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Venerdì, 29 Maggio 2020

PAURE E NUOVI VALORI: COME È CAMBIATA L'ITALIA "IBRIDA" NEGLI ULTIMI 20 ANNI In primo piano

Scritto da  Cronaca Feb 28, 2018

L’Italia è nel bel mezzo di un interregno tra ieri e domani, tra non più e non ancora. È nel cuore di un metticciamento di valori e opinioni, in cui convivono pulsioni differenti e antitetiche. Un amalgama scivoloso in cui agli elementi del passato si sovrappongono, senza affermarsi nettamente, ma mescolandosi o meglio impastandosi, con le nuove spinte trasformative della contemporaneità. Nuovo e vecchio non si colorano, però, lungo le vie usuali, in cui il nuovo è rappresentato dalle spinte innovative e aperturiste e il vecchio da quelle conservative e tradizionali, ma siamo di fronte a una ibridazione dalle polarità molteplici e fluide, in cui il nuovo assume anche i contorni di inversioni di rotta, di chiusure protezionistiche e il vecchio, specie nell’ambito dei diritti sociali, appare più avanti e aperturista rispetto alle dinamiche retrocessive degli ultimi anni.

Come è cambiato il nostro Paese dal 1997 al 2017? Venti anni di mutamenti e trasfigurazioni. Vent’ anni della nostra storia e della nostra società lette attraverso la lente attenta e approfondita dell’Osservatorio sui mutamenti valoriali e sociali di SWG. Il volume è stato curato da Enzo Risso (Direttore scientifico di SWG) e Maurizio Pessato (Presidente di SWG). Hanno redatto i diversi capitoli del libro i ricercatori di SWG: Riccardo Benetti, Federica Cantù, Alessandra DragoBo, Loredana Ferenaz, Rado Fonda, Riccardo Grassi, Francesca Lettig, Giulia Maggiola, Elena Parovel, Maura Porcino, Alessandro Scalcon, Giada Vegnaduzzo, Giulio Vidottoo Fonda.

Metamorfosi e perserveranza

Nel ventennio che ha decretato la fine delle grandi narrazioni, sancito l’affermarsi dell’era dei social network e avviato il cambio epocale verso la società 4.0, come sono cambiati i valori, gli atteggiamenti, le pulsioni, i sogni e le paure degli italiani Metamorfosi e persistenze di un Paese che, entrato nel nuovo secolo sull’onda della modernizzazione, oggi si avverte affaticato, rabbioso, rallentato, ma anche desideroso di cambiamenti, alla ricerca di un’ipotesi di futuro, di una nuova narrazione di se stesso. Mutamenti e persistenze non sono mai lineari e, nel nostro Paese, sono marcatamente entropici. Negli ultimi venti anni, infatti, si sono incrociate dinamiche differenti e contraddittorie. Le trasformazioni non hanno seguito un percorso rettilineo o unidirezionale, ma hanno avuto un andamento ossimorico, con spinte e controspinte, fughe in avanti in avanti e inversioni di marcia.

Alle aperture, agli avviamenti valoriali su alcuni temi (ambiente, diritti civili, scienza, secolarizzazione), hanno fatto da contraltare significative inversioni di tendenza (retrotopie) su Europa, globalizzazione, ma anche su modernizzazione, controllo sul proprio futuro, fiducia nel sistema di rappresentanza. Queste inversioni sono state accompagnate da chiusure, da indisponibilità fobiche (su immigrazione, Islam, sicurezza). Nei lunghi 4 lustri trascorsi sono rimaste scolpite anche alcune significative persistenze, apparentemente fisse nel loro incedere, con ritorni di atavici vizi italici e l’estendersi dei disincanti. La perenne corsa nostalgica, fondata sulla sensazione che il meglio è alle nostre spalle; la tentazione di sottrarsi alle regole; l’eterna latitanza del merito, sono alcune delle tenaci concrezioni che frenano il Paese.

L’Italia di oggi è profondamente differente da quella del 1997. Un mutamento che ha attraversato numerosi ambiti della realtà italiana, coinvolgendo le idee, le persone, i gruppi sociali, gli agglomerati valoriali, le generazioni e le diverse aree del Paese. L’Italia entra nel nuovo millennio carica di speranze, con un clima economico frizzante (anche se le zavorre storiche non sono per niente superate).

La fase di dinamismo, purtroppo, dura poco e già prima della fine del primo lustro, dal 2004, nel Paese si avvertono i segnali di quella crisi che esploderà violenta 3-4 anni dopo. Nel nostro Paese possiamo identificare almeno 7 retrotopie (inversioni di tendenza) decisive: il rovesciamento di polarizzazione sul sen-mento di modernizzazione; l’antcipo di almeno due anni della crisi internazionale; il diffondersi del senso di fragilità; la perdita di controllo sul proprio futuro; la retromarcia sull’Europa, la globalizzazione senza fan, lo smottamento della fiducia nel sistema di rappresentanza.

Tra chiusure e nuovi valori

Al termine della seconda decade del secolo assistiamo al lento retrocedere delle forme di solidarietà, che ha accompagnato la retromarcia delle pulsioni di crescita e sviluppo. Una dinamica che è sorretta da due fenomeni peculiari: l’incremento delle spinte fobiche e il ridisegno dei vettori valoriali, con la generazione di un modello esistenziale che oscilla tra spinte modernizzatrici e chiusure conservatrici, insofferenze verso la mescolanza e ripiegamenti local-protezionistici.

Il Paese continua a fare i conti con tante paure (da quella per l’immigrato, all’insicurezza), con nuove mixofobie (il fastidio nel quotidiano per le molteplici forme, esistenze, colori e suoni), ma anche con l’espandersi delle incertezze, delle angosce da caduta sociale, del disagio da insoddisfazione consumistica, della sofferenza per le responsabilità, del senso di inadeguatezza di fronte ai mutamenti e alla velocità delle trasformazioni. Gli italiani del primo ventennio del XXI secolo sono persone il cui humus politico e valoriale è multidimensionale; in cui la logica composi-va (la ricerca di nuovi equilibri) è in perenne conflitto con la logica oppositiva dell’aut-aut (con la voglia di rotture).

Il soggetto contemporaneo che alberga lungo lo Stivale è una persona capace di incarnare e indossare individualmente abiti valoriali, maschere politiche e sociali, nonché narrazioni differenti e confliggenti tra loro. Un fluire costante, un oscillare del pendolo, che genera quelle che possiamo chiamare le convergenze antitetiche.

Da un lato, incontriamo la crescita e l’imporsi del valore dell’ambiente, accompagnato dall’affermarsi sempre più neBo del valore della scienza; l’evolversi della spinta sui diritti civili e il lento allontanarsi dai dettami della Chiesa caBolica. Si tratta di avviamenti su nuovi percorsi, che lasciano le vecchie vie storiche del nostro Paese.

Dall’altro lato, siamo testimoni di segnali di indisponibilità, di chiusure che coinvolgono i processi migratori, l’Islam e la crescita dei bisogni securitari. L’Italia è nel bel mezzo di un interregno, tra ieri e domani, tra non più e non ancora. È nel cuore di un meticciamento valoriale e opinionale, in cui convivono pulsioni differenti e antitetiche. Un amalgama scivolosa in cui agli elementi del passato si sovrappongono, senza affermarsi nettamente, ma mescolandosi o meglio impastandosi, le nuove spinte trasformative della contemporaneità.

Nuovo e vecchio non si colorano, però, lungo le vie usuali, in cui il nuovo è rappresentato dalle spinte innovative e aperturiste  e il vecchio da quelle conservative e tradizionali, ma siamo di fronte a una ibridazione dalle polarità molteplici e fluide, in cui il nuovo assume anche i contorni di inversioni di rotta, di chiusure protezionistiche e il vecchio, specie nell’ambito dei diritti sociali, appare più avanti e aperturista delle tendenza attuali.

L'ultima modifica Mercoledì, 28 Febbraio 2018 12:39
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