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Sabato, 15 Dicembre 2018

CONTRATTO DI GOVERNO E MIGRANTI: PER LE ASSOCIAZIONI "TEMPI BUI" In primo piano

Scritto da  Cronaca Mag 21, 2018

Rimpatri di massa, centri di detenzione prima di trasferire i migranti, meno risorse per l’accoglienza. Sono tre dei punti del contratto di governo tra Salvini e Di Maio sull’immigrazione. Queste posizioni scatenano le preoccupazioni delle associazioni che, come il Naga, vedono la questione sociale “"ridotta a questione di ordine pubblico e malaffare". Ecco le reazioni raccolte dall’agenzia stampa Redattore Sociale.

Per la presidente di Arci Francesca Chiavacci "l'impianto generale fa pensare che ci aspettano tempi bui. L'idea di fondo è chiara e in alcuni tratti seminascosta da piccole cose, anche condivisibili ma dovremo presto organizzarci per contrastare questo tipo di visione d'insieme, in cui l'immigrazione è ancora qualcosa di emergenziale". Sulla stessa scia anche il vicepresidente Filippo Miraglia, che parta chiaramente di un "orientamento fascioleghista sui diritti e sulla sicurezza". "Questo preoccupa sul piano culturale, sappiamo infatti che alcune cose annunciate resteranno solo degli annunci: i centri di detenzione per il rimpatrio degli stranieri sono stati già previsti da Minniti in ogni regione - sottolinea - il resto dovrà essere fatto nel rispetto delle regole italiane e internazionali. Altrimenti, se pensano di fare espulsioni di massa, dovremo aspettarci nuove condanne per il nostro paese. Credo più realisticamente che continueranno a praticare la strada dell'esternalizzazione delle frontiere, portando avanti quanto già fatto dal precedente governo".

Per Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas italiana e Caritas Europa, "non c'è nulla di nuovo sotto il cielo: tanti governi hanno promesso di aumentare i rimpatri ma nessuno riuscito a farloperché è una strada non tecnicamente praticabile, c'è bisogno della collaborazione dei  paesi di origine che molto spesso manca o è debole - spiega -. Oltre a questo si tratta di una politica dai costi elevati, per questo da sempre diciamo che varrebbe la pena investire in programmi di integrazione piuttosto che nelle espulsioni - prosegue Forti -: spesso chi viene espulso o rimpatriato forzatamente ce lo ritroviamo dopo qualche anno in Italia. Meno accoglienza più rimpatri, è uno slogan che non fa i conti con la realtà che stiamo vivendo, con i canali ancora aperti, con l'arrivo di persone richiedenti asilo che devono essere salvate e accolte, al di là della volontà dei singoli paesi".

Gianfranco Schiavone, vicepresidene di Asgi, ricorda che la normativa italiana in materia di immigrazione è già "terribilmente rigida e ha sempre prodotto un numero enorme di irregolari, ma per rispondere a questo problema non si è mai messo mano all alegge ampliando i canali regolari di ingresso e regolarizzando i percorsi positivi di inclusione sociale e lavorativa degli stranieri. Al contrario ci si ostina a trovare come unica risposta un’espulsione impossibile in primo luogo perché ne viene snaturata la finalità giuridica che dovrebbe avere: l’espulsione, infatti è un provvedimento estremo che dovrebbe essere preso solo nei confronti delle persone che, per motivi di sicurezza pubblica o altre serie ragioni   e del disagio sociale, non possono essere riassorbiti nel tessuto sociale”. 

(Fonte: Redattore Sociale/ec)

 

 

 

 

L'ultima modifica Lunedì, 21 Maggio 2018 13:18
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