Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Sabato, 07 Dicembre 2019

BENI CONFISCATI, FURTI E MINACCE ALLE COOP SOCIALE "GIOVANI IN VITA": PARLA ROCCO ROSITANO

Scritto da  Giuseppe Manzo Ago 25, 2015

Continua l'ondata di attacchi ai terreni confiscati alla mafia che negli ultimi mesi sta attraversando il Sud. Ancora una volta ci troviamo in Calabria, dove vittima di un atto intimidatorio è la cooperativa sociale Giovani in Vita, che lavora su terreni agricoli confiscati e sequestrati alla 'ndrangheta. Lo scorso 11 agosto sono stati rubati un trattore e altri piccoli attrezzi agricoli dal capannone di Anoia, in provincia di Reggio Calabria. Due giorni dopo è stato incendiato un ulivo secolare sul terreno dove opera la cooperativa. Ma nonostante le intimidazioni mafiose e lo scarso sostegno da parte degli amministratori pubblici e delle stesse associazioni antimafia, i soci di Giovani in Vita non si arrendono e continuano a portare avanti i principi della cooperazione e della lotta alla criminalità organizzata.


A raccontarci il percorso, le piccole vittorie e i grandi ostacoli di Giovani in Vita è Rocco Rositano, presidente della coop sociale di Sinopoli.

 

Come nasce e che tipo di lavoro svolge Giovani in Vita?

La nostra cooperativa è nata nel 2003 a Sinopoli (RC) grazie ai Piani Operativi Nazionali - Sviluppo, Sicurezza e Legalità nel Mezzogiorno d'Italia, ma il progetto è diventato operativo solo nel 2008. Siamo una cooperativa sociale di tipo b, quindi finalizzata all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, che per noi non sono solo quelle con svantaggi fisici, ma anche extracomunitari e disoccupati. Nel 2003 lo scopo era quello di creare opportunità di lavoro, e all'inizio non avevamo in mente una specifica attività; poi, pian piano, abbiamo iniziato ad avere in concessione dei terreni confiscati alla mafia. Una nostra peculiarità è che operiamo anche su terreni agricoli di privati che sono vittime di intimidazioni da parte della 'ndrangheta. Quest'ultima riesce a fare "terra bruciata" attorno ai piccoli proprietari di cui vuole acquisire i terreni, ad esempio minacciando gli operai e impedendo loro di andare a lavorare. Le aziende hanno quindi grandi difficoltà a coltivare le terre. Otre a quelli confiscati, poi, lavoriamo anche su dei terreni sequestrati che abbiamo preso in gestione tramite bando, per un totale di 400 ettari sparsi in tre province della Calabria, più circa trenta ettari di agrumeti.


Cos'è successo l'11 agosto, e da allora quali sono stati gli sviluppi?

Attualmente operiamo in un uliveto al cui interno è iniziato un progetto (per il quale abbiamo vinto un bando) per estirpare un agrumeto e impiantarvi un frutteto di kiwi. Subito sono iniziati dei problemi: gli amministratori giudiziari per ordine dei giudici hanno bloccato il nostro lavoro e ancora non sappiamo il perché. Abbiamo comunque deciso di terminare di tagliare l'agrumeto, ma non siamo riusciti a trovare nessuno che ci fornisse un mezzo adeguato per macinare i rami, che vanno smaltiti. L'unica persona che si era resa disponibile, dopo la prima giornata di lavoro non si è fatta più vedere, inventando scuse per non ritornare. Anche tutti gli altri a cui ci siamo rivolti, dopo aver saputo dove lavoriamo, hanno fatto lo stesso. Alla fine abbiamo iniziato a tagliare e dividere la legna noi stessi. Il pomeriggio di quel giorno, ad Anoia, dove c'è un capannone con dei mezzi sequestrati alla vecchia azienda, abbiamo visto che il nostro trattore e delle attrezzature più piccole non c'erano più. Nel capannone erano parcheggiati altri otto trattori, ma solo il nostro è stato rubato. Dall'11 agosto ad oggi non ci sono stati sviluppi. La sera stessa abbiamo avvertito i carabinieri, che sembravano un po' infastiditi, e due giorni dopo abbiamo fatto la denuncia.


Avete ricevuto altre forme di intimidazione in passato?

Sì, ma più che alla nostra cooperativa sono stati atti intimidatori rivolti al direttore, Domenico Luppino. È stato lui a fondare Giovani in Vita nel 2003 e all'epoca era sindaco di Sinopoli; dopo tre anni i consiglieri si sono dimessi tutti e la giunta è decaduta. Solo in un anno Luppino ha ricevuto nove intimidazioni, tra cui anche colpi di pistola. Gli uliveti di sua proprietà sono stati bruciati almeno trenta volte.

Due giorni dopo il furto del nostro trattore abbiamo trovato bruciato un ulivo secolare nel terreno dove lavoriamo. C'è poi da aggiungere che, a causa di queste intimidazioni, da tre anni la cooperativa non può fare quello che vuole negli uliveti. Per migliorare la qualità del terreno e aumentare la velocità vorremmo poter eseguire la trinciatura, in modo tale da creare uno strato che serve a mantenere l'humus e garantire così uno stato ottimale per gli ulivi. Ma dato che questo creerebbe una sorta di prato di erba secca in estate, gli incendi si propagherebbero all'istante. Siamo quindi costretti a fare un altro tipo di lavoro, più lento e che richiede maggiori spese, per abbassare il rischio di grandi incendi.


Avete ricevuto il supporto delle istituzioni a seguito di questo episodio?

Abbiamo mandato lettere a politici, imprenditori e anche alle associazioni. I riscontri che abbiamo avuto a livello statale e di amministratori pubblici sono state due o tre su un centinaio di lettere inviate: un assessore della Regione Calabria e un parlamentare del Movimento 5Stelle che fa parte della Commissione Antimafia. Non abbiamo ricevuto segnali di solidarietà nemmeno da altre persone che in passato hanno subito delle intimidazioni.


Come è visto il vostro lavoro dalla cittadinanza? Ricevete dei segnali di solidarietà?

Da quando siamo nati abbiamo ottenuto alcuni successi nel nostro Comune: oggi, a differenza che nel 2008, le persone vogliono lavorare con noi, e questa è già una vittoria importante. All'inizio ci prendevano per pazzi, mentre ora hanno una visione diversa del nostro lavoro. Fatta qualche eccezione, però, la solidarietà è pochissima. La maggior parte delle persone ha paura, o forse è invidiosa. Quello che manca, comunque, è soprattutto la solidarietà degli amministratori comunali, delle istituzione e delle associazioni, anche quelle antimafia, nonostante qui in Calabria ce ne siano tante.


A che livello di sviluppo è il modello cooperativo in Calabria e, in generale, nel Sud? La cooperazione funziona in contesti socio-economici difficili come quello calabrese?

Non credo che la cooperazione funzioni bene qui. Lo vediamo anche in altri casi, non solo nel nostro. La maggior parte delle volte, i soci delle cooperative non comprendono cosa vuol dire essere soci, partecipano poco e pensano di lavorare in un'azienda come le altre. In questo contesto è difficile anche trovare dei partner per portare avanti progetti più ampi.


Il messaggio che avete ricevuto con il recente furto è chiaro: il vostro lavoro dà fastidio. Cosa avete intenzione di fare dopo questo avvertimento?

Noi continueremo a lavorare perché è nel nostro dna, lo facciamo soprattutto per noi, per guardarci la mattina allo specchio senza vergognarci. Lo facciamo per le famiglie dei soci e per i soci stessi, che con noi hanno visto un possibile futuro legale. È bello lavorare in questi terreni che appartenevano a potenti mafiosi. Vedere un vecchietto avvicinarsi e complimentarsi sottovoce è una bella soddisfazione.

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Lascia un commento

Assicurarsi di inserire tutte le informazioni necessarie, indicate da un asterisco (*). Il codice HTML non è consentito.

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Dicembre 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31