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Mercoledì, 23 Settembre 2020

MAFIA CAPITALE, IL DIBATTITO: LE DOMANDE (E LA RABBIA) DI UN SOCIO LAVORATORE

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 18, 2014

Continua il dibattito lanciato da nelpaese.it sui fatti di Roma. Ecco l'intervento dI Stefano Clemente, socio lavoratore della coop sociale La Carabattola

Vedi gli interventi precedenti qui

Leggiamo e ascoltiamo da autorevoli fonti: Nessuno poteva immaginare ! Nessuno poteva controllare ! Nessuno sapeva ! Se le Cooperative Sociali considerate di successo e modelli vincenti d'impresa sono....
Quando numerose solide e grandi cooperative sociali, o un loro consorzio, vengono guidate da 20 o più anni dallo stesso medesimo Presidente, o in alternanza dalla moglie, possiamo raccontarci che i soci lo hanno liberamente rieletto per 4 o 5 mandati consecutivi, grazie al sistema democratico e partecipativo proprio dell'impresa cooperativa, o piuttosto ci vengono in mente le perenni rielezioni dei Mubarak e dei Putin ?

Quando in cooperative sociali con 200 o 500 o 1000 soci lavoratori si svolge solo un' assemblea di bilancio annuale, con inoltre un tasso di partecipazione inferiore al 50%, possiamo raccontarci che la partecipazione attiva dei soci e la cogestione cooperativa sono processi reali e qualificanti che ci distinguono e ispirano?

Quando il presidente ("a vita"?) di un medio consorzio di piccole cooperative sociali, festeggiando il decennale di attività in pompa magna in un teatro cittadino davanti ad autorità varie, apre il suo intervento esibendo sul grande schermo il diagramma dell'impennata milionaria del suo fatturato, dobbiamo intendere che il volume d'affari è primo indice di valore cooperativo e di successo sociale ?

Quando il "presidente" factotum ("a vita?") di una grande cooperativa sociale viene plaudito e ringraziato da un Sindaco di sinistra su un palco cittadino davanti al popolo e alle Tv nazionali, in quanto ha donato 300.000 € della "sua" cooperativa sociale per sponsorizzare una singola tappa di una importante corsa ciclistica..e quando gli anni successivi ripete di tasca sua sponsorizzazioni ancor più ricche, dobbiamo domandarci e domandargli qualcosa in merito a cosa e come si impiegano gli attivi di gestione o a proposito delle diseguaglianze retributive ed economiche nella cooperazione sociale?

Quando in una grande cooperativa sociale del Centro Italia, il CdA decide di espandersi nel Nord-Ovest,,ed allora fa piombare improvvisamente suoi manager in giacca e cravatta su berline di servizio a centinaia di km di distanza, per partecipare a pioggia ad appalti-concorsi, nel tentativo di subentrare nella gestione di servizi affidati da tempo a onlus radicate in quei territori, dobbiamo interrogarci sul significato di diffusione della cultura cooperativa o di radicamento con la comunità locale, ecc, ecc?

Quando blasonate e grandi cooperative sociali sono strutturate con le stesse scale gerarchiche, lo stesso accentramento dei processo decisionali su figure "apicali", sul carrierismo interno, su differenze retributive e di benefit quali strumenti primi di riconoscimento e incentivo, cosa intendiamo per impresa sociale, per nuova dignità del lavoro, per modello economico alternativo, per controllo e potere assembleare ?

Come fa una cooperativa sociale a promuovere il protagonismo, l' inclusione, l'esercizio pieno ed effettivo dei diritti, la cittadinanza attiva e l'autogestione, l'uguaglianza e la giustizia economica delle fasce più marginali e deboli della popolazione se prima (e durante.. e sempre) non le ha già concretamente realizzate e praticate al suo interno per/con i suoi soci-lavoratori ( grazie a modelli e pratiche culturali e gestionali, aziendali, retributive, formative veramente alternative – cooperative- egualitarie – ecc.).
Se in una cooperativa sociale i soci-lavoratori vengono considerati e trattati alla stregua di dipendenti per di più non-sindacalizzati, dobbiamo permetterle di conservare lo status di coop sociale-onlus?

E proprio quelle grandi e solide cooperative sociali , e loro consorzi, che hanno assimilato il vocabolario delle imprese profit, e le loro strategie e logiche di business, di marketing, di finanza, di management, di espansione, di sponsorizzazioni mediatiche e "politiche" (e quindi anche la collusione, concussione e corruzione che sorreggono e sottendono quel mondo affaristico) sono tutte tranquillamente associate alle Centrali della Cooperazione Sociale: molte si muovono con i loro manager e presidenti negli uffici centrali con grande disinvoltura ed apprezzamento, sovente citate ad esempio e portate in palmo di mano durante convegni e congressi, senza che nessun Ispettore in nessun verbale di Revisione annuale abbia da denunciare che i principi e gli scopi statutari non siano concretamente realizzati, in primis per i propri soci-lavoratori...e che quindi non siano in realtà cooperative sociali!

E poi ci lamentiamo se la Costituzione Italiana è rimasta una pura enunciazione di principi incompiuti o negati?! E potremmo andare avanti per ore.. E i soci-lavoratori della Coop 29 Giugno oggi non hanno niente da dire sul loro Presidente e CdA , che teoricamente hanno liberamente eletto ? O hanno paura di essere licenziati? O sono stati assunti per vie clientelari o nepotistiche e quindi tacciono ? O godevano di una gestione non-cooperativa ? O non possono neanche oggi farsi valere e sentire per altri motivi?

Stefano Clemente – socio lavoratore cooperativa sociale La Carabattola

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@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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