Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Sabato, 25 Gennaio 2020

8 MARZO / I DIRITTI DELLE DONNE NEL NOME DI BERTA CACERES

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 03, 2017

Sebbene siano trascorsi 18 anni dall'adozione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, non si è assistito sinora ad alcun significativo passo avanti: i difensori dei diritti umani, in ogni parte del mondo, continuano ad affrontare quotidianamente numerosi pericoli, ha dichiarato Amnesty International in occasione della Giornata internazionale della donna.

In particolare, le donne che difendono i diritti umani, affrontano rischi aggiuntivi sia per il loro genere che per i diritti che rivendicano. Coloro che difendono i diritti umani, come Berta Càceres, il cui anniversario della morte ricorre in questi giorni, continuano a essere minacciate, torturate, incarcerate, violentate e uccise. Secondo i dati di FrontLine Defenders, nel 2016 sono stati uccisi 282 difensori dei diritti umani in 25 paesi nel mondo. Di questi 282, 39 erano donne che difendevano i diritti umani.

Come Berta Càceres, coraggiosa difensora dei diritti umani e dell'ambiente, assassinata nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016, in Honduras, che aveva vinto nel 2015 il Premio Goldman per l'Ambiente, il più alto riconoscimento assegnato ai difensori dei diritti dell'ambiente per le vittorie conseguite nel proprio contesto comunitario. Da anni, insieme al Consiglio civico delle organizzazioni indigene e popolari di Honduras (COPINH), conduceva una campagna contro la costruzione di una diga idroelettrica che minaccia il territorio del popolo nativo Lenca. In occasione dell'anniversario della sua morte, Amnesty International ha inviato all'Ambasciatore dell'Honduras in Italia le oltre 11.000 firme raccolte per chiedere giustizia sulla sua uccisione.

É urgente che i governi inizino a legittimare pubblicamente il ruolo centrale delle difensore dei diritti umani nella realizzazione di tutti i diritti umani e assicurino loro protezione. Perché non ci siano più donne che muoiano per aver difeso i diritti umani,Amnesty International Italia vuole dedicare la Giornata dell'8 marzo a cinque donne quest'anno: Bibata Ouedraogo, una difensora burkinabè che lavora per la promozione dei diritti delle donne; Su Changlan; una difensora cinese accusata di incitamento alla sovversione contro lo stato; Eren Keskin, un'avvocata turca che difende i diritti umani; Máxima Acuña, una contadina peruviana che si batte per difendere il suo territorio dalla costruzione di una miniera; Helen Knott, una portavoce delle comunità native canadesi di Peace River Valley che si oppongono alla costruzione di una diga idroelettrica sui loro territori ancestrali.

Tutte donne che hanno deciso di dedicare la loro vita alla battaglia quotidiana per la realizzazione dei diritti umani di tutte e di tutti noi. Tutte donne coraggiose che vengono minacciate, vessate, insultate, umiliate, censurate, marginalizzate, picchiate, imprigionate, perseguitate penalmente per il loro lavoro in difesa dei diritti umani; per aver sfidato gli stereotipi di genere, le strutture del potere e del profitto, le norme sociali e i valori patriarcali, religiosi e tradizionali; per aver rivendicato i diritti sessuali e riproduttivi e i diritti ambientali e dei popoli nativi.

In occasione della Giornata internazionale della donna, attiviste e attivisti di Amnesty International Italia saranno presenti in numerose piazze delle principali città. Dall'8 marzo e sino a metà maggio, l'organizzazione mobiliterà la società civile per realizzare fiori di carta, gesto simbolico di solidarietà con le difensore dei diritti umani, e per firmare la petizione rivolta al governo italiano online su www.amnesty.it/8marzo affinché riconosca il ruolo di coloro che difendono i diritti umani e si adoperi con azioni concrete a favore delle donne legittimandole, proteggendole e promuovendo il loro lavoro di difesa dei diritti umani in Italia e all'estero.

Il premio Wangari Maathai

L’associazione A Sud, in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne promuove quest’anno la sesta edizione del Premio Donne, Pace e Ambiente Wangari Maathai.

A ridosso della celebrazione dell’8 marzo, il premio ha l’obiettivo di testimoniare e dare un riconoscimento istituzionale alle donne impegnate in Italia nelle battaglie in difesa della pace, dei diritti di genere e dell’ambiente.

Durante l’iniziativa, che si terrà il prossimo 7 marzo 2017 presso la sede della Casa Internazionale delle Donne a Roma, quattro realtà italiane impegnate nella difesa dei diritti dei cittadini, dei territori e dell’ambiente riceveranno, come riconoscimento per il loro impegno civile e politico, i PREMI ARIA, ACQUA, TERRA E FUOCO. A ritirare il premio saranno altrettante donne attiviste, in rappresentanza di tali realtà. Sarà inoltre consegnato in questa occasione il Premio Speciale “Giornalismo Ambientale” intitolato alla memoria di Carla Ravaioli, maestra di vita e di lotte.

Il Premio Donne, Pace e Ambiente Wangari Maathai nasce su iniziativa di A Sud nel 2012 e giunge quest’anno alla sua terza edizione. Dal 2013, ad assegnare il premio è una commissione allargata formata da rappresentanti di organizzazioni, associazioni, comitati e centri anti violenza che lavorano sulle questioni di genere.

Già a partire dalla sua prima edizione, il premio ha costituito occasione per conferire un riconoscimento simbolico utile a dare visibilità a situazioni spesso conosciute nelle quali molte donne sono coinvolte, spesso per organizzare progetti e mobilitazioni sociali in difesa del territorio. Molte di queste donne sono in pericolo proprio a causa dell’invisibilità a cui sono sottoposte.

Istituire un Premio e costruire un’iniziativa pubblica promossa da un’importante istituzione come il Comune di Roma ha costituito inoltre opportunità di diffusione di temi e di sensibilizzazione della cittadinanza, sistema di protezione di situazioni critiche che attraverso il riconoscimento istituzionale e la visibilità internazionale, possono prevenire eventuali ritorsioni.

Nel contesto attuale risulta sempre più urgente incrociare i temi della pace e della solidarietà con quelli dei diritti di genere e ambientali. Parlare di ambiente e di impatti di disastri ambientali oggi vuol dire parlare di donne, le prime vittime dei conflitti ambientali ma anche sempre più spesso le prime leader di proteste in difesa della terra.

Ci sono donne che possono essere considerate eroine al pari dei grandi eroi del passato. Una di esse, a cui è dedicato il premio, è senz’altro Wangari Muta Maathai, prima donna africana a ricevere il Nobel per la Pace nel 2004, che dichiarò al momento della premiazione: «Non ci può essere pace senza sviluppo sostenibile e non ci può essere sviluppo senza uno sfruttamento sostenibile dell’ambiente.

La protezione dell’ecosistema deve essere considerata un mezzo per garantire la pace, in Paesi dove la scarsità delle risorse genera inevitabilmente instabilità politiche e sociali». Wangari Maathai, deceduta il 25 settembre 2011 a Nairobi, Kenya, ha lottato per più di 30 anni in difesa dell’ambiente e dei diritti delle donne ed ha contribuito in maniera significativa alla democratizzazione della sua nazione.

Redazione

@nelpaeseit

L'ultima modifica Martedì, 01 Agosto 2017 16:48
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Lascia un commento

Assicurarsi di inserire tutte le informazioni necessarie, indicate da un asterisco (*). Il codice HTML non è consentito.

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Gennaio 2020 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31