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Giovedì, 12 Dicembre 2019

Foto della Ong Proactiva Open Arms Foto della Ong Proactiva Open Arms

ONG OPEN ARMS FERMATA DALLA PROCURA DI CATANIA: "ATTO POLITICO CONTRO CHI SALVA VITE UMANE" In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 19, 2018

Un’odissea per due giorni. Poi l’ok per attraccare a Pozzallo e far sbarcare 218 persone tra cui molti bambini con problemi di salute. Sembrava finita la brutta storia della nave della Ong spagnola ProActiva Open Arms. Invece arriva ancora una volta il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro: imbarcazione sotto sequestro e l’incredibile accusa di “associazione a delinquere”, oltre che “favoreggiamento all’immigrazione clandestina”. Eppure la Ong non arretra di un passo: "proteggere la vita umana in mare dovrebbe essere la priorita' assoluta di qualsiasi organismo civile o militare che si rispetti", così il responsabile Oscar Camps.

La Procura di Catania continua la sua crociata contro i salvataggi in mare e contro le Ong. Da circa un anno è partita un’inchiesta giudiziaria che non ha portato a nulla, se non introdurre un nuovo reato: quello della solidarietà umana. Dopo la notizia sono arrivate numerose reazioni. LasciateCIEntrare denuncia quanto è avvenuto, “esprime piena e totale solidarietà alla Ong ProActiva e all'equipaggio della nave. Questo non è che l'ennesimo e ultimo atto della criminalizzazione delle ONG e della cieca volontà di arrestare i flussi migratori, con qualsiasi mezzo, ed in totale contrasto con i Trattati Internazionali, ed il principio di solidarietà espresso anche nella nostra Costituzione. Una politica becera, disumana, che non fa che essere sponda delle politiche dei partiti di destra, preparando loro il terreno per continuare una vera e propria guerra ai migranti”

“Nessuna delle annunciate inchieste del procuratore Zuccaro ha avuto alcun seguito giudiziario di qualche spessore – tuona l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) - ma, sicuramente, il clima velenoso scaturito anche da quelle iniziative ha inaugurato nel nostro Paese la folle stagione della criminalizzazione della solidarietà i cui drammatici esiti, in termini di logoramento della qualità della vita democratica, sono sotto gli occhi di tutti”.

“In attesa di conoscere nel dettaglio gli elementi a fondamento dell’indagine – aggiunge Asgi - e della decisione di sequestrare la nave Open Arms, sul piano giuridico ASGI evidenzia che: tanto le norme in materia di soccorso alle persone in mare quanto quelle relative al contrasto alla tratta di esseri umani impongono agli Stati il rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale in materia di rifugiati, tra i quali il ‘principio di non respingimento’. Anche in ragione della mancanza di adeguati requisiti per essere riconosciuta dall’International Maritime Organisation (IMO) si deve ritenere che un’area SAR libica non esista e che, dunque, non sussistendo la responsabilità di alcuno Stato sull’area del mar libico a sud di quella maltese e confinante con le acque territoriali della Libia, la prima centrale MRCC contattata ha la responsabilità giuridica di attivarsi per salvare le barche dei migranti e dei rifugiati in pericolo e per condurli in un porto sicuro”. ASGI attende l’esito delle indagini che “si augura siano doverosamente rapide al fine di evitare l’incessante alimentarsi della macchina del fango sui soccorsi”.

Anche l'Arci è molto critica verso la magistratura catanese: "Preoccupa molto il comportamento della magistratura che, nonostante i precedenti dimostrino tutti che non c’è alcun appiglio giuridico per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e che il salvataggio in mare è un obbligo per chiunque, insiste su una linea che serve soltanto a criminalizzare la solidarietà e che nulla ha a che fare con la giustizia e il rispetto della legalità".

Il presidente di Associazione Carta di Roma, il giornalista del Tg2 Valerio Cataldi, commenta così la notizia sulla sua pagina facebook: “Adesso sappiamo con certezza che l'operazione iniziata la scorsa estate dalla procura di Catania è un atto politico. Una operazione condotta ostinatamente contro chi salva le vite in mare. Il procuratore Zuccaro ha iniziato affermando che non aveva prove, ora va avanti istituendo di forza il reato di solidarietà anche in Italia. Ora sappiamo che chi salva persone che affogano, chi sottrae ai suoi aguzzini le vittime di tortura, chi aiuta quelli che non hanno niente potrà essere perseguito per associazione a delinquere. Tutto questo accade mentre l'odio dilaga e chi ha fatto dell'odio la propria identità politica vince le elezioni”. Anche Luigi Manconi, neo coordinatore dell'Unar (Ufficio nazionale anti-discriminazioni) critica la decisione con un tweet sarcastico: "la fattispecie penale ipotizzata, sospetto, è quella di 'reato di soccorso' ".

Oggi arriva anche la notizia di una guida alpina francese rischia cinque anni di carcere per aver soccorso una donna nigeriana, all'ottavo mese di gravidanza, che il 10 marzo stava cercando di attraversare il confine tra Italia e Francia insieme al marito ed ai due figli piccoli. L'uomo è stato indagato dalla magistratura francese per violazione delle leggi sull'immigrazione. A renderlo noto, con un comunicato stampa, un'associazione umanitaria. La guida ha incontrato la donna, il marito e i figli di due e quattro anni in mezzo alla neve, nei pressi del passo del Monginevro, a 1900 metri di altitudine, e li ha caricati in auto per raggiungere l'ospedale alle porte di Briançon, in Francia. Un pattuglia della Gendarmerie ha però bloccato l'auto e ha condotto l'uomo in caserma. La donna è stata portata in ambulanza al pronto soccorso dove ha partorito.    

“Constatiamo con sgomento”, dichiara don Armando Zappolini, presidente del CNCA. “che l’attacco contro chi aiuta esseri umani è ancora in corso. In Italia e non solo – vedi la penosa vicenda della guardia alpina arrestata in Francia per aver salvato una migrante sul punto di partorire – si è istituito, di fatto, il reato di solidarietà. Eravamo rimasti attoniti già davanti all’odissea che la nave di Proactiva Open Arms aveva dovuto subire nel suo compito, encomiabile, di soccorso a esseri umani indifesi. Le minacce della Guardia costiera libica, prima, e l’impossibilità di poter sbarcare in un qualunque porto per aver violato – giustamente – un accordo indifendibile vista la situazione in Libia (violenze di ogni genere, stupri, persone vendute, condizioni di detenzione disumane, ecc.), sono fatti di gravità estrema. Ma, ora, si fa un altro passo avanti, esiziale, lungo una strada che ha una meta chiarissima: impedire, costi quel che costi, alle persone migranti di raggiungere il nostro territorio. L’accusa mossa dalla procura di Catania alla ong spagnola – associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina! – sarebbe grottesca se non fossero in gioco principi cruciali per l’ordinamento democratico e molte, moltissime vite umani innocenti.”

Abbiamo il diritto di sapere, ora, se nel nostro Paese e in Europa sia stato introdotto il “reato di solidarietà” senza alcun intervento del Parlamento. È in gioco la nostra fragile democrazia.

 

L'ultima modifica Lunedì, 19 Marzo 2018 16:09
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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