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Lunedì, 06 Luglio 2020

SIRIA, L'ASSEDIO TURCO AD AFRIN E L'INCUBO DELLE ARMI CHIMICHE In primo piano

Scritto da  Redazione Feb 28, 2018

Sulla base di testimonianze oculari raccolte e successivamente verificate, Amnesty International ha accusato l'esercito della Turchia di aver compiuto attacchi indiscriminati ad Afrin, in cui sono stati uccisi decine e decine di civili.  L'organizzazione per i diritti umani ha intervistato 15 persone residenti nelle due zone o recentemente fuggiti, che hanno descritto un quadro drammatico di attacchi indiscriminati da ambo le parti. Il Gruppo di verificatori digitali di Amnesty International ha potuto validare queste testimonianze mediante l'analisi di immagini filmate. 

"I combattimenti ad Afrin tra le forze turche e quelle curde hanno già causato la morte di numerosi civili e stanno mettendo in pericolo la vita di altre centinaia di persone", ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.  "Le denunce di bombardamenti di centri abitati sono profondamente preoccupanti. L'uso dell'artiglieria e di altre armi imprecise contro luoghi in cui vivono i civili è vietato dal diritto internazionale umanitario. Tutte le parti dovrebbero porre immediatamente fine a tali attacchi", ha aggiunto Maalouf. 

Secondo la Croce rossa curda, gli attacchi turchi hanno finora causato 93 morti, tra cui 24 bambini, e 313 feriti, compresi 51 bambini, tra la popolazione civile. Le forze curde (Ypg, Unità di protezione popolare) hanno causato ad Azaz quattro vittime tra cui una bambina di nove anni.  Le analisi del Gruppo di verificatori digitali di Amnesty International hanno corroborato alcune delle testimonianze ricevute dagli abitanti di Afrin e Azaz, tra cui quella relativa all'attacco del 18 gennaio contro un ospedale di Azaz, in cui è morta una paziente e ne sono rimaste ferite altre 13.  Le violenze nell'area sono iniziate dopo l'annuncio, fatto dal governo turco il 20 gennaio, dell'offensiva militare denominata "Ramoscello d'ulivo" contro Afrin. La città è stata attaccata da diversi fronti tra cui i villaggi di Jenderess, Shara, Maabatli, Balbali, Shih, Rajo e Al-Shahba'. 

Le testimonianze

Le testimonianze dei residenti dei villaggi di Jenderess, Rajo e Maabatli, prossimi ad Afrin, hanno riferito di ore di attacchi indiscriminati, anche dopo che le forze turche si erano impegnate a proteggere i civili. Alcune persone sono fuggite dalle abitazioni dopo aver visto i loro vicini uccisi.  Zeina, residente a Jenderess (distante sette chilometri dal confine turco), ha raccontato ad Amnesty International: 
"Quando il governo turco ha annunciato alla tv che le aree civili non sarebbero state colpite, inizialmente ci siamo sentiti rassicurati. Ma era una bugia. Non ho mai visto una cosa del genere, le bombe cadevano su di noi come fosse pioggia".  Sido, di Maabatli, ha descritto il bombardamento della casa del vicino, avvenuto il 25 gennaio, che ha ucciso cinque dei sei membri della famiglia:  "L'attacco ha completamente distrutto la casa uccidendo padre, madre e tre bambini che avevano meno di 15 anni. Una quarta bambina è rimasta sotto le macerie per diverse ore: è sopravvissuta ma è in condizioni critiche. Non c'era alcuna postazione militare vicino alla casa. La linea del fronte più vicina era a 41 chilometri". 

Il Gruppo di verificatori digitali di Amnesty International ha confermato l'attacco di Maabatli.  Hussein, un abitante di Jenderess, ha assistito alla morte della sua vicina, uccisa da un colpo d'artiglieria il 21 gennaio:  "Erano le otto del mattino e stavamo facendo colazione. Abbiamo sentito delle esplosioni, abbiamo preso di corsa tutto ciò che potevamo e ci siamo riparati in uno scantinato a 200 metri di distanza dalla nostra abitazione. Mentre correvamo abbiamo visto Fatme, la nostra vicina sessantenne. Mia madre le ha detto di unirsi a noi, lei ha risposto che poi ci avrebbe raggiunti. Quando siamo arrivati al rifugio abbiamo sentito una grande esplosione. Sono uscito fuori e mi sono diretto verso il fumo pensando che avessero colpito casa nostra. Invece la bomba era atterrata 50 metri più in là, sulla casa di Fatme. Lei è morta subito". 

La maggior parte delle persone non era preparata agli attacchi contro le zone abitate e ha dovuto ripararsi di corsa senza avere tempo di portare con sé cibo o acqua. 

Incubo armi chimiche

Sul fronte del Ghouta orientale piombano le rivelazioni del New York Times su un rapporto ancora non pubblico delle Nazioni Unite sulle forniture segrete, dal 2012 al 2017, di materiale proveniente dalla Corea del Nord e destinato a essere usato in Siria per produrre armi chimiche vietate a livello internazionale. La direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International Lynn Maalouf ha dichiarato:  "Fornire a qualsiasi stato materiale per produrre quelle terribili armi è profondamente deplorevole. Ma farlo nei confronti del governo siriano, che ha ripetutamente usato le armi chimiche contro la popolazione civile, costituirebbe un clamoroso tradimento nei confronti dell'umanità. Le Nazioni Unite dovrebbero rendere pubblico il loro rapporto. Se risultasse accurato, rappresenterebbe una prova vergognosa di come i crimini e le violazioni commesse dal governo siriano abbiano eroso il rispetto di divieti istituiti da tempo". 

"L'uso delle armi chimiche – aggiunge Maalouf - è stato ripudiato da molto tempo dalla comunità internazionale, per tante buone ragioni. Temiamo che il loro ripetuto uso in Siria possa avere terribili implicazioni, ben oltre il conflitto in corso". 

"Evidentemente – conclude - gli attuali embargo sulle armi e il sistema di ispezioni non stanno funzionando. La comunità internazionale deve dire a chiare lettere che il mondo non starà a guardare di fronte a queste clamorose violazioni del diritto internazionale". 

L'ultima modifica Mercoledì, 28 Febbraio 2018 15:39
Redazione

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