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Mercoledì, 12 Dicembre 2018

DECRETO IMMIGRAZIONE E SICUREZZA: CORO DI PROTESTE E COSTITUZIONE A RISCHIO In primo piano

Scritto da  Redazione Set 24, 2018

Stop ai permessi di soggiorno per motivi umanitari sostituiti con permessi per meriti civili o cure mediche; ci sono poi il raddoppio da 3 a 6 mesi dei tempi di trattenimento nei Centri per i rimpatri, l'aumento dei reati per cui si revoca lo status di rifugiato e i progetti di integrazione sociali riservati a titolari di protezione e minori non accompagnati, tempi ancora più lunghi per la cittadinanza alle seconde generazioni. Sono queste le norme del decreto sicurezza proposto da Salvini e approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri: a rischio la tenuta costituzionale sul tema dei diritti umani.

Le reazioni

"Forte e unanime preoccupazione” per i contenuti dello schema del decreto Salvini su immigrazione. Ad esprimerla è la Commissione immigrazione dell’Anci dopo una riunione che si è svolta ieri a Roma proprio con l’obiettivo di analizzare i punti del provvedimento. Presenti sindaci e assessori di molte grandi città, medi e piccoli Comuni di tutto il territorio nazionale, tra cui Bari, Roma, Napoli, Reggio Calabria, Catania, Cremona, Torino, Palermo, Lucca, Padova, Belluno, Latina, Ancona, Perugia, Campobasso, Rimini, Sassari, Gorizia, Ferrara, Caserta, Cosenza.

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime la propria netta contrarietà all'impostazione e alle proposte che sarebbero contenute nel decreto immigrazione elaborato dal ministero dell'Interno. E rimarca la propria forte preoccupazione anche per alcune norme che sarebbero previste nel decreto sicurezza. 

"Ambedue i testi di legge", dichiara don Armando Zappolini, presidente del CNCA, "manifestano con chiarezza l'intenzione di colpire duramente persone che si sono macchiate di un atto divenuto ormai un reato in Occidente: cercare migliori condizioni di vita per sé e per la propria famiglia. In non pochi casi, cercare semplicemente di sopravvivere. Per attaccare loro, si infligge un colpo mortale al sistema di accoglienza per richiedenti asilo che il nostro paese - pur con molti limiti e storture, anche gravi, da noi e da tanti altri denunciati da tempo - ha saputo costruire in questi anni di un''emergenza' che mai si è voluto affrontare." 

"L'abrogazione della protezione umanitaria," sottolinea il presidente del CNCA, "l'estensione del trattenimento degli irregolari nei Cpr, la creazione di nuove strutture di detenzione, diverse dai Cpr, per chi è in attesa di rimpatrio, l'estensione della lista dei reati che comportano la revoca dello status di rifugiato o la protezione internazionale, la stretta sull'accesso al sistema di accoglienza Sprar, la riforma in senso restrittivo della cittadinanza e, dulcis in fundo, il Daspo per le manifestazioni sportive per chi è sospettato di simpatizzare per il terrorismo islamico: un impressionante elenco dietro il quale non c'è alcuna idea di governo del fenomeno migrazioni, ma solo l'ostentazione della faccia feroce."

"Forse i cittadini non lo hanno capito," conclude don Zappolini, "ma le criticità di queste disposizioni verrebbero scaricate sui territori, sui grandi centri metropolitani, ma anche su quelli più piccoli. Non a caso l'Anci ha già fatto sentire la propria voce, in modo unanime, per chiedere al Governo un netto ripensamento. Ci uniamo anche noi al suo auspicio. Violare i diritti delle persone più deboli, oltre che ingiusto, è anche inutile." 

Alcune norme sono poco ragionevoli, altre punitive, altre ancora totalmente incostituzionali. E’ duro il commento di Mario Morcone, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati, sulla bozza del decreto immigrazione proposto da Matteo Salvini, che dovrebbe andare in Consiglio dei ministri lunedì. “Non condivido la stretta sulla protezione umanitaria, perché penso sia poco ragionevole. Se l’obiettivo è  ridurre l’ìrregolarità, i conflitti e le marginalità allora dovremmo adottare un criterio esattamente opposto e cioè quello di offrire delle griglie di regolarizzazione, caso per caso, come avviene già in Francia e in Germania, per tutti coloro che non hanno commesso reati in Italia e che, invece, stanno fornendo un contributo al paese - sottolinea -. Fare il contrario, partire dall’idea di chiudere e basta, lasciando solo alcuni casi residuali di protezione, finisce per aumentare la marginalità degli irregolari, agevolare percorsi di radicalizzazione: sostanzialmente far crescere il conflitto piuttosto che l’inclusione”.

L'ultima modifica Lunedì, 24 Settembre 2018 13:46
Redazione

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