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Sabato, 20 Ottobre 2018

LAVORO, FMI: LONTANA LA RIPRESA DELL'OCCUPAZIONE. E DALLA CGIL L'AFFONDO SUL JOBS ACT

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 28, 2015

Ancora venti anni prima che il tasso di disoccupazione nel nostro Paese possa ritornare ai livelli pre-crisi. Le previsioni sul mercato del lavoro in Italia del Fondo monetario internazionale arrivano giusto in tempo per smorzare l'entusiasmo con cui il governo Renzi decanta le lodi del Jobs act. E infastidiscono non poco il ministero dell'Economia, che prontamente risponde in una nota che le stime dell'Fmi non tengono conto delle riforme strutturali già introdotte.

Intanto, però, suonano già più lontane le rassicurazioni del Presidente del Consiglio, dette nei giorni di massima preoccupazione per la crisi greca, sul fatto che "noi non siamo più il malato d'Europa".

I dati dell'Fmi fotografano un futuro tutt'altro che roseo per l'Italia: "senza una significativa accelerazione della crescita", si legge nel documento, "ci vorranno dieci anni per la Spagna e quasi venti anni per Italia e Portogallo per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi". Più in generale, nella zona euro la crescita potenziale è stimata all'1%: la ripresa si sta rafforzando, ma a una velocità ancora troppo bassa per ridurre la disoccupazione.

Ancora una volta, il Fondo monetario indica quale deve essere la strada: bisogna "aumentare l'efficienza del settore pubblico e della giustizia civile", ma anche "migliorare la flessibilità del mercato del lavoro e aumentare la concorrenza nei mercati dei prodotti e dei servizi". Infine una raccomandazione sulla riforma della Pubblica Amministrazione, che dovrebbe includere modifiche "all'approvvigionamento dei servizi pubblici locali, delle gare pubbliche e della gestione delle risorse umane".

Tutto sta, allora, nel vedere se le riforme del governo avranno l'effetto sperato e smentiranno le previsioni negative. Ma secondo il segretario confederale della Cgil Serena Sorrentino, il Jobs act sta già mostrando "mese dopo mese il suo fallimento annunciato".

"Non c'è nessuna inversione di tendenza, i rapporti di lavoro cessati sono 9.768 in più di quelli attivati", ha detto Sorrentino commentando i dati del ministero del Lavoro. Anche dopo la tanto attesa e acclamata riforma, insomma, si continua a licenziare più di quanto non si assuma.

"I contratti a termine rimangono a valori altissimi (68,8% sul totale) e in crescita, alla faccia delle tutele crescenti, quindi non è rilevabile uno spostamento significativo della nuova occupazione verso il contratto a tempo indeterminato, ma siamo ancora in presenza di trasformazioni incentivate dall'esonero contributivo e non dal Jobs act".

Se, infatti, i contratti attivati complessivamente a giugno 2015 sono 61.098 in più rispetto allo stesso mese del 2014, lo si deve al maggior numero di contratti a termine in più rispetto alle cessazioni: "altro che lotta alla precarietà, i tempi indeterminati sono 9.768 in meno e quelli a termine crescono di 94.519 unità".

Per Sorrentino è necessaria una "svolta radicale: una riforma universale degli ammortizzatori sociali, un piano del lavoro per i giovani, un programma vero di politiche attive. Il governo, invece, ha scelto di dare cinque miliardi di euro alle imprese per l'esonero contributivo a fondo perduto, senza alcuna finalizzazione e senza ottenere il risultato auspicato in termini di nuove assunzioni".

"Per questo", ha concluso il segretario confederale, "la Cgil sta lavorando a una nuova proposta di Statuto dei diritti per tutte le lavoratrici e lavoratori, perché la ricetta della svalutazione del lavoro è fallita in Italia e in Europa. Il Ministro Poletti ha sempre detto che avrebbe monitorato l'andamento della riforma; prenda atto che la politica sul lavoro del governo va cambiata, perché a partire dalla riforma del contratto a termine non ci sono segni concreti di cambiamento verso la stabilità dell'occupazione".

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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