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Lunedì, 14 Ottobre 2019

POVERTÀ EDUCATIVA, SUD AGLI ULTIMI POSTI NELL'OFFERTA DEI SERVIZI ALL'INFANZIA

Scritto da  Redazione Mag 09, 2016

Ancora due regioni del sud agli ultimi posti per una classifica sulla povertà educativa in Italia. Sono la Sicilia e la Campania i territori dove è più scarsa l'offerta di servizi e opportunità educative e formative che consentono ai minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni.

A stilare la classifica è Save the Children nell'ambito del rapporto "Liberare i bambini dalla povertà educativa: a che punto siamo?" presentato il 9 maggio a Roma in occasione della conferenza di rilancio della campagna "Illuminiamo il Futuro".

Al secondo posto della classifica in negativo, con un leggero distacco rispetto a Sicilia e Campania, troviamo Calabria e Puglia. Fanno da contraltare Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, le aree più "ricche" di offerta formativa ed extracurriculare per i minori.

Considerando in generale l'intero territorio italiano, l'analisi di Save the Children mostra come l'offerta di servizi all'infanzia sia molto scarsa e gravissima l'assenza del tempo pieno (non presente nel 68% delle scuole primarie e nell'80% di quelle secondarie di primo grado). Insufficiente, inoltre, l'offerta di mense scolastiche (disponibili solo per il 52% degli alunni).

Il 59% degli studenti frequenta scuole dotate di infrastrutture non adeguate a garantire l'approfondimento, e a risentirne sono per primi i risultati ottenuti dai ragazzi: quasi il 20% dei quindicenni non raggiunge la soglia minima di competenze in lettura e il 25% in matematica. Il tasso di dispersione scolastica si attesta al 15%; sebbene lievemente migliorato negli ultimi anni, è ancora molto lontano dalla soglia massima del 10% fissata dall'Unione Europea per il 2020 e al 5% per il 2030. Profonde le differenze tra il nord, il sud e isole (in Veneto la dispersione si ferma all'8%, mentre Sardegna e Sicilia si contendono il primo posto con il 24% di ragazzi che lasciano prematuramente la scuola).

Il rapporto di Save the Children conferma poi la stretta correlazione tra povertà materiale e povertà educativa: è proprio nelle regioni ai primi posti della classifica sulla povertà educativa che si registrano i tassi di povertà più elevati d'Italia.

Nel nostro Paese, ricorda l'organizzazione per la difesa dei diritti dei più piccoli, sono oltre un milione i bambini che vivono in povertà assoluta, e si concentrano in particolare in regioni come la Calabria (quasi uno su quattro) o la Sicilia (poco meno di uno su cinque). Sono invece poco meno di due milioni quelli che vivono in povertà relativa (il 19%), ma ancora una volta è il Sud a vivere la situazione peggiore, dove più di un terzo dei minori si trova questa condizione.

Dal rapporto di Save the Children emerge, infine, una connessione molto forte anche tra povertà educativa e i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training), ovvero quei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano percorsi di istruzione e formazione. Come in un circolo vizioso, infatti, i bambini e gli adolescenti che nascono in zone dove maggiore è l'incidenza della povertà economica e che offrono poche opportunità di apprendimento a scuola e sul territorio, una volta diventati giovani adulti rischiano di essere esclusi, perpetuando questa condizione per le generazioni successive.

 

Redazione

(Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

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