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Martedì, 11 Dicembre 2018

PEPPINO, LA BELLEZZA E LA GIUSTIZIA: "ORA TOCCA ALLE NUOVE GENERAZIONI" In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Mag 08, 2018

"Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore".

Nel 40ennale della morte di Peppino Impastato vale la pena riproporre il monologo sulla bellezza, quello che abbiamo visto e ascoltato nel 2001 grazie al film di Marco Tullio Giordano con il volto e la voce di Luigi Lo Cascio. Perché bellezza e rassegnazione, mafia e omertà, sono ancora tutte lì ma non solo a Cinisi e in Sicilia: ora riguardano un Paese intero. Lo stesso Paese che, come 40 anni fa, si scontra e divide sulla memoria di Aldo Moro ucciso quello stesso 9 maggio ’78. Lo stesso Paese che mette sempre in secondo piano, come allora, la morte di quel giornalista siciliano comunista che aveva oltrepassato i "Cento Passi".

Peppino lascia un’eredità enorme. Ha rappresentato una prima fake news, un caso liquidato come suicidio e riportato alla verità giudiziaria 20 anni dopo; ha messo in primo piano il ruolo delle radio come strumento di denuncia e di un giornalismo militante nuovo, legato più al territorio che alle ideologie; ha spiegato come esista un Sud che prova a cambiare nonostante il divario economico e l’abbandono istituzionale.

Eppure a distanza di 4 decenni il ricordo non può più bastare. Lo dice bene Giovanni Impastato, fratello minore di Peppino, all'Ansa: “abbiamo cercato di affermare invece il grande valore della disobbedienza alle ingiustizie e alle sopraffazioni. E in questo modo abbiamo sottratto spazio e consensi alla cultura mafiosa. Era quello che Peppino faceva. Era così che metteva in movimento tanti ragazzi e ragazze della sua generazione. Adesso toccherà a una nuova generazione far sentire la sua voce e la voce di chi si impegna per la giustizia e la libertà".

L'ultima modifica Martedì, 08 Maggio 2018 14:25
Giuseppe Manzo

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