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Giovedì, 28 Gennaio 2021

RELOCATION RICHIEDENTI ASILO, DA AMNESTY NUOVA ACCUSA ALL'UE In primo piano

Scritto da  Redazione Set 25, 2017

Gli stati dell'Unione europea sono ampiamente venuti meno all'impegno di ricollocare i richiedenti asilo provenienti dalla Grecia e dall'Italia. Questa è l'accusa di Amnesty International, alla vigilia del 26 settembre 2017, quando termineranno i due anni di durata dello schema europeo di ricollocazione. 

"Due anni dopo aver accettato quello schema, la maggior parte degli stati dell'Unione europea ha abdicato alle sue responsabilità abbandonando rifugiati e richiedenti asilo in Italia e Grecia", ha dichiarato Iverna McGowan, direttrice dell'Ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni europee. 

"Non si trattava unicamente di fare qualcosa di buono, bensì di un vero e proprio obbligo legale nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo. Gli stati dell'Unione europea devono rispettare i loro impegni, altrimenti rischieranno di essere portati di fronte alla Corte europea e di subire dure conseguenze", ha aggiunto McGowan. 

Polonia e Ungheria non hanno accolto neanche un richiedente asilo dall'Italia e dalla Grecia. La Slovacchia, che ha invano cercato di contestare lo schema ricorrendo alla Corte europea, ha accettato solo 16 dei 902 richiedenti asilo che le erano stati assegnati; la Repubblica Ceca solo 12 su 2691. 

La Spagna ha rispettato solo il 13,7 per cento della quota assegnata, il Belgio il 25,6, l'Olanda il 39,6 e il Portogallo il 49,1. 

Malta è l'unico stato dell'Unione europea ad aver raggiunto la quota assegnata. Lo stesso hanno fatto due stati non-Ue, Norvegia e Liechtenstein, che avevano aderito volontariamente allo schema, accogliendo rispettivamente 1500 e 10 richiedenti asilo. 

Tra gli stati che si sono comportati meglio figurano la Finlandia (1951 richiedenti asilo accolti, il 94,5 per cento della quota assegnata) e l'Irlanda (459 richiedenti asilo accolti, il 76,5 della sua quota). 

Amnesty International continua a chiedere ai governi europei di raddoppiare gli sforzi per raggiungere le quote loro assegnate dallo schema di ricollocazione e di accogliere singole persone necessitanti di protezione e che attualmente si trovano in Italia e Grecia attraverso altri strumenti, quali i permessi di lavoro e procedure rapide di ricongiungimento familiare. 

Lo schema di ricollocazione, nel settembre 2015, intendeva offrire ai richiedenti asilo la possibilità di ricostruire le loro vite in condizioni di sicurezza, dopo essere sopravvissuti alla guerra, alla persecuzione e a un viaggio pericoloso verso l'Europa. 

In Grecia, dove migliaia di richiedenti asilo senza richiesta di ricongiungimento familiare restano intrappolati dal marzo 2016, quando è stato chiuso il confine con la Macedonia, la ricollocazione è uno dei pochi strumenti ufficiali a disposizione per la maggior parte delle persone che vogliono muoversi in condizioni di sicurezza verso altri paesi europei. 

I richiedenti asilo che sono arrivati sulle isole greche dopo l'accordo Ue-Turchia del 20 marzo 2016, sono stati illegalmente esclusi dallo schema di ricollocazione e molti di loro restano bloccati nel luogo dove sono approdati. 

"Chiunque sia arrivato in Grecia e in Italia prima della scadenza dello schema dovrebbe essere inserito nello schema di ricollocazione. Se ciò fosse stato già fatto, oltre a consentire a richiedenti asilo di vivere in sicurezza e dignità, avrebbe alleviato la pressione e migliorato la situazione sulle isole greche, dove nei mesi estivi gli arrivi sono aumentati", ha commentato McGowan. 

Secondo Amnesty International, dopo la scadenza dello schema di ricollocazione i governi europei dovranno continuare a ricollocare tutti coloro che ne hanno diritto, coerentemente agli obblighi assunti nel settembre 2015.   

 

 

L'ultima modifica Lunedì, 25 Settembre 2017 14:39
Redazione

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