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Sabato, 20 Ottobre 2018

SWG, GIOVANI E POLITICA: CAMBIAMENTO SÌ, MA "POLITICALLY CORRECT"

Scritto da  Redazione Nov 25, 2016

Alcuni recenti eventi internazionali, come il referendum sulla Brexit e le elezioni presidenziali statunitensi, sono stati misuratori della rabbia e dell’impulsività che oggi, più che in passato, guidano le persone nelle scelte di natura politica.

Ma non solo: essi hanno anche evidenziato una profonda linea di demarcazione tra il sentire degli adulti, che nel loro radicato disincanto condannano ora ciò che essi stessi hanno contribuito a costruire (salvo poi perdere il controllo sullo sviluppo), e il sentire dei più giovani, che si affacciano al mondo della politica proprio nel momento in cui questa fatica ad essere identificata in modo univoco e appare invece dilaniata tra la tradizione e la rivoluzione, tra dignità e sconsideratezza, speranza di ricostruzione e tentativi di distruzione.

I giovani infatti sono stati quelli che in grande maggioranza hanno votato per il “no” all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, e che hanno dimostrato minore simpatia per Donald Trump.

L’ultimo sondaggio Swg, realizzato con Skuola.net, prova a fare un ritratto ideologico anche dei giovani italiani, dai 15 ai 25 anni. Il primo tratto distintivo è la voglia di cambiamento radicale: per il 51% degli intervistati, nel nostro Paese c’è bisogno di una rivoluzione; per il 42%, invece, occorre intraprendere la strada delle riforme.

Non fa paura, anzi, affascina, il “politicamente scorretto” di fronte a un modo di concepire la politica come moderata ma falsa: sebbene la maggioranza dei giovani (49%) dice di preferire un politico che abbia idee e comportamenti moderati, la differenza di percentuale con chi, al contrario, preferisce una persona che dice ciò che pensa, anche se in modo sgarbato e non sempre corretto, è minima (45%).

E riguardo all’ambiguità del termine “populista”, recentemente in fase di rivalutazione con l’attribuzione del connotato di “vicinanza al popolo”, che cosa ne pensano i giovani? Per ben il 61% di essi, “populista” è un epiteto negativo (molto o abbastanza). Ma una differenza importante emerge tra i giovani minorenni e i maggiorenni: tra quelli che vedono il populismo in senso positivo prevalgono i primi, a dimostrazione del fatto che il cambiamento di prospettiva si radica molto più facilmente tra coloro che non possiedono l’età sufficiente per poter fare un confronto con il passato.

G.C.

@nelpaeseit

Redazione

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