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Domenica, 11 Aprile 2021

UNIONI CIVILI, QUEL SÌ NEGATO A CLAUDIA E CARMEN

Scritto da  Redazione Ott 17, 2016

Oggi il quotidiano triestino "il Piccolo" ha reso nota la drammatica storia di due donne: Claudia Rolando, presidente della Cooperativa Lavoratori Uniti "Franco Basaglia", e Carmen Roll, fondatrice e prima presidente della Cooperativa Agenzia Sociale.

“A causa della campagna di boicottaggio della "legge Cirinnà" – scrive Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia - scattata anche nella loro città, non hanno potuto sposarsi prima della morte prematura di Claudia. Una crudeltà che ci tocca tutte/, e che svela il livello di barbarie che attanaglia la politica italiana”.

“A pochi giorni dalla festa per il 130° di Legacoop – continua l’associazione regionale - e dall'evento che a Trieste è stato organizzato dalle cooperative sociali attorno alla primogenita tra esse - proprio la CLU - ci pare giusto ricordare anche in questo modo Claudia, e stringerci ancora una volta in un grande abbraccio collettivo a Carmen.Anche questa è la cooperazione: non asettica impresa sociale, ma persone, con i loro sentimenti, le loro storie e testimonianze; ed anche le ingiustizie, contro cui ogni giorno ci battiamo”.

Il racconto su Il Piccolo

“Carmen e Claudia sono compagne di vita da circa vent'anni. Claudia è la presidente della cooperativa lavoratori uniti Franco Basaglia: piemontese, prima di arrivare a Trieste, aveva lavorato a Genova nella comunità di don Andrea Gallo. Apprezzata dai colleghi per il suo «carattere energico, rigoroso e intransigente», è protagonista di iniziative quali la riapertura del Caffè Verdi da parte della cooperativa. Carmen, la cui origine tedesca si afferra ormai solo da una lieve inflessione d'accento, è un'infermiera che ha vissuto la rivoluzione psichiatrica avvenuta nella nostra città. Due figure conosciute in città. Da molto tempo attendono una legge che consenta anche a loro di fare quel che di solito fanno le persone che condividono l'esistenza: sposarsi. Una speranza che le due donne coltivano anche nel seguire il lungo e combattuto percorso che porta la legge Cirinnà verso l'approvazione. Nel 2015, però, Claudia si ammala di un tumore. Il decorso della malattia è molto rapido, feroce. Anche il clima politico si fa pesante”.

Così sul quotidiano Il Piccolo che continua: «In primavera si era ormai capito che la legge Cirinnà sarebbe stata approvata - racconta Carmen -. Nel frattempo però a Trieste era iniziata la campagna elettorale. L'allora candidato Roberto Dipiazza aveva annunciato che avrebbe fatto "obiezione di coscienza" e che non avrebbe applicato la Cirinnà». Il 5 giugno la legge entra in vigore dopo il via libera in parlamento. Pochi giorni dopo Vittorio Sgarbi tiene un comizio in piazza della Borsa in cui, tra le risate del pubblico e dei candidati del centrodestra, parla dei «culattoni» che reclamano per sé il matrimonio. Claudia sta sempre peggio e assieme a Carmen decide di avviare le procedure per l'unione civile. A Monfalcone, però, dove l'aria è diversa e l'amministrazione non ha preclusioni in tema: «Il Comune monfalconese ha fatto veramente molto per noi» dice Carmen. Da Roma però arrivano altre complicazioni: «Il governo tardava a pubblicare le norme transitorie. Fu il ministro Alfano a tergiversare, tanto che uscirono con sei giorni di ritardo sul limite massimo. Se avesse fatto il suo dovere, pubblicando le norme in tempo, le cose sarebbero andate diversamente».

“Consci del fatto che il tempo stringe a causa della salute di Claudia, gli uffici del Comune di Monfalcone e l'assessore Cristiana Morsolin avviano la pratica anche in assenza delle norme. «Tanto nel frattempo arriveranno», pensano. Nel frattempo viene interessata alla vicenda la stessa Monica Cirinnà, la firmataria della legge, che inizia a seguire la vicenda. Poi le norme transitorie arrivano. Al tempo della pubblicazione, però, le condizioni della donna sono ancora peggiorate: se prima era difficile spostarla da casa, ora diventa impossibile. L'unica via è procedere alla celebrazione dell'unione civile a domicilio, possibilità contemplata nei casi come il suo”.

“«Un giorno il medico è venuto a casa per visitare la mia compagna - dice Carmen -. Io gli ho chiesto informazioni sulla settimana successiva e lui mi ha fatto capire che poteva essere questione di ore». Poche ore per stare assieme e realizzare quel sogno. In serata chiedono alla sindaca di Monfalcone Silvia Altran di venire a celebrare a Trieste. La prima cittadina replica che non può farlo senza una delega del Comune di Trieste. La mattina dopo gli uffici monfalconesi avviano le pratiche per la domanda ma è troppo tardi. «Mi consola pensare che tutta la famiglia di Claudia ha avuto il tempo di venire a Trieste dal Piemonte per salutarla per l'ultima volta - racconta Carmen -. È morta circondata dai suoi cari». Resta l'amarezza per quel sogno mancato per un soffio: «Se avessimo avuto certezza che non saremmo state discriminate avremmo fatto domanda a Trieste. Noi volevamo solo il riconoscimento dovuto a una coppia normale nella città in cui abbiamo sempre vissuto e lavorato»”.

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