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Martedì, 16 Luglio 2019

LEGALITÀ E MERCATO: PER LE COOP UN CONNUBIO POSSIBILE

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 15, 2015

Legalità, etica, impegno nella denuncia e nella lotta ai fenomeni mafiosi: sono queste le parole d'ordine sulle quali la cooperazione deve costruire e difendere la propria reputazione. A discutere sul tema della legalità e della trasparenza nel mondo della cooperazione sono stati Orietta Antonini della presidenza Legacoop e a capo della cooperativa sociale Itaca e Gianpiero Calzolari di Libera Terra, in occasione della seconda edizione di Woodcoop, l'appuntamento annuale di giovani cooperatori aderenti a Legacoop che quest'anno si è tenuto a Firenze.

In una fase in cui la cooperazione è spesso messa in cattiva luce da fatti di cronaca, ha detto Antonini, è fondamentale che imprese difendano la loro reputazione, impegnandosi per prime nella denuncia dell'illegalità. Non ha senso, secondo la presidente di Itaca, parlare di buona cooperazione e non: la cooperazione ha tra i suoi valori fondanti la legalità ed essa stessa lavora per un'economia e un mercato più trasparenti ed equi.

"Nel settore cooperativo", ha proseguito Antonini, "il confine tra legalità ed etica è spesso sottile"; spetta però a ciascuna impresa declinare e applicare in modo più o meno ampio questi principi. La rotazione degli incarichi, ad esempio, è un ottimo presidio per la cooperazione.

Ma al di là della legalità intesa come principio da applicare e promuovere all'interno della propria organizzazione, la cooperazione ha tra i suoi valori anche quello di sostenerla all'esterno, ad esempio tramite il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia. Proprio dalla Antonini arriva la proposta di recuperare gli immobili sottratti alla criminalità organizzata per destinarli all'accoglienza, rispondendo così a un'emergenza sociale attuale.

 

Libera Terra: un esempio di promozione della legalità

 

Un esempio di come le terre che un tempo appartenevano a criminali possano essere valorizzate a favore della collettività è il lavoro svolto dalle circa dieci cooperative che compongono Libera Terra e che aderiscono all'associazione contro le mafie fondata da Don Ciotti e Giancarlo Caselli. L'attività delle coop di Libera terra consiste nel produrre alimenti biologici sui terreni confiscati alla mafia in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania.

"Le nostre cooperative sono nate in condizioni molto difficili", ha spiegato Calzolari, "sia per quanto riguarda la situazione economica che quella della dignità dei lavoratori stessi, spesso calpestata da regole arcaiche. L'obiettivo era quello di restituire dignità a una delle categorie più diseredate del dopoguerra, portando avanti la voglia di riscatto".

Resistere a delle regole di mercato sempre più aggressive e riuscire ad affermare un marchio che ha alla base un forte principio etico, ha aggiunto Calzolari, non è semplice, ma neppure impossibile. "C'è bisogno che oltre alla motivazione ci siano competenze imprenditoriali per poter sostenere una competizione che è molto più elevata di quella di quaranta o cinquant'anni fa, ma noi abbiamo costruito eccezionali leve di imprenditori cooperativi".

Per Calzolari, si può quindi riuscire a sviluppare uno spirito imprenditoriale mantenendo contemporaneamente un forte principio etico a fondamento della propria attività. È necessario, però, sensibilizzare i consumatori al messaggio sociale che permea l'attività di Libera Terra: questo è tanto più vero in un momento storico in cui "la comunicazione è veloce, spesso effimera, e l'informazione si esaurisce in pochi secondi".

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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