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Mercoledì, 12 Dicembre 2018

MIGRANTI, ASGI E ONG: "VIOLAZIONI NEGLI HOTSPOT DIVENTANO LEGGE CON DECRETO SICUREZZA" In primo piano

Scritto da  Angelica Spampinato Nov 12, 2018

Stop alle violazioni nel funzionamento degli hotspot. È questo l'appello lanciato da ASGI, CILD, Indiewatch e Actionaid, che dopo una permanenza a Lampedusa per il progetto 'In Limine', hanno riscontrato irregolarità nell'organizzazione dei centri di prima accoglienza. Violazioni che, secondo le associazioni, sembrerebbero anticipare aspetti che il decreto Salvini legalizzerà a tutti gli effetti.

"La politica europea negli ultimi anni- spiega l'avvocato ASGI, Salvatore Fachile- ha sperimentato una serie di primi blocchi dei flussi migratori, politica iniziata da Minniti e portata avanti da Salvini. Nessuna inversione di rotta dunque, in quanto l'Italia si sta comportando solo da Paese vassallo seguendo la linea delle Commissione Europea che dal 2016 sceglie di agire in questo modo. Salvini e Minniti hanno dunque tentato di anticipare delle norme future sulle frontiere, poiché al momento c'è un vuoto legislativo in materia, che comporta che agli stranieri venga fornita solo un'assistenza primaria".

Per quanto riguarda gli aspetti legali, invece, secondo le associazioni i cittadini stranieri non vengono minimamente seguiti e indirizzati: "Con il 20% delle persone che arrivano, perché l'80% rimane in carcere libico - aggiunge ancora l'avvocato Fachile - vengono applicate procedure velocissime in cui la commissione si reca negli hotspot incontrando i richiedenti asilo, che non vengono né avvisati, né preparati all'incontro. In quell'occasione la commissione valuta i richiedenti, che in caso di rifiuto hanno solo 15 giorni per impugnare il diniego, altrimenti si viene espulsi". 

"Sono stati fatti firmare documenti di rinuncia alla richiesta d'asilo che venivano presentati ai migranti come pratiche per il trasferimento. A Lampedusa non serve solo assistenza sanitaria, ma legale, perché gli ospiti dichiarano di sentirsi abbandonati a loro stessi, in un grande carcere all'aperto, senza possibilità di ricevere aiuto", spiega Sami Aidoudi, mediatore culturale.

La denuncia delle associazioni è chiara: i cittadini stranieri degli hotspot hanno subìto svariate violazioni dei loro diritti, che potrebbero però diventare legge con il decreto Sicurezza.

Gli illeciti non farebbero riferimento solo a una scarsa informazione sull'andamento della pratica legale per l'ottenimento della protezione, ma anche su una prassi che il dl Sicurezza regolamenta nell'art. 7-bis, relativo al rifiuto automatico della domanda di protezione internazionale per coloro che provengono da paesi ritenuti 'non a rischio'. 

"Numerosissimi cittadini tunisini- ha dichiarato Adelaide Massimi, operatrice legale progetto "In limine" - hanno raccontato che chi veniva da paesi a rischio veniva incanalato subito per ricevere la protezione internazionale, mentre per i paesi non ritenuti a rischio venivano posti veti nel fare la domanda. Abbiamo riscontrato una totale assenza di valutazione caso per caso delle persone da rimpatriare e un'assenza di tutela anche per quanto riguarda i minori, tenuti negli hotspot per diversi giorni in situazioni di promiscuità con adulti". 

Se il decreto Salvini dovesse diventare legge, quindi, la domanda presentata da un richiedente proveniente da un Paese di origine sicura verrebbe valutata attraverso la procedura accelerata in frontiera, che la giudicherebbe "manifestamente infondata". Se prima la procedura accelerata spettava solo ai sospettati di fare la domanda di protezione internazionale per ragioni strumentali, oggi è l'inverso, e si presume quindi che tutti facciano domanda strumentale, lasciando ai cittadini stranieri il compito di dimostrare che hanno bisogno, nonché diritto di restare nel suolo italiano. Compito davvero arduo per chi arriva in paese straniero e non conosce nemmeno la lingua.

 "Contestiamo fortemente sia il trattenimento negli hotspot, in quanto provvedimento in contrasto con l'articolo 13 della Costituzione, che stabilisce l'inviolabilità della libertà personale, sia l'impossibilità di chiedere la protezione internazionale per chi proviene da paesi non a rischio- afferma Lucia Gennari, avvocato ASGI- Ci opponiamo a queste misure di espulsione collettiva, ricordando che anche la Corte europea dei diritti dell'uomo le vieta. Metteremo in campo diverse misure contro queste misure incostituzionali".

L'ultima modifica Mercoledì, 14 Novembre 2018 11:43
Angelica Spampinato

Angelica Spampinato

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