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Sabato, 20 Ottobre 2018

JANA, ROXANA E SALWA: STORIE DI DONNE ISOLATE CHE CAMBIANO IL MONDO In primo piano

Scritto da  Cronaca Mar 08, 2018

Isolate. Vivono in aree rurali, circondate dal nulla. Le donne non possono studiare, sono inchiodate in fondo alla scala sociale. Spesso subiscono inermi gli effetti di guerre e povertà. Ma ovunque hanno la forza di trasformare un’occasione di crescita in lavoro. Ti raccontiamo le storie delle donne che con noi in Tunisia, Perù e Libano, costruiscono nuovi percorsi di autonomia.

Libano e il salone di bellezza di Jana

Jana è una giovane libanese che, dopo aver seguito il corso di GVC finanziato dalla Provincia Autonoma di Bolzano, ha aperto un salone di bellezza tutto suo e ora lo gestisce in totale autonomia.  In Libano, infatti, in quella striscia di terra dove l’arrivo dei rifugiati e la crisi economica hanno creato tensioni sociali e difficoltà nella gestione di infrastrutture e servizi alla comunità, GVC ha offerto a rifugiati siriani e cittadini libanesi- accomunati dalla stessa condizione di precarietà e disoccupazione- la possibilità di intraprendere percorsi di formazione per avere maggiori possibilità di trovare un’occupazione e, in alcuni casi, tentare la via dell’autoimprenditorialità. 


“Grazie al corso di trucco sono riuscita ad aprire un salone di bellezza tutto mio. Si chiama Estetique Jana Beauty. Ho già diverse clienti” racconta Jana. Libanese, ha 18 anni e vive nel villaggio di Bjeje, nel nord della Valle della Bekaa. “Ho imparato a scegliere il make up giusto, a fare la manicure e pedicure-racconta-. Spero che tutte le ragazze della mia età abbiano la possibilità di cambiare la loro vita attraverso la formazione”. Ma la media dei salari libanesi in quest’area è bassa, le opportunità di lavoro sono rare. Anche per questo, la popolazione ha iniziato ad avvertire un forte senso di competizione nei confronti dei rifugiati siriani che ormai rappresentano il 35% della popolazione. Eppure, nei campi, vivono in condizioni di miseria assoluta, spesso sono costretti a lavorare senza essere retribuiti per il proprietario terriero che li ospita oppure per cifre bassissime.  

Perù, Roxana leader dei pastori delle Ande

E’ nata tra gli alpaca. Oggi ne ha 350 ma siccità e cambiamenti climatici continuano a minacciarne la sopravvivenza. La giovane Roxana, però, lavora con determinazione nella sua cooperativa, fondata anche grazie a GVC, ong che le ha offerto la possibilità di specializzarsi come “clasificadora de fibra”, di produrre e commercializzare la lana di alpaca, di partecipare a degli scambi internazionali e di organizzarsi in lobby con gli altri allevatori per fare advocacy e rappresentanza in favore dei diritti e degli interessi di chi vive di pastorizia sulle Ande. “Questo lavoro è molto importante per me e mi consente di stare vicino a mio figlio. Lo ho portato con me” racconta. Madre, cooperatrice ed esperta, Roxana è diventata un punto di riferimento per la sua comunità in Perù.

“Sicurezza e sovranità alimentare, lobbying e rappresentanza politica erano tutti argomenti che non conoscevo e che ho potuto affrontare grazie allo scambio internazionale tra pastori delle Ande promosso da GVC. Ora capisco che non si tratta solo di me o dei problemi della mia cooperativa ma di tutta una organizzazione della quale faccio parte e che consente ai pastori delle Ande di dare voce ai problemi degli ultimi e di avere maggiore capacità di incidenza sulle decisioni politiche che riguardano noi pastori” racconta Roxana, 29 anni, madre di un bimbo di 10, che vive nella comunità di Uchuni, a diverse ore a piedi da Antabamba (regione di Apurímac), in Perù, ad una altezza di 4.500 metri sopra il livello del mare, con un clima molto freddo. Qui, si vive soprattutto di allevamento e vendita della fibra e della carne di alpaca nelle piccole fiere locali e regionali

 “Sono orgogliosa degli altri alpaqueros che vivono insieme a me sulle alture. Cambiamento climatico e carenza d’acqua rendono la nostra vita molto difficile” spiega. Durante le gelate, i cuccioli di alpaca soccombono. La siccità impedisce all’erba di crescere e al pascolo di alimentarsi. Donne e uomini combattono contro la natura e l’ostilità dell’ambiente. Dagli alpaca dipende l’economia di intere famiglie. Grazie a GVC, tante persone come Roxana hanno acquisito tecniche e competenze per prevenire gli effetti del cambiamento climatico.

“Lavoro nella cooperativa Corazón Andino. Insieme alla mia famiglia, abbiamo 350 alpaca e 35 ovini. Dieci anni fa avevamo 500 alpaca ma erano troppi e non avevamo lo spazio dove poterli fare crescere, i miei fratelli dovevano partire per studiare e così abbiamo venduto 200 capi- continua-. Lavoriamo su terreni comunali”. “Dopo aver studiato e acquisito competenze in materia di miglioramento genetico, avrei voluto continuare a formarmi. Ma come tanti altri pastori non avevo la possibilità economica per farlo” ha detto.

Grazie a GVC, però, ha potuto frequentare un corso che le ha consentito di acquisire competenze in materia di classificazione e commercializzazione della fibra di alpaca nonché numerosi altri eventi durante i quali sono state affrontate tematiche indispensabili per salvaguardare il suo business. Oggi può continuare a lavorare nella sua cooperativa e a sostenere con le sue competenze altri pastori, consapevole del fatto che una organizzazione della rappresentanza dei problemi dei pastori delle Ande è possibile e che anche le donne possono farne parte. Anche se con delle difficoltà: “le organizzazioni di rappresentanza in Perù sono molto debilitate. Mi piacerebbe difendere ciò che ho imparato ma è un po’ difficile perché la mia condizione di donna non sempre mi consente di spostarmi e partecipare alle assemblee comunali ma continuo a rivolgermi alla mia comunità in continuazione, spiegando perché sicurezza e sovranità alimentare, rappresentanza e capacità di avere una incidenza politica, siano ancora temi vitali per noi” spiega.

“Ogni volta che sarà possibile, quando le autorità locali si riuniscono nelle assemblee comunali è indispensabile ricordar loro il grande potenziale dell’allevamento di alpaca e l’obbligo che hanno nel dare vita a progetti che migliorino le condizioni dei pastori. Per questo all’Alcalde ho detto: ricordati degli alpaqueros, ricordati della tua gente, perché la ricchezza di Antabamba sono gli alpaca”.

Tunisia, Salwa contro la disoccupazione

Salwa è nata in una delle aree rurali della Tunisia, a Sidi Bouzid. Oggi lavora con GVC. E' una donna in carriera che è entrata a far parte a tutti gli effetti dell'organizzazione. Un tempo, però, è stata in grandi difficoltà. Perché trovare lavoro in quella zona è davvero difficile. Oggi, alle altre donne come lei dice: "Non smettete mai di cercare una via d'uscita". “Cercate, osate, provate. Non scoraggiatevi mai, nessuno potrà farvi uscire dall’oscurità se non voi stesse” racconta Salwa. Nata e cresciuta a Sidi Bouzid, governatorato con uno dei tassi più elevati di disoccupazione di tutta la Tunisia, è riuscita a diplomarsi in informatica. Ma trovare un lavoro negli anni che hanno preceduto la Rivoluzione dei Gelsomini era davvero impossibile. 

Soprattutto in aree rurali fortemente colpite dalla crisi come Sidi Bouzid, laddove il giovane ambulante Mohamed Bouzizi si è dato fuoco per protesta, dando vita alle prime manifestazioni della Primavera araba. Eppure, con determinazione e in silenzio, Salwa ha deciso di continuare a studiare e investire su se stessa, fino ad ottenere un secondo diploma e, nel 2012, finalmente, trovare il suo primo lavoro. Oggi è diventata capo progetto ed è stata assunta da GVC in Tunisia. Si è specializzata in diritti umani e questioni di genere e oggi si occupa del progetto “Eco des femmes”, volto a rendere autonome le donne che vivono nelle aree rurali, nei distretti tunisini di Sidi Bouzid e Kasserine, ma anche in Marocco. Oggi, invita donne che provengono dalle stesse situazioni di disagio a reagire e a costruire la loro indipendenza attraverso percorsi imprenditoriali. Perché GVC crede che l’empowerment femminile, in questi paesi così come nel mondo, debba essere costruito dalle donne e per le donne che vivono e appartengono a quelle stesse comunità

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