scaparro, neuropsichiatra: "Ben venga un cauto utilizzo dei social. Ma non dobbiamo dimenticare che i ragazzi, a 13 anni, sono solo all'inizio della loro vita e benche' grandi esperti di tecnologia sono ancora degli sprovveduti quanto a esperienza reale. Il punto e' che hanno a disposizione strumenti potentissimi, attraverso i quali entrano in contatto con il mondo, ma con la modesta attrezzatura di vita di un tredicenne. Dietro la vetrina dei social possono far credere di essere cio' che non sono, possono compensare le fragilita' con l'aggressivita', atteggiarsi, distinguersi: il rapporto con se stessi puo' essere falsato perche' sono proiettati non sulla vita reale ma su un palcoscenico virtuale costituito da migliaia di sconosciuti. Ma soprattutto quello che manca e' il confronto con il fallimento. La vita si impara vivendo, esponendosi al fallimento, ecco perche' dobbiamo spingere i nostri ragazzi a uscire, a fare sport, a confrontarsi con gli altri".

I giovani e il gioco d'azzardo

Un altro 'effetto collaterale' della massiccia permanenza in rete degli adolescenti e' certamente il cosiddetto 'Gambling', ovvero il gioco d'azzardo on-line, che sta diventando un pericoloso fenomeno specie tra i giovani adulti. La sempre maggior offerta di siti - ormai legali - in cui si gioca utilizzando soldi 'veri' e' una tentazione molto forte che inizia a sedurre anche i giovanissimi: i quali, a rigore di logica (o quanto meno di legge) non potrebbero accedere fino al compimento della maggiore eta'. Ciononostante circa il 13% degli adolescenti intervistati (percentuale che sfiora il 17% se si considerano solo i maschi) dichiara di aver frequentato questi siti e di aver giocato 'a soldi' (una o piu' volte), da solo o insieme ad amici.

Il 45% sostiene di aver vinto, solo il 13% ammette di aver perso, mentre il 36% non ricorda l'esito economico della/delle esperienza. Il 32% e' orientato a ripetere l'esperienza, il 45% a non ripeterla e il 18% non lo sa. Il curatore dell'indagine Maurizio Tucci: "La riflessione da fare di fronte a questi numeri, che a rigor di legge dovrebbero essere 0%, e' duplice. Da un lato dobbiamo constatare la pressoche' nulla deterrenza rappresentata dai 'divieti ai minori' di cui il web e' pieno. Il 'divieto' passa dall'essere totalmente ignorato ad essere (come proprio un tredicenne ha detto in uno dei focus group che realizziamo a corollario dell'indagine quantitativa) 'una traccia da seguire'. Dall'altro dobbiamo considerare che al di la' della violazione del divieto, questi giocatori in erba hanno anche modo di gestire somme di denaro e utilizzarle in ambiti in cui dovrebbe comunque avvenire un controllo sull'identita'. I meccanismi di accesso al gioco on-line, la consuetudine di molti di questi siti ad offrire gratuitamente fiches di 'benvenuto', ed i sistemi di pagamento ammessi, sono pero' tali per cui non e' difficile, anche per un minorenne, magari grazie ad un maggiorenne compiacente, avere esperienze di gioco".

I giovani e la crisi

Anche l'adolescenza risente della non facile contingenza economica e sociale che stiamo vivendo. Per il 48,8% la "crisi economica" ha avuto effetti sulla sua famiglia, il 27,4% risponde di non saperlo, solo il 22% ha la percezione che la crisi non abbia influito sul tenore di vita della sua famiglia. Comunque, se avessero 1000 euro da spendere le femmine indirizzerebbero gli acquisti verso abbigliamento-scarpe (66,3%), smartphone (37%) e viaggi (35,3%); mentre i maschi verso playstation/videogiochi (45,5%), abbigliamento-scarpe (41,9%) e smartphone (37,6%).

Cresce la sfiducia sulla possibilità di trovare un lavoro

E' sfiduciato sulle prospettive di trovare facilmente lavoro dopo gli studi il 61% dei maschi e il 68% delle femmine. Nel 2012 lo era il 57% e nel 2009 la percentuale di chi non aveva fiducia di trovare lavoro era piu' bassa di oltre il 10%. Complessivamente quasi uno su due (43,4%) ha la convinzione che la vita di un adolescente di trent'anni fa fosse migliore di quella di un adolescente di oggi. La maggioranza relativa dei maschi vorrebbe diventare uno sportivo, per le femmine primo posto per 'professioni' (28,9%) seguite da 'settore della moda' (19,1%). L'indagine registra un calo generalizzato di fiducia nei confronti di gran parte delle categorie, compresi e questa è una novità, genitori ed amici, mentre sale la fiducia nelle forze dell'ordine e nei soldati. A sorpresa, dopo anni di calo costante, e pur rimanendo di gran lunga la categoria con più basso tasso di fiducia, invertono la tendenza i 'politici'.

Sport sempre insoddisfacente

Al di la' delle due ore scarse settimanali previste dal calendario scolastico, circa il 40% non pratica altro sport o lo pratica per un tempo inferiore alle due ore settimanali. La percentuale supera il 45% per le femmine. Un dato sul quale riflettere e' la percentuale di adolescenti che dichiara di non poter praticare attivita' sportiva extrascolastica per motivi economici. Era il 12% del 2012, mentre oggi la percentuale ha superato il 17%. Addiction, fumo di sigaretta in leggera diminuzione A dichiarare di farne uso e' il 28,3% contro il 32,2 nel 2012. Per l'uso di cannabis la percentuale di chi afferma di averne fatto uso, almeno una volta, resta costante intorno al 7% (occorre pero' rilevare che in tali casi la sincerita' di risposta puo' essere condizionata dal fatto che si tratta di una sostanza illegale). Riguardo la contiguita'' con l'addiction il 56% dichiara di avere amici che fanno uso di cannabis, il 13% di cocaina e il 16,3% di altri tipi di droghe. Rispetto al 2012 questi ultimi dati sono in sensibile aumento. Relativamente al consumo di alcol, consuma vino il 45,4%; birra il 50% e liquori il 23%, con una prevalenza dei maschi nei confronti delle femmine. Interessante osservare che mentre il consumo di vino e' piu' alto nei piccoli comuni rispetto alle aree metropolitane, la situazione si inverte per quanto concerne la birra e i superalcolici.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

L'ultima modifica Giovedì, 13 Luglio 2017 13:26
Giuseppe Manzo

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