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Sabato, 20 Ottobre 2018

"REPRESSIONE E CRIMINALIZZAZIONE DEI MIGRANTI": AFFONDO MSF CONTRO IL DECRETO SALVINI

Scritto da  Redazione Set 25, 2018

L’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) esprime profonda preoccupazione per le misure presentate oggi nel Decreto sicurezza e immigrazione, e per il drammatico impatto che rischiano di avere sulla vita e la salute di migliaia di persone oggi presenti sul territorio italiano. In particolare, MSF critica fortemente il modo in cui il decreto sembra orientato a smantellare ulteriormente il sistema di accoglienza italiano, già fragile e precario, a prolungare la detenzione amministrativa di persone che non hanno commesso alcun crimine, e a ridurre le protezioni attualmente disponibili per persone vulnerabili.  

“Quello che vediamo nel nuovo Decreto è un ulteriore passo nelle politiche migratorie repressive del governo italiano, volte a un indiscriminato arresto dei flussi e alla criminalizzazione della migrazione, in mare e in terra, e senza alcun interesse per la vita, la salute e la dignità di migliaia di uomini, donne e bambini” dichiara Anne Garella, capomissione MSF in Italia.  

Ogni giorno i medici, gli psicologi e gli infermieri di MSF in Italia curano le ferite fisiche e psicologiche di decine di persone che pur non rientrando nella categoria di rifugiato presentano importanti bisogni medici sviluppati in seguito a traumi e torture nel loro paese di origine o nel loro transito attraverso paesi come la Libia.  

“Attendiamo di conoscere in modo più preciso i criteri di assegnazione del nuovo permesso di soggiorno per cure mediche, nella preoccupazione che rischino di essere escluse e lasciate in condizioni di marginalità persone che soffrono di problemi di salute con sintomi non facilmente riconoscibili. Molti di questi pazienti li vediamo ogni giorno nel centro MSF per vittime di tortura e in altri luoghi in Italia” continua Garella di MSF.

MSF è inoltre preoccupata per le disposizioni del Decreto sul superamento del sistema di protezione per richiedenti asilo (SPRAR), "a favore della moltiplicazione di centri collettivi di più ampie dimensioni che offrono minori servizi e possono avere un maggior impatto sulla salute fisica e psicologica di persone già vulnerabili". Per molti anni MSF ha lavorato in centri di accoglienza secondaria (CAS) in Italia e "ha ampiamente documentato come la permanenza prolungata all’interno di queste strutture contribuisca a deteriorare la salute mentale di persone già traumatizzate, riducendo drasticamente la loro possibilità di integrazione sociale con un impatto estremamente negativo sul loro percorso terapeutico. Dal 2004, MSF ha fornito assistenza medica e umanitaria nei centri di detenzione amministrativa per migranti in vari paesi Europei – in Grecia, a Malta, e in Italia. Abbiamo ampiamente documentato le conseguenze della detenzione amministrativa prolungata sulla salute fisica e psicologica di migranti vulnerabili".  

“Con queste misure, l’Italia sta girando le spalle a chi ha disperato bisogno di protezione e assistenza,” dichiara la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF Italia. “Le politiche di accoglienza dovrebbero essere orientate a ridurre la sofferenza e a facilitare l’integrazione, non a criminalizzare e rendere ancora più vulnerabili persone che hanno un disperato bisogno di aiuto. Ma oggi il governo concentra tutti i suoi sforzi nello smantellare il sistema di assistenza e di soccorso dei migranti, come dimostra anche l’ultimo tentativo di fermare Aquarius, l’unica nave umanitaria rimasta a salvare vite nel Mediteranno centrale”.  

MSF lavora in Italia dal 2002, agli sbarchi, nei centri per migranti in diverse regioni, in alcuni insediamenti informali e alle frontiere nord, per fornire assistenza medica, umanitaria, psicologica e orientamento socio-sanitario a rifugiati e migranti nel nostro paese. MSF fornisce anche assistenza medica e psicologica nei centri di detenzione per migranti in Grecia. In Libia, da circa due anni MSF fornisce anche cure mediche e assistenza a rifugiati e migranti nei centri di detenzione a Tripoli, Khoms e Misurata. 

 

 

L'ultima modifica Martedì, 25 Settembre 2018 14:13
Redazione

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