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Domenica, 11 Aprile 2021

DA RIGOPIANO AI PAESI SOTTO LA NEVE: I VIGILI DEL FUOCO CONTINUANO A SALVARE VITE

Scritto da  Redazione Gen 21, 2017

A Rigopiano vigili del fuoco e soccorritori hanno continuato tutta la notte. Sono state così salvate finora quattro persone, due donne e due uomini. Si tratta del gruppo delle cinque che erano ancora all'interno della struttura e che erano state individuate nella giornata di ieri. I soccorritori continuano a lavorare senza sosta per recuperare l'altra e individuare l'altra ventina di persone che ancora manca all'appello.

Il bilancio delle vittime sale a quattro, due donne e due uomini. I soccorritori hanno infatti trovato fra le macerie il corpo di una seconda donna, dopo quella individuata in precedenza.

Ci sono ancora superstiti sotto le macerie dell'hotel spazzato via da una slavina. Tre bambini sono stati estratti vivi dai vigili del Fuoco nel tardo pomeriggio dopo oltre 40 ore. Tra loro anche Ludovica Parete, figlia del cuoco, Giampiero, sopravvissuto fin dal primo momento alla tragedia e che aveva dato l'allarme inascoltato del crollo dell'albergo. Prima di loro erano stati salvati la moglie e l'altro figlio.

"Voglio i miei biscotti". Questa la prima richiesta di Ludovica, 6 anni, la figlia di Giampiero Parete, l'uomo di 38 anni che per primo ha lanciato l'allarme dall'hotel di Rigopiano. A riferire le parole della bambina è Quintino Marcella, amico e datore di lavoro di Giampiero, che ha parlato al telefono con lei. "Non ci credevamo più, non ci speravamo più" ha detto Adriana Parete ai soccorritori che l'hanno estratta viva dalle macerie insieme al figlio Gianfilippo.

Non solo Rigopiano: anziani salvati dal freddo

'Per la prima volta in vita mia ho volato, e ho 90 anni. Ne avrei fatto volentieri a meno, anzi mi sono scusata con i vigili che questa mattina hanno salvato me, mio marito e i nostri vicini''. Rosa Paolini e suo marito Egidio Gaspari sono due delle persone recuperate dai vigili del fuoco con l'elicottero a Piandelloro, una frazione di Acquasanta Terme (Ascoli Piceno) sommersa sotto la neve e senza corrente elettrica da 4 giorni.

Ieri il primo tentativo di recuperarli via terra, ma i soccorritori si sono dovuti arrendere al maltempo e agli alberi caduti sotto il peso della neve sulla strada che porta a Piandelloro. Questa mattina l'operazione è stata portata a termine dal cielo. Con i coniugi Gaspari sono stati tratti in salvo i loro vicini, una coppia di anziani con un figlio. Stanno tutti bene. ''Se non ci portavano via morivamo lì, non potevamo più restare, il freddo era terribile, non avevamo più riscaldamento perché l'energia elettrica mancava da lunedì''.

Neve e sisma: torna il supporto psicologico

Le nuove scosse hanno riattivato il trauma tra i terremotati accolti lungo la costa adriatica, ma la voglia di ritornare sulla propria terra “supera la paura”. A parlare è il team di 18 psicologi dell’associazione Psy + Onlus che insieme a InterSos è impegnata in un progetto di sostegno psicologico a favore delle popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia a partire dal 24 agosto dello scorso anno, data della prima violenta scossa.

Un trauma, quello vissuto da quanti sono oggi accolti negli alberghi di alcuni paesi che si affacciano sull’Adriatico, che è tornato a galla dopo le quattro forti scosse di terremoto di ieri.“Smarrimento e totale precarietà” sono i due principali stati d’animo registrati tra i terremotati, spiegano le organizzazioni. “Le nuove scosse hanno avuto un impatto abbastanza forte - racconta Giuseppe Scurci, psicologo e segretario generale di Psy + Onlus -. Abbiamo visto fenomeni regressivi, persone raccolte nelle hall degli alberghi o che hanno trascorso la notte in macchina. Anche se si tratta di un trauma è collettivo, però, ci sono persone che hanno fragilità precedenti al sisma e necessitano di un supporto maggiore. Per loro è stato un tornare indietro e rimettersi nella giusta direzione sarà una fatica in più”.

Sono quasi 300 le persone seguite dal progetto che ha visto due fasi di intervento.Una prima fase di supporto psicologico di emergenza, subito dopo il sisma del 24 agosto; la seconda ha visto gli psicologi volontari seguire i terremotati sulla costa adriatica per assisterli nell’elaborazione del trauma, nell’affrontare la difficile vita da sfollati e nel facilitare il progressivo ritorno alla normalità.

“Siamo impegnati dall’immediata emergenza, subito dopo il primo sisma - racconta Scurci -. A fine agosto avevamo già una squadra sul posto per valutare l’intervento. Siamo stati coinvolti da InterSos e abbiamo accompagnato le persone lungo le due fasi dell’intervento. Due lavori molto diversi: il primo di contenimento emotivo, un lavoro psicologico integrato alle attività della protezione civile e costruito sulla presenza costante 7 giorni su 7, come accade anche ora. Le persone hanno avuto come punto di riferimento sempre gli stessi psicologi. All’inizio era uno stare lì a disposizione parlando della quotidianità, del freddo, della pioggia o della scomodità dei moduli bagno. Poi emergeva il vero vissuto su cui fare un lavoro psicologico”.

Diverso il lavoro fatto nella seconda fase. “Facciamo il giro degli alberghi dove sono ospitati gli sfollati e poi c’è uno sportello di ascolto, un presidio fisso in una ex scuola di San Benedetto del Tronto in cui si prendono gli appuntamenti e ci sono persone che vengono anche due volte alla settimana”.

Redazione (Foto: Ansa e Redattore Sociale)

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