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Sabato, 06 Giugno 2020

STORIE / PANTELLERIA: L'ISOLA CHE DIVENTA UNA COOPERATIVA

Scritto da  Redazione Set 04, 2017

Il sole è rovente. La scia dell’aliscafo diventa sempre più bianca. Superiamo Levanzo e Formica. E dopo tre ore, le ombre delle isole scompaiono.Tutto attorno, solo il mare aperto. “Alle volte, i pescatori trovano i corpi senza vita dei migranti nelle reti e li ributtano in mare” racconta un marinaio. Anche lui, un tempo, usciva ogni giorno al mattino con la barca dal porto per poi tornare con le reti vuote a Trapani. Per tutta la traversata, scruta in piedi l’orizzonte. “Ci sono pesci-rondine che hanno le ali e volano per metri sulle onde, fuori dall’acqua” dice. Ma in superficie non emerge nulla. “Una volta, qui, una balena per poco non ci ha trascinati a fondo” ricorda.

Sempre più lontani dalla Sicilia, alla velocità di 35 nodi, puntiamo alla Tunisia. Non è la rotta di chi va a Lampedusa. Pantelleria è un’isola di terra e di contadini. Ed è a soli 40 km dal paese della Rivoluzione dei Gelsomini, nata dal sacrificio di un fruttivendolo che si è dato fuoco in piazza. Ma per tutti, questa è l’isola dei dammusi di Giorgio Armani e dei vip multimilionari, dei mega resort gestiti dai settentrionali.

E’ il paradiso dove persino Gheddafi aveva costruito, mentre i panteschi rimasti sull’isola diminuiscono a vista d’occhio: sono 7.665. In cinquecento fanno parte dell’ultima cooperativa rimasta, nata nel 1971 e associata a Legacoop: è la Cooperativa agricola produttori di capperi. I soci sono contadini che da sempre sopravvivono anche grazie al bocciolo di una pianta selvatica che li obbliga a una vita in ginocchio, con le scarpe nella terra.

Come quella di Giuseppe, che da cinquantacinque anni raccoglie capperi e “cucunci”- i pistilli rigonfi del fiore, strappandoli alle piante che resistono al vento e alla siccità dell’isola di Pantelleria. “Ho la cartilagine del ginocchio consumata, una gamba andata, le vertebre schiacciate” dice.Perché i capperi si raccolgono così: stando ricurvi. Anche gli ulivi, qui, crescono con i rami al suolo per proteggersi dal vento.

La produzione negli anni è calata. Siccità, la mosca olearia, letale per il cappero perché vi deposita le uova e lo buca da dentro, il vento. La vita dei contadini, qui, è così dura che sono rimasti solo i vecchi. I giovani abbandonano in massa le terre dei padri per andare via. Sanno che la natura è più forte degli isolani.

Leggi testo completo e guarda foto e video su cooptelling.com

A cura di Angela Zurzolo

@nelpaeseit

Redazione

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