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Lunedì, 22 Ottobre 2018

IL CASO DEI MIGRANTI RIPORTATI IN LIBIA: FATTO GRAVISSIMO PER GIURISTI E MAGISTRATI In primo piano

Scritto da  Redazione Lug 31, 2018

In attesa di conoscere tutti gli aspetti della vicenda che ha visto coinvolta la nave italiana “ Asso 28” operante in appoggio a una piattaforma petrolifera, che dopo aver salvato da un gommone 108 migranti riportandoli in Libia da dove fuggivano, l'ASGI evidenzia “con assoluto sconcerto come quanto accaduto sembra delineare una delle più gravi violazioni del diritto internazionale ed europeo in materia di asilo mai avvenute”.

Se infatti fosse confermato che la nave “ Asso 28” aveva chiesto il coordinamento dei soccorsi all'MRRC (Maritime Rescue Coordination Center) di Roma e quest'ultimo avesse declinato la propria responsabilità  alla guardia costiera libica, quanto avvenuto “si configurerebbe come un fatto gravissimo di cui le istituzioni italiane debbono essere chiamate a rispondere sussistendo pienamente la giurisdizione italiana sui fatti accaduti”.

Anche Magistratura Democratica interviene e si chiede: “di chi la decisione? Seguiamo con attenzione la vicenda inerente alle 108 persone riportate in Libia dal rimorchiatore Asso Ventotto. Ci chiediamo chi abbia assunto la decisione di far rotta verso Tripoli, porto non sicuro. Auspichiamo che alle gravi politiche di attacco alle ong e dei porti chiusi non si aggiunga quella dei respingimenti, per i quali l'Italia è stata già condannata dalla Corte europea sui diritti umani”

Ciò che, infatti, sarebbe avvenuto è a tutti gli effetti un respingimento collettivo di migranti vietato dall'art. 4 del quarto Protocollo aggiuntivo alla Convenzione Europea per i Diritti Umani (CEDU); ai migranti è stato impedito l'accesso alla protezione internazionale e sono stati condotti direttamente verso un territorio nel quale sono sottoposti a torture e trattamenti disumani e degradanti in violazione dell'art. 3 della CEDU e dell'art. 33 della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati. 

Il precedente

“Evidenti sono le analogie tra quanto accaduto in queste ore e quanto avvenne nel maggio 2009 con i respingimenti attuati dal Governo italiano che furono condannati dalla Corte Europea per il Diritti dell'Uomo (causa Hirsi c. Italia, sentenza 23 febbraio 2012)” 

In particolare ASGI ricorda che “il Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC), contattato dalla nave “Asso 28” aveva l’obbligo di coordinare i soccorsi, adottando tutte le misure necessarie affinché le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro (Convenzione SAR, par. 3.1.9 come modificato nel 2004), ovvero  una località dove la sicurezza e la vita dei sopravvissuti non sia più minacciata, i bisogni primari (come cibo, alloggio e cure mediche) possano essere soddisfatti, e possa essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti verso una destinazione successiva o finale (Linee Guida IMO sulle persone soccorse in mare, par. 6.12)”.

In nessun caso alcun porto libico poteva essere considerato porto sicuro alla luce delle normative internazionali non sussistendo in quel Paese nessuno dei requisiti sopra indicati. 

ASGI chiede a tutte le istituzioni italiane, al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea “di fare piena chiarezza sul ruolo avuto dall'MRRC di Roma e di assumere iniziative adeguate alla gravità di quanto accaduto affinché sia fatta piena luce su questa vicenda e siano assunte le iniziative necessarie, anche in sede giudiziaria, affinché episodi analoghi non si ripetano”.  Di fronte a fatti che di fatto spazzano via il diritto internazionale ed europeo sui rifugiati ASGI chiede all'UNHCR “di agire in tutte le sedi a tutela del diritto d'asilo con la fermezza e il rigore che il momento richiede”.

“Azioni di respingimento collettivo”

Anche per Fulvio Vassallo Paleologo, dell’Adif – Associazione Diritti e Frontiere: giurista dell’Università di Palermo ed esperto di diritto internazionale e di diritti dei migranti. “quanto accaduto con la Asso 28 è frutto dell’attuazione degli accordi con la Libia dello scorso anno e rafforzati quest’anno, che hanno portato alla creazione di una zona sar libica: una volta ritenuta tale consente alla Guardia costiera libica di coordinare i soccorsi e di far dire alla Guardia costiera italiana che non ha alcun ruolo di coordinamento, come Salvini sta ripetendo da stamattina - sottolinea a Redattore sociale-. Tutto questo serve solo a legittimare azioni di respingimento collettivo”.

L’Arci, in una nota accusa il ministro dell’Interno che così “espone l'Italia a una nuova, certa condanna con le relative pesanti conseguenze, anche economiche. Che le persone riportate a Tripoli saranno certamente sottoposte a trattamenti disumani e degradanti, come hanno più volte ribadito le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni indipendenti che hanno raccolto testimonianze nei lager della Libia, al governo non interessa” 

 

 

L'ultima modifica Martedì, 31 Luglio 2018 15:33
Redazione

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