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Martedì, 18 Giugno 2019

PACHAMAMA: ACQUA, DONNE E TERRA PER IL FUTURO DELLA BOLIVIA In primo piano

Scritto da  Redazione Mar 22, 2019

Risorsa indispensabile alla vita, bene comune per eccellenza e diritto umano fondamentale, l'acqua potabile è a tutt'oggi, per circa 850 milioni di persone, ancora un'utopia. Il 22 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell'Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992.

In molte regioni del pianeta infatti le popolazioni soffrono quotidianamente crisi idriche e processi di desertificazione e vedono negato il proprio diritto all'acqua, con gravi conseguenze per la salute, l'ambiente e le economie locali.

In Bolivia, dove sull'altipiano le risorse idriche si stanno facendo via via più scarse, è nato il Progetto Pachamama, finanziato dall'AICS e promosso da CEVI in collaborazione con COSPEA SUD e Università di Udine, che intende rafforzare le comunità attraverso la costruzione di infrastrutture per l'acqua, il rafforzamento del ruolo delle donne e la promozione della salute.

Donne e terra

Il 15/10/2016, Giornata Internazionale delle Donne Rurali, la FAO ha reso noto che le donne rurali producono il 45% degli alimenti, ciò nonostante solo recentemente si è iniziato a riconoscere la loro centralità nella sicurezza alimentare. Le donne sono responsabili della coltivazione e della preparazione della maggior parte del cibo consumato nelle case. Sono inoltre le donne che garantiscono la diversificazione della dieta e spendono in maggior misura che gli uomini, i loro ingressi economici per garantire l’alimentazione e preservare la salute nelle famiglie. Secondo la FAO, le probabilità di sopravvivenza di un bambino aumentano del 20% quando la madre controlla il bilancio della famiglia. “Le donne, pertanto, svolgono un ruolo decisivo per garantire la sicurezza alimentare, la diversità alimentare e la salute dei bambini” (FAO).

La Bolivia è il paese latinoamericano con l’indice Globale della Fame (GHI) più elevato (2016). 
Il GHI considera quattro parametri: la proporzione della popolazione che non ottiene abbastanza calorie, i bambini con un peso inferiore a quanto corrisponderebbe per le loro dimensioni, il numero di bambini minori di cinque anni la cui altezza è inferiore alla media ed il tasso di mortalità infantile. Nel gennaio 2017, la WFP ha diffuso dati specifici sulla Bolivia: la denutrizione cronica raggiunge il 25-27%, a fronte di una media regionale del 16%.

Tra le aree di maggiore vulnerabilità del paese rispetto alla sicurezza alimentare e la denutrizione ci sono i comuni delle vallate inter-andine il cui potenziale di produzione di alimenti sta venendo progressivamente eroso dalle inefficienti risposte alle sfide ambientali e sociali che questi territori si trovano ad affrontare. La presente proposta intende intervenire in 8 comuni dei Dipartimenti di Cochabamba (6) e La Paz (2) che, da un lato, presentano alti livelli di vulnerabilità, ma, dall’altro, un alto potenziale produttivo per garantire l’accesso ad una sana alimentare delle popolazioni autoctone e generare un surplus per rifornire i mercati locali e nazionali.

 

Vulnerabilità alimentare

Si tratta di territori rurali semiaridi ad un’altitudine media di 2500m, abitati da comunità indigene che si dedicano all’agricoltura con un indice medio-alto (2-3) di vulnerabilità all’insicurezza alimentare 1 ed un tasso di denutrizione del 27%2. La popolazione nei 2 comuni di La Paz è di 10.804 persone (9.109 in situazione di vulnerabilità), mentre nei 6 di Cochabamba 90.832 persone (75.984 in situazione di vulnerabilità). 

La scarsa disponibilità di acqua limita la quantità e varietà delle colture, che attualmente sono patate e mais, e in minor misura oca, papalisa, fagioli, piselli, fave destinate alla sussistenza. Le donne allevano ovini, avicoli e api con scarse risorse e nessuna assistenza tecnica. Questi sono i prodotti alla base dell’alimentazione familiare, integrati con riso, pasta ed olio. La scarsa disponibilità di acqua a Cochabamba è legata allo stato d’emergenza nazionale per la siccità, per cui il 63% della popolazione non ha accesso all’acqua, inoltre solo il 14% delle superfici agricole utilizza sistemi efficienti di irrigazione e lo sfruttamento delle fonti sotterranee è insostenibile. Nelle comunità d’intervento a La Paz pur essendo presenti acque superficiali mancano totalmente sistemi di captazione e distribuzione. 

La vulnerabilità rispetto alla sicurezza alimentare è inoltre maggiore per le donne che per gli uomini, a causa del radicato patriarcalismo che comporta maggiori difficoltà ad accedere alle risorse naturali, in particolare acqua e terra (nei programmi di riforma agraria si sono trasferiti i diritti esclusivi alla terra agli uomini capofamiglia), accedere agli input agricoli, alla tecnologia ed ai servizi correlati, accedere all’educazione e formazione tecnica, accedere autonomamente ai mercati e generare entrate proprie, accedere agli spazi decisionali e di costruzione di politiche pubbliche.

 

L'ultima modifica Venerdì, 22 Marzo 2019 13:05
Redazione

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