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Mercoledì, 18 Settembre 2019

MEZZOGIORNO DI FUOCO/ SVIMEZ, I DATI: AL SUD UNA CRISI SENZA FINE

Scritto da  Giuseppe Manzo Ott 27, 2015

Per il Sud Italia, il 2014 è stato il settimo anno di crisi ininterrotta: dal 2007 il prodotto interno lordo in quest'area si è ridotto del 13%, quasi il doppio della flessione registrata nel Centro-Nord.

Un calo dei consumi delle famiglie di oltre tredici punti percentuali, investimenti in caduta in tutti i settori dell'economia e un tasso di occupazione che con circa 5,8 milioni di occupati, lo scorso anno ha raggiunto il picco più basso dal 1977.

Sono questi alcuni dati che emergono dal rapporto 2015 della Svimez, l'associazione senza fini di lucro che da anni studia l'andamento economico del Mezzogiorno italiano. A luglio alcune anticipazioni del rapporto avevano parlato di "sottosviluppo permanente" per le regioni meridionali. Subito dopo il duro giudizio negativo, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si era affrettato a lanciare una promessa tanto impegnativa quanto disattesa: del famoso "masterplan" per il Sud, che doveva essere realizzato entro la metà di settembre, non v'è ancora traccia.

Intervenuta alla presentazione del rapporto Svimez, che si è tenuta il 27 ottobre presso la Camera dei Deputati, la presidente Laura Boldrini ha annunciato che l'Aula dedicherà "quanto prima una seduta speciale alla questione del Mezzogiorno". Ma di fronte ai numeri allarmanti che provengono dal Sud, gli annunci della politica appaiono quantomeno vaghi.

Secondo il rapporto Svimez, "nel periodo di crisi la flessione della spesa per gli investimenti è stata profonda in entrambe le parti del Paese, ma di intensità notevolmente maggiore al Sud". In particolare, in quest'area la caduta degli investimenti ha interessato tutti i settori dell'economia, ma in quello dell'industria in senso stretto si è registrato un vero e proprio "crollo" del 59,3%. Drastiche riduzioni sono state riportate anche nell'agricoltura e nelle costruzioni.

Si tratta di "effetti negativi non più transitori ma strutturali", ha detto il direttore della Svimez Riccardo Padovani, che raccontano di un "nuovo equilibrio al ribasso".

I risvolti di tale stagnazione economica sul piano sociale sono altrettanto drammatici. Se nel resto del Paese gli ultimi anni hanno visto una lenta ripresa dell'occupazione, il trend continua ad essere negativo nelle regioni meridionali. Qui, tra il 2008 e il 2014, il calo dell'occupazione è stato del 9%, oltre sei volte superiore a quello del Centro-Nord.

La "nuova geografia del lavoro" racconta di una metà del nostro Paese in cui ad essere particolarmente accentuata è la riduzione dell'occupazione giovanile (-58mila unità); in calo sono anche gli occupati tra i 35 e i 49 anni, mentre a crescere, con 82mila unità, sono solo gli over 50.

Il quadro occupazionale è accompagnato da quello dell'andamento demografico, che si conferma in crisi in linea con l'andamento iniziato nel 2000. Lo scorso anno, infatti, la popolazione meridionale è diminuita di circa 20mila unità, dopo la flessione di 30mila dell'anno precedente. Dall'inizio del nuovo secolo, la crescita demografica si è fermata al +19% rispetto al +93,5% del Centro-Nord.

Il "dualismo territoriale" fotografato dalla Svimez, inoltre, risulta in stretto collegamento con il problema delle disuguaglianze. Dopo la crisi, "la povertà assoluta è raddoppiata sia al Nord che al Sud, ma qui l'incidenza è doppia: ne è colpita una persona su tre invece che una su dieci", ha detto Padovani.

Le previsioni per il 2015 parlano di una "timidissima" ripresa dello 0,1% al Sud, cioè "una sostanziale stazionarietà". A livello nazionale, invece, è stimato che il Pil dovrebbe crescere dello 0,8%.
Nonostante alcuni andamenti positivi, però, l'Italia continua ad essere l'unico grande Paese in Europa che nel 2014 ha presentato ancora una crescita negativa. Negli ultimi sette anni, infatti, "l'economia italiana è rimasta stagnante (-1,1% cumulato) rispetto al +17% dell'Unione europea".

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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