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Sabato, 24 Agosto 2019

EMERGENZA RAZZISMO / CACCIA ALL'UOMO NERO: BRUTALE PESTAGGIO A SONDRIO, CACCIATO SUL BUS A TRENTO In primo piano

Scritto da  Redazione Ott 18, 2018

Un brutale pestaggio a Sondrio, un atto di apertheid a Trento. Due casi irrompono nelle cronache di emergenza razzista ormai quotidiana nel nostro Paese. Insulti per il colore della pelle. Poi calci e pugni fino a mandarlo in ospedale. L'ennesima aggressione razzista è avvenuta a Morbegno (Sondrio) ai danni di un senegalese di 28 anni. Attorno alle 2 di sabato notte il migrante si stava recando al lavoro, in un panificio della città, quando è stato avvicinato da un gruppo di giovani che hanno cominciato a insultarlo per il colore della pelle. Gli aggressori sarebbero stati individuati grazie anche alle riprese delle telecamere di sorveglianza. 

La brutale aggressione è avvenuta in pieno centro nella località della Valtellina. Due giovani lo hanno bloccato iniziando a picchiarlo e uno gli ha sferrato un pugno all'occhio destro. Il 28enne Mame Serigne Gueye ha perso l'equilibrio ed è caduto a terra. Il cellulare che aveva con sé ha subito danni ma funzionava ancora e il giovane senegalese, sanguinante al volto, è riuscito a chiamare i carabinieri, che ora indagano sull'episodio.

Trento

La denuncia parte da una giovane ragazza trentina che arriva a casa e denuncia su Facebook, con un post diventato virale, l'episodio d razzismo di cui è stata testimone martedi sera su un autobus diretto da Trento a Roma sul quale una donna italiana di circa 40 anni ha inveito contro un ragazzo senegalese impedendogli di sedersi nel posto assegnato, che era accanto al suo. "Qui no, vai via, vai in fondo, sei di un altro colore e di un'altra religione". Così scrive il sito di repubblica.it che continua:

“Mamadou, ha 25 anni, da 15 anni vive a Bolzano dove lavora per un'azienda che monta forni. Aveva un regolare biglietto ed è salito sul mezzo della Flixbus alla fermata di Trento diretto a Roma per incontrare un amico”.

Dopo le invettive della donna è scoppiato in lacrime dicendo: "Non faccio nulla di male. Non sono cattivo. Voglio solo sedermi e riposare perchè sono stanco".

Il dramma di Amadou

Amadou Jawo, un 22enne del Gambia che da due anni viveva in Italia, si è tolto la vita, impiccandosi al cornicione della casa a Castellaneta Marina dove viveva con altri connazionali. Per l'associazione Babele, che ha lanciato una sottoscrizione per il rimpatrio della salma, il giovane "aveva avuto il diniego" alla domanda di asilo politico "e non poteva più restare in Italia. Desiderava tornare in Africa, ma temeva di essere additato come fallito e si vergognava. Ha pensato di non avere scelta".

Due giorni fa il ragazzo ha deciso di farla finita e a nulla sono serviti i tentativi di soccorso da parte del 118. L'associazione sta raccogliendo donazioni con appelli diffusi anche tramite i social network "per riuscire a riportare la sua salma nel villaggio del Gambia in cui viveva". "Servono in pochi giorni - viene spiegato - circa 5mila euro per pagare l'agenzia funebre che si occupa dello spostamento". Il 22enne era stato prima in una struttura di accoglienza nel leccese e poi si era trasferito a Castellaneta Marina. Alcuni giorni fa gli era scaduto il permesso di soggiorno.

(Fonti: Ansa – repubblica.it)

 

L'ultima modifica Giovedì, 18 Ottobre 2018 14:49
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