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Mercoledì, 21 Ottobre 2020

AUMENTANO GLI SBARCHI, TUTTI AL SUD: I RISCHI DEL NUOVO CODICE ONG

Scritto da  Redazione Lug 18, 2017

Dall'inizio del 2017 a ieri sulle coste italiane sono sbarcati 93.292 migranti. E' il dato aggiornato a ieri pubblicato dal sito del Viminale. I migranti sbarcati rappresentanto il 16,79% in piu' rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (79.877).

Cosi' la distribuzione degli sbarchi a seconda dei porti interessati: Augusta (13.097), Catania (11.204), Pozzallo (8.264), Reggio Calabria (7.106), Vibo Valentia (5.804), Palermo (5.786), Trapani (5.591), Lampedusa (5.288), Salerno (5.065), Crotone (4.887).

Questi i Paesi di origine dei migranti: Nigeria (14.552), Bangladesh (8.269), Guinea (7.872), Costa D'Avorio (7.473), Gambia (5.106), Senegal (4.966), Mali (4.899), Eritrea (4.553), Marocco (4.194) e Sudan (4.172). La Regione che ne ospita di più è la Lombardia, con il 13 per cento del totale. A seguire la Campania con il 9%, quindi Veneto, Emilia Romagna e Lazio con l'8%.

I rischi con il nuovo Codice Ong

Il codice di condotta proposto per le Ong che eseguono missioni di ricerca e salvataggio, potrebbe mettere a rischio molte vite, soprattutto quelle dei bambini. Ne è convità Unicef che commenta così il nuovo codice proposto dalle Autorità italiane per contrastare la tratta e il traffico. Il documento, ricorda l'organizzazione, da un lato prevede un quadro legislativo più chiaro, dall’altro tende a limitare gli spostamenti e le operazioni delle navi delle Ong nel Mediterraneo Centrale, "tutti cambiamenti che potrebbero indirettamente ostacolare i salvataggi e causare morti".
“Dall’inizio della crisi migratoria, l’Italia ha compiuto degli sforzi incredibili per salvare i rifugiati e i migranti bloccati in mare e garantire supporto a tutte le persone messe in salvo dalle navi” ha dichiarato Justin Forsyth Vice Direttore generale dell’Unicef. “L’Italia dovrebbe essere lodata per questo. Allo stesso tempo, gli obiettivi di rafforzare il quadro legislativo e di sicurezza – non importa quanto giustificabili – non devono impedire inavvertitamente le operazioni per salvare i bambini ed evitare che anneghino.”

Anche Silvia Stilli, portavoce dell'Aoi (l'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarieta' internazionale), resta critica rispetto alla mancanza di concertazione, elencando altri punti che potrebbero essere problematici - tra cui il divieto di trasbordo ad una nave piu' grande - e altri che invece corrispondono a quanto le Ong gia' fanno regolarmente.

“Le Ong – afferma Stilli- si sono viste recapitare il Codice di condotta senza essere consultate prima. Era stato stabilito, sia nei vertici di Tallin, sia a Berlino, che ci sarebbe stato prima un momento di confronto tra Guardia costiera e Ong che fanno salvataggi in mare, per poi formulare la proposta e portarla in Unione europea, ma la convocazione e' stata disdetta. È stato contraddetto un impegno preso in sede europea. Se non c'e' un confronto e non si sentono le rispettive ragioni o convergenze e' ovvio che si parte subito con il piede sbagliato".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale/Dire)

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